Plaudo agli scugnizzi che dissacrano Jago

Ho trovato volgare come Jago abbia speculato sull’arte dell’abbandono e del dono alla piazza di Napoli, con l’unico fine di ricapitalizzare la sua produzione artistica che da sempre via social network rincorre i media di massa.
Ho trovato di pessimo gusto, strumentalizzare dei ragazzini che con il cellulare si filmavano mentre giocavano con il suo lavoro mimando una rissa per strada.
Nella Napoli degli anni novanta, stanco di come Piazza Plebiscito stesse diventando una vetrina del mercato privato, ho visto dei miei lavori abbandonati in clandestinità (sul serio senza sponsor e progetti) distrutti in diretta, non sono mai intervenuto, mi serviva capire il polso reale dell’arte tra la gente, senza filtri e intermediazioni.
Oggi come allora ritengo che qualsiasi cosa si presenti in una piazza pubblica deve accettare le logiche della piazza, la piazza è il luogo dove non si accettano valori assoluti imposti, penso oggi da uomo di mezza età, che per un artista sia giusto così.
Per questo ho trovato di cattivo gusto utilizzare il gioco di questi ragazzi in uno spazio pubblico, spazio non nato per celebrare una scultura ma per orchestrare il dialogo dell’arte con il pubblico, facendoli apparire come ignoranti da rieducare con tanto di pubblica gogna social.
I bambini per strada a Napoli giocano con la rappresentazione della realtà, lo fanno tutti da sempre, lo facevo anche io, facendo dannare e vergognare i miei genitori, ma è la coscienza collettiva e storica della città a guidare certi comportamenti, che non vanno corretti ma compresi.
Jago dovrebbe prendere lezioni dai ragazzi dei vicoli, passeggiare e osservarne la vita, immobile memoria nel tempo della storia della città, non presumere d’educare nel suo studio.
Piazza del Plebiscito è una piazza pubblica, tra le piazze Neoclassiche più importanti d’Europa, Jago con la sua Scultura è un pulviscolo in quella piazza, il confronto con Canova e Bianchi è impari, si tratta di una zona pedonale ad altissimo traffico turistico e di circolazione, l’opera si è presentata nel nome di una sua presunta quotazione di mercato abusiva, cosa che non è,  un’operazione di marketing che nulla ha a che vedere con l’arte pubblica e neanche con un intervento strutturato, progettato e calibrato per la piazza (ricordate Kounellis, Serra, Rebecca Horn o Mimmo Paladino in quella piazza?).
Sbaglia chi legge l’intervento di Jago come arte pubblica, l’intervento pare un fotoritocco in una piazza che ha conosciuto interventi istituzionali (ma anche abusivi) ben più strutturati e pensati.
Al netto di questo, e del post dove Jago invita chi lo dileggia a visitare il suo studio, non ho visto nessuno danneggiarla ma soltanto denigrarla o giocarci, adesso, ditemi una verità una scultura si può offendere?
Si può giocare con l’arte o bisogna solo subirne la presunta sacralità e austerità?
Chi conosce Napoli sa quante battute si fanno sulle sculture dei suoi diversi regnanti nella stessa piazza che ospita la scultura di Jago, a Napoli non si è mai stati retorici, e Jago con il suo post anti scugnizzi, ha fatto una figura misera.
Ma come, piazza la sua scultura in pubblico e vorrebbe che tutti la rispettassero?
Perché dovrebbe avvenire?
In questo atteggiamento c’è la miseria di un fenomeno web Accademico che si vanta d’essere autodidatta e nega le Accademie in pubblico, un vero self made man social, come Sfera Ebbasta e Luigi Di Maio, insomma a cosa serve studiare a fronte di un successo e un consenso social diffuso?
Ma quanto stiamo diventando ignoranti nel nome di questi fenomeni social da baraccone trincerati dietro il loro presunto successo economico?
Possibile che stia bene agli artisti contemporanei che i social insegnino a furor del popolo dei follower, cosa è arte e cosa è vita?
I ragazzini giocavano e lui ci specula per giustificare un intervento pubblico culturalmente povero di contenuto, finalizzato a ricapitalizzare la quotazione e il consenso social, se avesse Jago terminato l’Accademia, compreso i contenuti culturali oggetto di studio, forse sarebbe stato meno presuntuoso, più umile e più rispettoso dello spazio dove andava a intervenire.
Penso Jago non abbia mai visto il suo lavoro realmente sotto attacco e stroncato, se non dai Maestri dell’Accademia che ha abbandonato,  io, che in Accademia non ho mai avuto vita facile, prendo fortemente le distanze dall’arte che dai social invade le piazze e le monitora, mi fa pensare a telecamere di sorveglianza che mistificano l’ignoranza.
Sto con i ragazzini che giocando hanno dato vita a un’idea di scultura nata morta e piatta.
 
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