Paolo Fresu (Time in Jazz) ti scrivo…

MORS TUA VITA MEA o IL CANE DELL’ORTOLANO

Caro Paolo Fresu, scrivo a nome di uno di quei Festival che a seguito del ricorso al TAR presentato da Time in jazz, vede vanificato un anno di sacrifici di tante persone che della cultura hanno fatto un lavoro.
Come Time in jazz anche il festival per il quale lavoro ha partecipato al bando per i contributi della legge 7/55 del 2020.
Come Time in jazz siamo rimasti spiazzati anche noi dalle nuove regole ma come Time in jazz, tenendo conto di quelle regole abbiamo deciso di partecipare.
Come ha fatto Time in jazz, solo che noi abbiamo vinto, perché in base a quelle regole ci siamo attrezzati e preparati.
Credo di non sfidare la tua onestà intellettuale rivolgendoti due semplici domande:
perché Time in jazz non ha sollevato il problema e alimentato la (giusta) protesta prima di partecipare al bando?
Siete sicuri che se con la procedura a sportello aveste ottenuto il contributo avreste comunque condotto questa battaglia di “giustizia” azzerando le graduatorie che vi vedevano tra i vincitori?
Ora noi ci troviamo in questa situazione:
abbiamo partecipato a un bando (con delle regole ben chiare),
abbiamo vinto (perché siamo stati più bravi a interpretare il regolamento e ci siamo attrezzati di conseguenza),
abbiamo lavorato con scrupolo e fatica alla rendicontazione (che è stata approvata) e a un passo dall’ottenere il vitale contributo (30000 miseri € che però ci servono a pagare tante persone che hanno lavorato con noi) ritorniamo alla casella di partenza.
Perché?
Perché uno dei nostri avversari concorrenti (purtroppo per chi partecipa a un bando con risorse limitate gli altri partecipanti sono avversari concorrenti) che conoscendo le regole del “gioco” ha partecipato con l’intento di vincere ha mandato tutto a carte 48.
Come il famoso cane dell’ortolano …
Con la sprezzante consapevolezza di mettere nei guai chi ha lavorato seriamente almeno tanto quanto Time in jazz e la poca delicatezza di non scusarsi minimamente per questo.
Nel tuo post fai riferimento al rispetto ma a me sembra tutto solo autoreferenziale; Time in jazz, egoisticamente e in maniera arrogante si preoccupa dei suoi interessi senza nessun rispetto nei confronti di chi ha meritatamente vinto (in relazione alle regole date).
E lo fa in maniera grossolana, dicendo dopo aver partecipato alla gara e solo perché ha perso: “però così non vale!”
Nel tuo post fai pure riferimento al principio di uguaglianza ma anche in questo caso è solo una parola vuota …
Proprio sull’uguaglianza era basato il famigerato bando: requisiti, modalità di partecipazione, criteri di valutazione.
Eravamo tutti uguali davanti al bando e pronti a partecipare.
Insomma, pur partendo dal condivisibile principio che non ha senso assegnare in questo modo i contributi a dei progetti culturali, Time in jazz ha combinato un disastro.
Ha agito in maniera egoistica e arrogante (secondo il principio mors tua vita mea, cioè per salvarmi calpesto un bel po’ di colleghi); ha sbagliato i tempi (doveva protestare prima) e i modi (per coerenza e dignità, non condividendone i principi, non avrebbe dovuto partecipare al bando).
Il risultato è desolante:
hai innescato una guerra tra poveri mentre il vero obiettivo per tutti dovrebbe essere quello di lottare per avere più efficienza e considerazione da un referente politico abbastanza inadeguato.
Gianni Stocchino
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