Paolo Fresu: Non siamo tutti uguali!

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L’ISOLA E IL MONDO

Caro Gianni Stocchino,

è proprio vero che in questa isola i pensieri scorrono diversamente rispetto alle altre parti del mondo.
Ed è anche per questo che rimaniamo chiusi nel perimetro delle coste, abbandonati nelle mani di una parte della politica che fa di tutti noi “canes de isterzu”, letteralmente “cani da secchio”.
L’animale con la verdura ritratto nel suo post è più edulcorato di quello usato da me quando, in una riflessione postata sul mio Facebook a seguito dello scriteriato risultato del click day, paragonai tutti noi ai cani che attendono un osso al banchetto del padrone.

Nel suo post parla di autoreferenzialità senza sapere (e ciò è grave) che il ricorso al click day non è stato fatto da Paolo Fresu che nella vita suona la tromba, ma da una realtà associativa che organizza un festival internazionale, TIME IN JAZZ, che fa parte di una cordata di altrettante realtà culturali (Associazione culturale Quasar, Associazione culturale Backstage, Società cooperativa a.r.l. Cinearena, Società cooperativa sociale Forma e Poesia nel jazz, Associazione Jana Project, Associazione culturale Punta Giara, Associazione Luna Scarlatta, Società cooperativa Exo) che non hanno amato questo procedimento e che si dichiarano lese non solo sul piano economico ma sul piano del principio, della equità e della democrazia.

E forse non sa che, oltre alle nostre, altre realtà hanno singolarmente fatto ricorso e che questo è stato vinto con le stesse motivazioni.

Ma, si sa, in questa isola circondata dal mondo si confonde sempre il nostro privato con il nostro pubblico, e i finanziamenti dati all’associazione Time in Jazz che opera da 34 anni sul territorio sardo con una immagine nazionale e internazionale sono, nel pensiero di alcuni, dati “a Paolo Fresu”.

Lei parla di conoscenza delle regole del gioco: mi scusi ma mi piacerebbe conoscerle…perché a mio avviso in un click day non ci sono regole se non quelle della velocità e di una buona linea internet.

Se ce ne sono altre è bene saperle…Ad esempio cosa intende quando dice “abbiamo vinto perché siamo stati più bravi a interpretare il regolamento e ci siamo attrezzati di conseguenza”.

Come si può interpretare un bando click day e come ci si prepara? Noi prepariamo progetti culturali e musicali e il bando dovrebbe premiare coloro che lo fanno al meglio.
Parla di lavoro.

Sa quante persone hanno lavorato alla edizione appena trascorsa di Time in Jazz?

Senza voler esagerare, tra artisti, agenzie, operatori, tecnici e commercianti, queste sono più di 500.

Persone che non attendevano altro che di poter tornare a vivere e a guadagnare dopo un anno e mezzo di fermo e che noi abbiamo ringraziato tutti i giorni.
Parla, mettendo in dubbio i nostri principi, di uguaglianza e moralità. Concetti e valori che Time in Jazz ha fatto suoi da sempre e che rendono questo festival uno dei più importanti d’Italia e d’Europa sia per la musica che per l’umanità e il rispetto, per noi e per gli altri, che vi si respira, oltre che per l’attenzione ai plurilinguaggi, al sociale, al green e all’infanzia.
Non conosco l’attività che lei svolge e pertanto non mi permetto di valutarla (posto che sia mio dovere farlo) ma la invito il prossimo anno a venire a trovarci.
E parla di rispetto per le regole. Le nostre, quelle della sicurezza del Covid, le abbiamo seguite in maniera pedissequa e di ciò ne siamo fieri.

Le regole del click day non c’erano e non rispettavano la storia, il valore e l’incidenza delle manifestazioni, che percepiscono denari pubblici, sui nostri territori.
Tra coloro che hanno vinto sul tempo ci sono realtà che valgono e che meritano e ce ne sono alcune che non valgono e non meritano. E’ questo ciò che ha generato lo scriteriato click day che annulla tutti e che il tribunale del TAR ha decisamente riconosciuto ingiusto con una sentenza esemplare che andrebbe letta in maniera approfondita.

Immagino lei sappia che per poter agire in merito a questo bando l’unica possibilità era parteciparvi e poi fare ricorso come parte lesa.

Quale altro tipo di presa di posizione contro il click day se un ricorso al TAR oltre alle proteste sui social e la stampa che abbiamo regolarmente fatto e per le quali abbiamo messo la faccia per tutelare anche lei? Dove era lei quando questo accadeva.

Non siamo tutti uguali, caro Gianni.

Ci sono realtà che operano da decenni e realtà nate ieri.

Ci sono realtà che muovono economie importanti ed altre meno.

Ci sono realtà fatte da dopolavoristi ed altre fatte da professionisti.

Ci sono realtà che hanno una incidenza importante fuori dalla Sardegna e altre che sviluppano la propria attività e la propria immagine sul territorio regionale o locale.

E’ questa caleidoscopica ricchezza a dover essere non solo riconosciuta ma aiutata dalla nostra politica, e che invece ci riduce ad essere tutti uguali senza alcuna distinzione riducendoci a cani da banchetto.
Se la sua associazione dovrà avere gli € 30000 che la sentenza del TAR le obbligherà a rendere alla Regione potrà stare tranquillo: il ritorno ai criteri della meritocrazia farà si che quei denari già spesi tornino ad essere suoi. Pardon, della sua associazione.

E farà si che questo possa avvenire per tanti altri. Diverso sarà per chi li ha avuti senza meritarlo laddove è giusto che non li abbia.
Se noi ci siamo ancora, nonostante le molteplici difficoltà di questi decenni, è perché abbiamo sempre pensato al futuro.

Avessimo avallato il meccanismo del click day lei avrebbe vissuto nel presente ma il suo futuro sarebbe stato alquanto incerto e ancora legato alla tastiera di un computer.

Lei se la sentirebbe di continuare a lavorare così senza alcuna certezza? Investirebbe sul domani dormendo sonni tranquilli?

Programmerebbe con una visione triennale come oggi ci impongono le Istituzioni?
Pertanto sarebbe bene discutere non tanto sul danno del procedimento e del successivo ricorso (avevamo ben informato la Regione su cosa sarebbe potuto avvenire se avessimo vinto la causa…) ma sul fatto che ad oggi, 20 agosto, non c’è ancora un bando del Turismo per il 2021…
Lei immagino abbia già svolto le sue attività.

Anche noi lo abbiamo fatto. E non abbiamo avuto, a differenza sua e di altri, né i soldi del 2020 né quelli del 2021 ma abbiamo fatto un festival con sacrificio e senza lamentazioni.

Una manifestazione di cui si è parlato in tutta Italia e che dà lustro alla nostra isola. Un festival che, seppure al tempo del Covid, ha portato gente da tutto il Paese e dall’estero rispondendo a quella missione turistica che oggi l’Assessorato nega e non riconosce.

Qualche mese fa è stata mandata una lettera al Presidente Solinas sui temi degli investimenti e della programmazione culturale nell’isola senza che questa abbia avuto alcuna risposta.

Vivo a Bologna da anni e vivo la politica. Quando necessario gli amministratori hanno sempre risposto come io ho risposto a loro nel bisogno civile.

E’ un fatto di responsabilità oltre che di educazione.
In Sardegna si attendono da sempre riscontri che non arrivano mai e che mai arriveranno…
Spetta solo a noi decidere se vogliamo continuare a farci umiliare in questo modo o fare si che questa isola diventi il mondo.

Cordialmente.

Paolo Fresu


Caro Paolo Fresu,

grazie davvero per la cortese risposta!

Io la chiuderei così: credo che Time in Jazz e Street Books abbiano ognuno le proprie ragioni (rispettabili? legittime?) per valutare in modo opposto la stessa vicenda.

Time in jazz gioisce per la vittoria del ricorso al TAR mentre Street Books che è direttamente danneggiato da questa azione manifesta il suo disappunto;

Time in Jazz fa riferimento alla Giustizia in termini assoluti (è scritta con la G maiuscola nel post di Paolo Fresu) mentre Street Books ritiene che la giustizia di cui si parla in questa occasione sia parziale, proprio come quella di chi avendo partecipato a una gara pubblica e avendola vinta senza frodi vede sfumare il premio per il proprio lavoro a causa di un ricorso.

Questione di punti di vista dicevo, che la invito a considerare in questa nostra, per molti versi trascurabile, bega.

Se la sentirebbe di dire le stesse cose a parti invertite?

Mettiamo che Time in Jazz, che peraltro ha partecipato al famigerato click day, avesse vinto; è sicuro che in questo caso avrebbe accettato di buon grado la vittoria del ricorso presentato dagli esclusi e gioito per l’affermazione della Giustizia?

Pur riconoscendole una grande sensibilità civile mi permetta di dubitarne.

Ho però la convinzione che anche solo un piccolo cenno di attenzione verso chi come noi è stato indubitabilmente danneggiato dal vostro ricorso sarebbe bastato a far sentire tutti dalla stessa parte.

Perché quanto scrive e ha scritto sul click day, sulla approssimativa e svilente programmazione culturale e di conseguenza sugli investimenti nel settore della cultura in Sardegna è ampiamente condiviso.

E credo sarebbe più che auspicabile presentarsi con una voce unitaria per provare ad avere dalla politica delle risposte soddisfacenti.

Perché, e qui sottoscrivo, spetta solo a noi decidere se vogliamo continuare a farci umiliare in questo modo o fare sì che questa isola diventi il mondo.

Cordialmente,

Gianni Stocchino

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