Occorre incazzarsi per l’assenza dell’Accademia

Vedo, altamente provocatori certi discorsi intrusivi dell’insieme nell’asserire che si può essere fagocitati o affastellati all’interno del cumulo trash per effetto di certi empoisonneurs utilizzati dal mercato in direzioni predefinite. Non ho inserito le mie forme all’interno di un reticolo quadrettandolo col disco diamantato, estendendo o riducendone le maglie facendomi influenzare dal blocco già interessante recuperato dall’ambiente o sottraendo dal paesaggio.

Credo che non si debba essere così disfattisti o guerrafondai, al punto da negare con rassegnazione ogni spazio artistico ad artisti consapevoli del ruolo rivestito.

Tale grado di riflessione è importante per taluni galleristi, anche nei possibili investimenti pensando a un verdetto generato dall’espressione collettiva nella considerazione che oltre al messaggio prodotto l’estetica della forma inconsciamente suscita delle emozioni interessanti, al punto che il successo assume un a veste autonoma.

Lasciateci fare arte, per favore non influenziamo la platea!

Al massimo possiamo ritenerci dei refusès in chiave attuale, che comunque non cedono le armi al nemico per il semplice motivo che un gruppo di animali diventato branco presuntuoso non ti avvicina e non ti consente l’ingresso o la partecipazione, o perché quel giornale è fazioso e gli articoli sono comunque capziosi essendo quella lobby parte maggiormente interessata agli investimenti in arte che diventano più redditizi degli stessi titoli in borsa.

Questo è quanto avviene in arte ma anche all’interno di gruppi abilissimi nel fiutare le forme di investimento più interessanti.

Sulle speculazioni in arte giocano ribasso o a rialzo come per i capitali gli insider training con tutti i rischi del caso.

Ciò con la possibilità che una sorta di interruzione, le solite interrupt innovations, possano debellare quel punto artistico di favore per crearne altri.

Stiamo toccando i segni della mafia artistica a noi sconosciuti.

Sull’arte esistono dei giri inestimabili non noti ai comuni mortali e agli artisti che con passione quotidiana imprimono i segni della propria mente, della propria anima, persone instancabili che da sempre apprendono sapendo di non sapere e nell’intenzione creare dei mutamenti positivi.

L’arte più interessante nasce nel pensiero e si estrinseca nella cosa, nell’essere, non è affatto condizionata dalla forma preesistente.

Non voltiamoci verso il decadentismo perché intenzionalmente l’arte collettiva nelle sue forme disparate e mirate negli obbiettivi diventa manifesto potente, capace di smuovere ogni situazione e di rivoltare in positivo le sorti dell’intera società, di promuovere, di trasmettere, di creare cultura.

Ma, occorre sempre incazzarsi nel sottolineare con rabbia come da noi la cultura, quella artistica in primis è trascurata e che per frequentare un’Accademia di Belle Arti occorre emigrare.

Mauro Atzeni

Please follow and like us:
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather