Pierluigi Carta: Volevamo l’Accademia!

C’è stato un momento, nel 2006, dove il Comune d’Iglesias e l’Accademia di Belle Arti di Sassari, sembravano avere trovato un comune accordo per fare nascere una sede distaccata dell’Accademia di Sassari nell’Iglesiente, attuale territorio di Cagliari Città Metropolitana.
Perché non se ne fece nulla?
Siamo andati a chiederlo all’allora sindaco d’Iglesias, Pierluigi Carta:
Pierluigi, c’è stato un momento nel 2006, dove sembrava che finalmente stesse per diventare accessibile, nell’attuale territorio di Cagliari Città Metropolitana, l’Alta Formazione Artistica, sembrava stesse per nascere una sede distaccata dell’Accademia di Belle Arti di Sassari a Iglesias, la cosa veniva data per certa anche dai media regionali, come mai non se ne fece nulla?
Eppure l’accordo Accademia di Belle Arti e Comune d’Iglesias era stato fatto, mi sbaglio?
Erano anni di grande fermento nella Citttà di Iglesias per la riscoperta, dopo anni di politiche di piccolo cabotaggio, della pianificazione strategica. L’amministrazione comunale, con il Piano strategico “Iglesias 2016” tracciava con decisione la rotta maestra di un decennio con un insieme di azioni, coordinate tra loro, frutto del lavoro di tutti i protagonisti della vita cittadina.
Si incontrarono imprese, sindacati, associazioni, rappresentanti della scuola e delle istituzioni per ponderare insieme le risorse e le azioni necessarie ad affrontare con decisione i grandi limiti del territorio.
In questo ambito emerse costantemente il deficit culturale che andava a mortificare ogni spinta verso il cambiamento in favore di antiche rendite di posizione.
Perché all’epoca per te, sindaco d’Iglesias, la questione di un’Accademia di Belle Arti (anche solo come sede distaccata) nel sud dell’isola era questione politicamente rilevante e volta al bene comune di tutto il territorio isolano? Perché secondo te non venne capita fino in fondo?
In questo contesto, per colpire “su connottu” e il provincialismo occorreva, oltre che rilanciare la macchina amministrativa e avviare un piano straordinario di infrastrutture materiali,  investire anche sulle infrastrutture culturali.
Tra altre azioni si pensò di rilanciare l’antica rinomata scuola dell’argento di Iglesias e, contemporaneamente dare un seguito alla filiera formativa che si fermava al liceo artistico.
Proprio il liceo artistico collaborò in maniera fattiva alla realizzazione del progetto con mille iniziative che coivolsero docenti e studenti anche la sera e i giorni festivi.
Si pensò così di proporre all’Accademia delle Belle Arti di Sassari l’apertura di alcuni nuovi corsi nella Città di Iglesias.
La proposta venne accolta positivamente a livello Accademico ma, come spesso capita, venne ostacolata da quei personaggini piccoli piccoli che sanno vivere solo all’ombra di altrettanto piccoli campanili.
La presidente della provincia di Sassari e il presidente di quella di Carbonia Iglesias, intervennero per bloccare questa iniziativa.
La prima perché temeva una sorta di OPA ostile dei Cagliaritani sull’Accademia sassarese e il secondo, per evitare che l’offerta formativa di Iglesias potesse crescere a discapito di quella della sua Carbonia.
Insomma si massimizzò il danno a fronte di un profitto inesistente.
Al momento l’area di Cagliari città metropolitana è l’unica area metropolitana Europea sprovvista d’Alta Formazione Artistica, questo nel territorio con il più alto tasso di dispersione scolastica, emigrazione giovanile, disoccupazione e denatalità in Europa, in un territorio in forte crisi economica, dove gli studenti che conseguono una maturità artistica tra Cagliari e Iglesias e Quartu e Sant’Antico, impossibilitati a completare il loro percorso di studio perché non in condizione di affrontare un impegno economico da fuori sede, sono costretti a fare altro e quando sono in condizione d’emigrare per studiare, a parità di costi preferiscono altre realtà Italiane o Europee rispetto Sassari, possibile che tutto questo non lo si veda?
E’ evidentemente così.
Come dicevo prima è la cultura che nega se stessa, essendo per definizione l’unica offerta che si avvantaggia della concorrenza.
Ogni limite posto alla formazione è un limite allo sviluppo.
Ogni limite allo sviluppo di queste iniziative è un passo verso la segregazione culturale e al provincialismo.
Inoltre si determina un vulnus al diritto allo studio che in un territorio povero (e non mi riferisco solo alle risorse economiche)  come il nostro, è un regalo a quelle politiche di sottosviluppo che nell’insularità trovano terreno fertile.
Vedere l’area metropolitana di Cagliari ma, più specificatamente, tutto il sud della Sardegna, privi di alta formazione artistica, fa ben comprendere come la politica non voglia dare risposte concrete ai bisogni della nostra terra.
Resta però incomprensibile il silenzio del mondo accademico che dovrebbe attuare le proprie azioni in assoluta autonomia da qualsiasi indirizzo o pressione politica.
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