“Politica sessuale proletaria”

Oggi più che mai attuale, Wilhelm Reich offre delle chiavi di lettura su autoritarismi e nazionalismi.

Fu fatto passare per matto dal maccartismo imperante negli Usa e gli furono attribuite farneticazioni ridicole su alieni e ufo.

I suo studi sulla “energia orgonica”, le sue dure critiche a Freud, l’integrazione del marxismo con la psicologia, lo scempio dell’autoritarismo, della famiglia patriarcale e dell’educazione, l’elaborazione teorica e pratica (fondò un’associazione) di una “politica sessuale proletaria” furono davvero troppo per quei tempi (ma anche per i nostri).
Gli si vietò di propagandare le sue teorie e di continuare le sue ricerche e i suoi studi, ma siccome il buon Wilhelm se ne guardò bene dall’obbedire, fu arrestato dall’FBI per aver violato il divieto federale di propagandare le proprie teorie, fu assolto da queste accuse ma fu condannato lo stesso per oltraggio alla corte a due anni di carcere senza condizionale; morì (ovviamente) per un malore in prigione nel 1957, una settimana prima della prevista libertà sulla parola.
Leggetelo e abbracciate anche voi la “politica sessuale proletaria”.

Non è un percorso accessibile a tutti perché il neoliberismo vi ha tolto identità, coscienza di classe, dignità, intelletto, libido e pillona, ma almeno un tentativo fatelo.

L’autrice del testo non riesce a estrapolare l’opera rilevante di Reich dalle derive ufologiche ma in generale offre una descrizione accettabile del suo pensiero.

Ma non privatevi dell’esperienza diretta della lettura dei testi originali di Reich.

“Wilhelm Reich scrisse Psicologia di massa del fascismo nel 1933.

Nel suo lavoro fu capace di descrivere nazismo e fascismo come fenomeni di massa, frutto della frustrazione dell’uomo medio.

Un modello che possiamo ritrovare ancora oggi.”

“Il testo per eccellenza di Reich che approfondisce questo legame tra la psicologia e la nascita di regimi fascisti è Psicologia di massa del fascismo, uscito nel 1933, proprio all’alba della dittatura nazista.

Per lo psichiatra galiziano la repressione sistematica della sessualità è il motivo che spinge la massa alla sottomissione politica: la compressione dell’impulso biologico fondamentale dell’essere umano nasce all’interno dell’educazione che impartisce ai figli la famiglia autoritaria e patriarcale.

Il bambino, attraverso l’esercizio dell’autorità rigida, è infatti portato ad aderire acriticamente ai costumi dominanti, ed è spinto a una competizione con i suoi fratelli e sorelle per la conquista dell’affetto della figura prevalente, ovvero il padre.

Questo meccanismo secondo Reich si riproduce dunque anche negli atteggiamenti etnocentrici e pregiudiziali tipici del nazifascismo, un’analisi che viene approfondita anche da diversi filosofi della scuola di Francoforte negli anni successivi, come nell’opera di Adorno

La personalità autoritaria. In sostanza, il sentimento di competizione che spinge un bambino alla lotta per la supremazia all’interno di un nucleo familiare è lo stesso che porta un uomo adulto a riconoscersi nei valori del nazionalismo aggressivo, motivato dai tre capisaldi dell’autorità: la famiglia patriarcale, la religiosità mistica e la divisione del lavoro.”

“…la sua indagine sulla formazione del carattere dell’essere umano, sull’influenza della famiglia nella formazione dell’individuo e sulla correlazione tra autorità familiare e tendenza all’assoggettamento all’autorità politica che prevede la ricerca di un leader forte.

La restaurazione di mitologie etniche che ha interessato fasi storiche come quelle del fascismo e del nazismo e che ha investito di un ruolo risolutorio un personaggio forte e carismatico è il centro della questione su cui ruota molta della produzione di Reich, il quale fornisce delle risposte piuttosto plausibili a certe tendenze che, sfortunatamente, persino oggi sembrano tornate in auge, seppur con gradazioni e connotazioni diverse.

La sua ricerca è volta alla definizione di una vera e propria genealogia del consenso, attraverso un metodo di indagine che riesca a combinare i due grandi capisaldi di fine Ottocento e inizio Novecento, ovvero la teoria materialista di Marx e la teoria psicanalitica di Freud.

Entrambe le correnti, infatti, avevano il difetto di aver ignorato rispettivamente l’aspetto psicologico – in favore esclusivamente di quello economico e di classe – e quello sociale e materialista – riducendo le analisi al solo nucleo borghese della famiglia, senza proporre una rottura con questo ma semmai un controllo.”

“Come si può allora spezzare questo circolo vizioso che spinge l’uomo a riconoscersi nei regimi autoritari, espressione politica di persone frustrate?

La liberazione sessuale, volta a fare sì che l’individuo si distacchi dalle figure di dispotismo interiorizzate negli anni della formazione familiare, per Reich era la chiave di rottura di questo sistema violento e repressivo.

Questa doveva passare attraverso una mobilitazione rivoluzionaria giovanile, che lo psichiatra mise in pratica attraverso il progetto avanguardista di un’associazione per la “politica sessuale proletaria”, la Sex-Pol.”

Antonio Musa Bottero

 

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