PENSARE L’INUMANO PER RIVOLUZIONARE IL POLITICO

MARK FISHER E EUGENE THACKER: PENSARE L’INUMANO PER RIVOLUZIONARE IL POLITICO

La mia non è un’analisi, ma uno spunto da sviluppare.

C’è un filo rosso che unisce il Mark Fisher di “The Weird and the Eerie” e Eugene Thacker di “Tra le ceneri di questo pianeta”: il bisogno di rielaborare concettualmente un’esperienza dell’Oltre sganciandolo dalle tradizioni religiose storiche, dalle polemiche (neo)scientiste e dalla nozione di trascendenza (e di soprannaturale) care alle filosofia occidentale.

L’idea di entrambi gli autori è di pensare ad un’esperienza del sacro immanente, che rinunci alla nozione monoteista di Dio, che dialoghi con la scienza (la psicologia per Fisher, la biologia e la cosmologia per Thacker) partendo da un presupposto assai interessante:

le scienze possono indagare solo il mondo per noi, un mondo comprensibile e quindi controllabile dall’umano, il mondo in sé e per sé invece sfugge all’indagine scientifica, poiché è un mondo privo di leggi a noi comprensibili, indifferente all’uomo, forse a lui ostile.

E’ il mondo delle pandemie, dei cataclismi, delle esplosioni cosmiche, dei paesaggi naturali che spingono l’io al suicidio o all’omicidio, al furore erotico o militare.

Per questi autori l’io non è un’unità biologico-sociologica chiusa in se stessa, ma un ente in perenne relazione con le altre forme di vita, con il cosmo, con forze sottili e inconoscibili che ne attraversano la psiche e la esaltano (o la devastano).

L’obbiettivo polemico qui è l’idea dell’uomo razionale, individualista ed edonista tipica del neoliberismo, ma anche quella dell’uomo come puro prodotto psico-sociale cara al marxismo più o meno ortodosso.

L’uomo pensato da Fisher e Thacker è invece un naufrago gettato in un universo cupo e feroce, di cui la ragione coglie appena dei frammenti, bastanti a dargli l’illusione di porterlo comprendere e quindi controllare… ma l’esperienza comune ci dice che non controlliamo assolutamente nulla:

nascita, morte, malattia, follia, disastri naturali, raptus antisociali vengono isolati, razionalizzati, nascosti allo sguardo quando non repressi in universi concentrazionali appositi (ospedali, case di cura, ecc).

La nostra risposta collettiva e quindi politica a questi fenomeni è semplicemente la rimozione e la repressione, come se fossero anomalie in un sistema altrimenti perfettamente logico e funzionale.

I due autori ci spingono con le loro riflessioni a ripensare politicamente l’indicibile, l’oltre, il terrorizzante e l’antisociale, slegandolo dalle tradizionali spiegazioni teologiche e scientifiche per elaborarne di nuove, capaci di tener conto della nietzschiana morte di Dio e della nozione di trascendenza.

Poiché solo facendo i conti con il rimosso psichico e cosmico, con il terrore e l’incontrollabile, è possibile formulare nuove risposte individuali e collettive, uscendo dalla gabbia di un soffocante razionalismo edonista tipica del pensiero politico occidentale.

Federico Leo Renzi

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather