PANDEMICO SUICIDIO INDIVIDUALISTA

PANDEMIA, MEDICINA, ISOLAMENTO, SUICIDIO INDIVIDUALISTA: ALCUNI APPUNTI SUL DIALOGO FRA LA DOTTORESSA ITALO-AFRICANA E ME
Mi ha fatto piacere il dialogo fra me e la laureanda in medicina italo-congolese sia piaciuto.
Quindi amplio il discorso, spiegando in maniera più approfondita il pensiero della ragazza e le sue profonde diversità con quello mio, quello novax e quello provax.
Secondo la ragazza (che chiameremo d’ora in poi M) l’individuo non esiste come sostanza indipendente e separata, ma è solo una forma dello spirito della comunità.
Questo non significa che lei non si concepisca come singola e creda che se muore lei muoiano tutti i membri della sua comunità, ma crede il corpo e la psiche/anima individuale siano intrecciati inestricabilmente con la comunità che li ha generati, e siano plasmati dallo spirito collettivo.
Questo non inficia la sua formazione medica:
il corpo individuale sofferente lo cura secondo la disciplina occidentale, ma per lei le ragioni della sofferenza del corpo non sono mai solo biologiche, ma psicologiche e spirituali.
Questo non è assolutamente misticismo e animismo, ma una posizione molto più sottile e complessa di quando sembra: male psicologico e spirituale è anche l’eccesso e l’insalubrità del lavoro, il disprezzo per l’ambiente (quindi l’inquinamento, l’iniezioni di farmaci nelle carni animali, ecc), lo sovrasfruttamento delle risorse con conseguente contatto con animali malati, cioè quei fattori ambientali che sono le cause probabili della pandemia.
Per lei insomma non esiste una differenza sostanziale e una separazione fra biologia, psicologia, ambiente naturale e spirito della comunità.
Allo stesso modo quando lei parla di spirito della comunità, parla di un insieme eterogeneo di fattori culturali, familiari, biologici, politici che hanno molto poco a che vedere con l’idea che abbiamo noi di spirito: lo spirito della comunità è l’insieme dei corpi che si intrecciano al suo interno, dei suoi modelli di produzione, redistribuzione, consumo, del suo rapporto con l’ambiente naturale, del suo modo di tramandare i propri valori, dei rapporti gerarchici su cui si basa il rapporto fra uomini e donne.
Questo insieme di fattori che compongono lo spirito della comunità formano una sorta di potenza che richiede fede, e tende all’espansione, cioè alla moltiplicazione biologica, psicologica e culturale (fare figli, insegnare i valori di una comunità e aumentare i legami fra i suoi membri sono la medesima cosa).
La sua interpretazione della pandemia e della nostra reazione a quest’ultima si può riassumere così:
il Covid è nato da uno squilibrio molto precedente del nostro modello di civiltà e concezione del mondo, è stato affrontato prima con il modello lockdown che non è altro che l’applicazione coerente del nostro concepirci come unità biologiche scisse da tutto e tutti, che si murano in casa singolarmente (o al massimo raggruppati per famiglia nucleare) rompendo ogni legame di solidarietà reciproca.
Questo è stato possibile perché il nostro concepirci come individui unici e separati dal mondo ci porta a pensare che la nostra debolezza o peggio la nostra morte sia la fine di ogni cosa.
Per noi non esiste nessuna continuità in un’entità superiore e più ampia, che persino durante una pandemia vuole risaldarsi ed espandersi (per questo ha battuto molto sulla diminuzione delle nascite).
Secondo lei la moria degli anziani (lasciati morire soli o peggio lasciati morire in ospedale circondati da medici, ossia da persone che in loro non vedevano altro che un problema di posti letto, cioè di risorse economiche) sarebbe dovuta essere riequilibrata con un aumento delle nascite, intese come una sorta di passaggio della psiche/anima dei morti a dei nuovi vivi.
Ovviamente per noi questa è un pensiero inconcepibile, ma lei ci crede fermamente.
Sempre riguardo al lockdown per lei il nostro colpevolizzare i giovani (vettori del contagio che uccidono gli anziani), spaccare le famiglie e le coppie, permettere alle persone di vedersi solo nei trasporti pubblici e nei luoghi di lavoro, è stata la dimostrazione che per noi esiste un solo valore sopra la nostra sopravvivenza biologica, ossia il mantenere efficiente il nostro sistema economico, colpevolizzando tutti quelli che non ci lavorano direttamente (pensionati, giovani, studenti, ecc).
La sua idea del vaccino e del green pass è che il vaccino è un metodo di profilassi importante insieme ad altri (tracciamento, isolamento positivi, igenizzazione, ecc) ma non è la salvezza, dato che risolve parzialmente l’ospedalizzazione e il numero di casi gravi, cioè serve a far risparmiare risorse al nostro sistema sanitario, ma non elimina il covid né ferma la moria dei fragili.
Per lei la sacralizzazione del vaccino è una stortura implicita nel nostro riduzionismo biologista, che vede in un rimedio puramente biologico la salvezza da tutti i problemi di ordine spirituale e culturale (intesi come ho espresso qualche riga sopra).
Sul green pass la sua posizione è collegata all’esperienza di migranti dei genitori:
nel green pass non vede nulla di sanitario, ma l’ossessione tipica di noi occidentali per i pezzi di carta che certificano che l’altro sia in regola, e quindi abbia diritto a vivere e a far parte della comunità, che per noi non sono altro che singoli tutti muniti dei pezzi di carta (e dei conti bancari) giusti.
Poco importa se il documento è il permesso di soggiorno, un pass sanitario o la carta d’identità: per lei questa incapacità di essere e sentirci comunità si trasforma nell’ossessione della produzione di pezzi di carta che attestino che siamo persone normali, sane e non pericolose.
Le visione di M può sembrare per alcuni tratti simile alla mia, in realtà è molto più radicale e basata su una concezione del mondo che mi è estranea: essendo occidentale credo la comunità sia composta da singoli riuniti secondo determinati valori formalizzati nella costituzione dello stato, non un’entità immanente che agisce, pensa e vuole accrescere la sua potenza.
Io nella sua visione vedo il pericolo del collettivismo e del conformismo, nella sua idea di figliare come dovere comunitario una costrizione e una riduzione delle possibilità di autodeterminazione del singolo (in più essendo cristiano cattolico, credo nella bontà della scelta di vita dei consacrati che per voto a Dio non figliano).
Allo stesso modo la sua visione del vaccino non implica libertà di scelta: per lei se la comunità ha scelto non esiste libertà individuale di rifiuto (quindi è radicalmente avversa al fenomeno no vax), ma essendo il vaccino una forma di protezione e non la soluzione (anzi, per lei è solo un metodo per nascondere la crisi più profonda che ha generato la pandemia e il metodo suicida con cui l’abbiamo affrontata) il fenomeno dei provax e la visione sacrale del vaccino le sembrano l’ennesima dimostrazione che oltre al mero biologismo proprio non riusciamo ad andare, e ne siamo talmente accecati che trattiamo come deficienti tutti quelli che hanno una concezione più complessa e sfaccettata di vita e senso della vita (cioè lei, per intenderci).
Io invece ritengo sia la discussione pubblica e la composizione degli interessi a decidere cosa è obbligatorio e cosa no, quindi a decidere non è la comunità intensa in senso organico, ma la composizione delle sue parti che discutono liberamente (tramite le proprie rappresentanze parlamentari, sindacali, ecc) e trovano un compromesso, possibilmente a rialzo.
Anche questa volta ho riassunto e schematizzato molto una posizione complessa, spero comunque di aver fatto vedere come il suo pensiero sia molto diverso dal nostro, ed estremamente fertile anche dal punto di vista pratico: seguendo i suoi valori, avremmo gestito la pandemia in maniera molto più umana, solidale e riducendo di molto i costi psicologici e di diseguaglianza del peso del carico economico.
Federico Leo Renzi
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