OCCORREREBBE ACCORGERSENE

OCCORREREBBE ACCORGERSENE

Il movimento per la pace del dopoguerra, ancorché animato da personalità di spicco di provenienza culturale diversa, a livello di massa si reggeva sulla consapevolezza istintiva che la guerra fosse uno degli strumenti del capitale nella contesa intercapitalistica.
La presenza dell’URSS, a torto o a ragione alimentava la convinzione che fosse anche lo strumento giudicato idoneo, per annientare l’idea stessa della possibilità che le masse lavoratrici potessero fare a meno del capitalismo.
Da ciò il carico ideale di classe, presente in modo preponderante nel movimento stesso.
Il movimento che si espresse fondamentalmente dall’inizio della prima guerra del golfo aveva già perso gran parte di quel carico ideale. Da qui la perdita d’incisività che lo ridusse, con motivazioni variamente argomentate, ad un ribellismo collegato all’astrazione di una società “più giusta” nell’ambito della quale la questione si risolve contrapponendo una borghesia “illuminata” a quella “cattiva”, guerrafondaia, appunto.
Questa metamorfosi del movimento per la pace, era il riflesso del completamento di quella avvenuta negli stessi partiti che vantavano una componente comunista al loro interno.


La questione della pace, così come tutte le battaglie importanti collegate, fino a giungere alla stessa necessità di salvaguardare il pianeta, divennero argomento di scontro fra la parte di società capitalistica “buona” e quella “cattiva”, dando vita ad un derby infinito all’interno del quale le posizioni e i personaggi più improbabili diventano intercambiabili e inamovibili.
La questione della pace, quindi, scorporata com’è, come molte altre questioni, dalla componente di classe, paradossalmente diviene essa stessa strumento propedeutico alla guerra.

Occorrerebbe accorgersene.

G Angelo Billia

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