PANDEMIA E TRAP

PANDEMIA E TRAP: LA DRILL COME RISPOSTA GIOVANILE ALLA CRISI ECONOMICO-SANITARIA
Durante la pandemia i giovani sono stati prima additati come veicolo del contagio, poi come i principali responsabili dell’infrazione delle norme imposte dal lockdown.
Con l’arrivo dei vaccini ed il green pass sono stati la classe d’età con la maggiore adesione alla campagna vaccinale, adesione basata sulla speranza che vaccinandosi e ottenendo il pass avrebbero potuto tornare alla vita pre-pandemia (sport, vacanze, ecc).
Ciò che è mancato in questi 18 mesi a livello mediatico-politico è stata una sola cosa: la loro voce.
Dei loro problemi, difficoltà, dubbi e speranze non se ne è occupato nessuno.
Sempre oggetto e mai soggetto del discorso pubblico riguardo alla loro fascia d’età, hanno accettato il dato di fatto con la consapevolezza che tanto di loro gli adulti se ne fregano.
Guardando all’unico movimento musicale a base generazionale attualmente presente in Italia, qualcosa di diverso però si nota: se i big della trap non hanno preso posizione o sono persino diventati testimonial prima delle campagne pro lockdown e poi di quelle vaccinali (Sfera, Ghali, ecc), nuovi nomi si sono affermati, a colpi di basi cupo-ossessive e testi sempre più nichilisti.
Ci soffermeremo brevemente su due dei nomi che hanno fatto il botto di ascolti e influenzato con le loro prese di posizione il dibattito nella trap durante la pandemia: Rondo Da Sosa e Baby Gang.
Entrambi milanesi, il primo proviene dalla classe media meneghina, il secondo è un italo-marocchino di estrazione sottoproletaria che fa sù è giù dalle carceri minorili e le comunità di recupero per ragazzi disagiati.
Entrambi emergenti prima del lockdown, durante la crisi sanitaria si sono distinti dai loro colleghi prima per le posizioni “negazioniste” sul virus (condite da varie infrazioni alle misure di lockdown), poi per aver assunto posizioni dichiaratamente “no vax” all’avvio della campagna vaccinale.
Nonostante il background di provenienza sociale molto diverso, hanno unito le rispettive forze formando un’unica crew, autrice di una famoso episodio (balzato brevemente anche nelle cronache nazionali) in cui Baby Gang con l’amico trapper Neima Ezza ha girato un video musicale nella periferia di Milano durante il lockdown, radunando qualche centinaio di ragazzini di estrazione sottoproletaria senza mascherine e distanziamento.
L’assembramento è giunto all’orecchio delle forze dell’ordine, che sono intervenute per disperdere i giovani mentre stavano ancora girando il video: ne è nata una guerriglia urbana durata pochi minuti, in cui i trapper e i loro fan hanno risposto con il lancio di sasse e bottiglie all’ingiunzione di disperdersi da parte delle forze dell’ordine.
Se l’episodio è stato trattato come un evento al limite del folkloristico dalla stampa nazionale, fra i giovani ascoltatori della trap (e non solo) Rondo Da Sosa e Baby Gang hanno acquisito un’enorme credibilità, nonostante le loro posizioni negazioniste e no vax siano rigettate persino dai loro fan hardcore.
La ribellione alle norme del lockdown vissute come insensate e vessatorie, unite alla cupezza delle basi (che evocano le peggiori paranoie e crisi depressive del confinamento forzato) e ai testi incentrati sull’odio per le forze dell’ordine, la dipendenza da droghe e la violenza, hanno reso i trapper milanesi i portavoce più credibili di un disagio generazionale che non ha trovato altri artisti capaci (ed interessati) ad esprimerlo.
Questo successo fra il pubblico giovanile della crew capitanata dal duo se ha portato introiti nelle tasche dei nostri, ha parecchio peggiorato la loro situazione con la giustizia: vecchie e nuove infrazioni alle legge infatti sono passate da fascicoli impolverati nei tribunali a crimini da giudicare celermente, il primo provvedimento il tal senso è il Daspo Willy che ha colpito il duo, costringendolo a stare alla larga dalla città da Milano, a cui seguiranno pene ben più corpose in seguito.
Qualunque sia il destino giudiziario che attende il duo (e relativi amici) nel breve periodo, una cosa è certa: con tutti i loro limiti, hanno dato voce e visibilità ad un disagio ostentatamente ignorato dai media e della politica, e per questo sono ascesi in brevissimo tempo ad icone del mondo giovanile della musica tricolore.
Federico Leo Renzi
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