Per passare oltre la linea rossa

Il movimento della memoria che inventa e racconta è tutto in questo andare e venire attraverso lo spazio limitato che viene suddiviso in due parti dalla linea colorata.

La microstoria del confine è racchiusa in questa topografia immaginaria che riesce a trovare realtà e significato con il segno tracciato: una possibile mappatura inconsapevole sull’epidermide del foglio già scritto che raccoglie su di sé altri errori, scarti, cancellature.

I segni lasciano traccia (sulla pagina) dove nascono in sequenza. I miei segni sono decisi e ripetibili, passano e ripassano, tracciati senza esitazione come seguendo il filo di una scrittura.

Vengono talvolta cancellati e spezzati a loro volta, sembrano raccontare episodi elementari: percorsi veloci sulla pagina piana per passare oltre la linea.

La linea di confine, termine o sentiero tracciato con il colore (sulla pagina topografica) viene intersecato dalle linee di fuga che delimitano la forma passante e si intersecano a loro volta.

Il disegno allora è anche un progetto ideato per andare nella terra reale e attraversare il sentiero nel bosco, passare oltre senza segnare nulla tra il fogliame: solo il nastro bicolore bianco e rosso che distendo e che rimane come testimone dell’effimera azione umana.

Le fotografie documentano la divisione del bosco in due parti e la memoria mi sovviene quando realizzo sulla carta questi progetti grafici: azioni nel di-segno e nella memoria della mia labile traccia nel bosco.

Due libri testimoniano per le biblioteche pubbliche e i collezionisti d’arte il mio lavoro con il nastro attraverso il bosco e oltre il confine della linea rossa o verde che lascio sulla mappa.

Un dialogo con l’espressione e la pagina stampata consegnati alla piccola storia, posti in uno scaffale a Padova (Università) e a Rivoli (Galleria d’Arte Moderna).

 

Bruno Chiarlone Debenedetti

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