Orizzonti di navigazione

 Orizzonti di navigazione

I linguaggi dell’arte di questo secolo, sono inevitabilmente i linguaggi del comune, dell’economia migrante, dei singoli nello sciame che fanno movimento in movimento.
L’arte in questo secolo è qualcosa di subculturale, che si muove in uno scenario dove la distribuzione della ricchezza e delle sue risorse è suo nemico.
Il lavoro dell’artista in questo secolo è nel fluire del suo linguaggio, impossibile nel contemporaneo distinguere il lavoro dell’artista dal non lavoro dell’arte.

Stiamo assistendo al collasso della figura del professionista come del dilettante, la crisi è diventata lo strumento di diffusione produttiva del linguaggio dell’arte.
Il linguaggio dell’arte sembra essere divenuto disorganico rispetto al sistema economico che l’ha prodotto, coltivato e distribuito, la sua utopia resta nonostante ciò, nella meraviglia del gesto imprevisto, del non conforme, della sonda del possibile e dell’irripetibile.
Utopia complicata quella dell’essere artista già sul finire del secolo scorso.
In questo secolo dove sembra essere saltata la sonda del possibile, l’arte appare priva d’orizzonte.
L’unica possibilità sembra essere quella di navigare nelle direzioni di orizzonte che sembrano difficili da vedere, all’alba come al tramonto.
La soglia del possibile è movimento di determinazione del proprio ”brand”, in grado simultaneamente di produrre identità linguistica in grado di espandersi geograficamente e culturalmente.
La rete connessa del linguaggio è la rete di distribuzione e di connessione dei linguaggi e delle ricerche degli artisti contemporanei, soltanto in questa maniera la “connessione e interazione” del linguaggio riesce a sfuggire alla logica del profitto che determina il prodotto.

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