POST TRAP: LA RIVINCITA DEL FEMMINILE

POST TRAP O LA RIVINCITA DEL FEMMINILE

Sepolta definitivamente l’era del movimento Trap, che ormai sopravvive per pura forza d’inezia fra continue defezioni dei suoi protagonisti e l’irrilevanza delle nuove leve, si sta affermando quello che per ora, in mancanza di etichette migliori, chiameremo post trap.

La prima cosa che balza all’occhio ancora prima che all’orecchio, è che il post trap è femminile: lo è sia per il sesso delle protagoniste sia per le tematiche dei testi.

Empowerment, rivendicazioni d’indipendenza, polemiche col machismo più o meno confessato della società italiana.

Questa nuova ondata ha due problemi urgenti che è chiamata a risolvere, se vuole affermarsi come movimento egemone che soppianti il trap: sprovincializzarsi, dato che il femminismo cantato dalle sue protagoniste è di marca fine anni ’90 inizio 2000, come se l’eco transfemminismo non fosse ancora entrato nel radar della nuova generazione.

Se confrontatiamo i testi tricolori con quelli analoghi prodotti da band o singole artiste di britanniche o statunitensi, si nota come qui argomenti forti come il gender free, il pansessualismo, le tematiche queer, ecc siano assenti.

Un ritardo di argomenti ed estetica che la trap aveva colmato, portando artisti tricolori come Sfera Ebbasta ad essere big internazionali perché capaci di intercettare umori che attraversano Milano e Parigi, Bruxelles e Londra in egual misura.

L’altro problema -correlato concettualmente al primo- è il provincialismo musicale: che queste artiste si dedichino all’indie o all’elettronica, al dream pop o al rock, il loro suono risulta tremendamente italico, nel senso deteriore del termine.

Né agganciato a qualche tradizione musicale italiana viva né capace di essere esportabile all’estero in quanto variante locale di un ceppo internazionale, il suono della post trap soffre di un ripiegamento verso l’interno da cui la Trap aveva liberato la scena italiana, proiettandola verso ambizioni internazionali. Uno degli argomenti comuni a tutte queste artiste è la polemica contro i social e l’oggettificazione del corpo femminile (qui la frecciata è a Instagram, social di riferimento della loro generazione e social glorificato dalla Trap), polemica che comporta l’elaborazione di nuovi modelli di marketing e social marketing da contrapporre a quelli sessisti della Trap (e dell’Instagram marketing in generale), modelli che per ora sono ancora in fase di rodaggio.
Le artiste di cui ho linkato il brano sono le Figurine di Cesena, che hanno appena prodotto questa canzone che raccoglie in pochi versi quanto la scena post trap (di bene e di male) ha prodotto in un anno.

Federico Leo Renzi

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