Potere al popolo a Cagliari?

Terribilmente indeciso (ma da qualche parte il mio voto, in quanto mio diritto, dovrà andare a parare) indago possibili Movimenti o partiti, che dalla piccola realtà di una città metropolitana mai stata, come quella dove risiedo (che scimmiotta andamenti e contesti piccolo borghesi dell’altrove) sappiano rappresentare l’interesse comune con un voto.
Penso al mio voto anche come pulviscolo di minoranza, perché ritengo il voto inutile, in Democrazia, mai esistito.
Guardo con interesse “Potere al popolo”, espressione della realtà culturale e metropolitana di Napoli, dove sono nato, dove ho vissuto fino alla fine del secolo scorso, dove mi sono formato, dove ho studiato in un’Accademia di Belle Arti e ho militato in un centro sociale estremamente rosso, rosso primario magenta pensando ai colori da pittore.
Risiedessi ancora a Napoli, voterei sicuramente “Potere al Popolo”, ma in quella realtà, dove mi sono formato e nei quali vicoli mi sono mosso e cresciuto da scugnizzo prima e da lazzaro felice poi, il distinguo tra Movimenti e Forze politiche è chiaro, netto, privo di distinguo.
La forza di De Magistris nelle scorse Comunali, è stata proprio quella di andare e candidare militanti, artisti e attivisti storici dei Centri Sociali, di sapersi radicare e fare parte in prima persona, del popolo dei movimenti e farne istituzione.
A Cagliari e nell’isola, tutto questo territorio, il territorio del popolo, dell’interesse comune dal basso, diventa ambiguo.
Rifondazione Comunista le scorse comunali ha corso con Zedda e il PD, lo stesso ha fatto prima ancora alle Regionali, alle Comunali precedenti e alle scorse elezioni alla Camera e al Senato.
Temo che “Potere al Popolo”, traslato nell’ambiente “metropolitano” Cagliaritano, si traduca come il solito posizionarsi all’occorrenza tipicamente Casteddaio, che nulla ha a che vedere con l’autodeterminazione locale all’origine del movimento “Made in Naples”.
I movimenti nell’Isola hanno un’altra storia, una storia indipendentista e antimilitarista, idealmente “Potere al Popolo” dovrebbe cercare quella storia e quei legami, ma è questa una sua rotta locale?
Voto terribilmente complicato nel sud dell’isola e di difficile comprensione agli extraisolani nelle sue dinamiche.
Faccio fatica a connettere, un movimento radicato, con un suo programma e una sua cultura del popolo che ho vissuto e che ho sempre addosso, che dagli anni novanta a oggi dal basso e con la forza del voto popolare ha saputo farsi istituzionale, a Cagliari e l’isola che abito, dove lo scenario muta profondamente.
La politica a Cagliari è reti, accordi, appoggi, trame, intrighi.
 “Potere al popolo” a Napoli si è strutturato in quarant’anni (sbagliate le analisi che la vogliono nata da pochi mesi), è cresciuto e si è sviluppato e maturato trasversalmente attraverso artisti che si sono saputi fare espressione del popolo, non a caso il Centro Sociale da cui si origina nello specifico come movimento cita Pino Daniele e il suo “Jé so pazzo”, ma Cagliari ha mai avuto il suo Masaniello?
La questione storica popolo a Cagliari è un poco più complicata, mi sembra poi che il Laboratorio Politico Sa Domu non sia coinvolto attivamente in questo progetto politico, non posso andare a firmare per la nascita della lista a “Sa domu”, Centro Sociale nato durante la scorsa giunta Zedda, già questo un poco fa riflettere.
Cagliari non è Napoli e Napoli non è Cagliari, con i copia e incolla politici, che i Cagliaritani trovano tanto trend, vado cauto.
 Rifondazione Comunista è presente anche nei Movimenti dei Centri Sociali Napoletani, ma Rifondazione Comunista a Napoli ha sempre inseguito i movimenti dei Centri Sociali, non li ha mai determinati, oggi ne è stata assorbita, a Cagliari questa componente sincronica non c’è mai stata.
La storia di Rifondazione Comunista a Cagliari mi sembra molto differente, non mi è mai sembrata capace d’essere un tutt’uno con le diverse anime culturali dei movimenti Cagliaritani, negli ultimi tempi, ridotta a trampolino di lancio per direzionare individualità politiche che muovendosi da una idea di sinistra sociale, appena potevano si muovevano verso una centrista e liberale sul modello D’Alemiano, Bersaniano, Renziano, Leghista e anche Berlusconiano, non si può ragionare di popolo con questa duttilità.
A Cagliari va posto il problema del se si possa ragionare di popolo o meno, Cagliari negli anni trenta non era certo Napoli e ancora oggi le due realtà politiche, sociali, economiche e culturali non sono neanche lontanamente comparabili.
A Napoli la democrazia partecipata la monitora e insegna il popolo al politico, con il suo voto e nella sua quotidianità, a Cagliari il politico ne fa rappresentazione e immagine a suo uso e consumo personale.
Il punto è nodale, perché se una militanza di popolo con cognizione politica va individuata a Cagliari e nell’isola, l’area di riferimento è indipendentista, in questo senso si poteva fare rete con Potere al Popolo, fecendone un cartello che si potesse adattare ai movimenti di popolo isolani.
“A Napoli la democrazia partecipata la monitora e insegna il popolo al politico, con il suo voto e nella sua quotidianità, a Cagliari il politico ne fa rappresentazione e immagine a suo uso e consumo personale. Il punto è nodale, perché se una militanza di popolo con cognizione politica va individuata a Cagliari e nell’isola, l’area di riferimento è indipendentista, in questo senso si poteva fare rete con Potere al Popolo, fecendone un cartello che si potesse adattare ai movimenti di popolo isolani.”
Cagliari come non è Milano (ricordate i programmi copiati di Forza Italia?), non è neanche Napoli, bisogna prendere atto della propria servitù e sudditanza culturale se si vogliono fare analisi serie di un popolo che libero non è mai stato.
Altra questione è come il popolo indipendentista non è mai stato rete sociale, socialista e Comunista e non abbia mai fatto del suo essere popolo uno stato sociale.
Concludo: il Cagliaritano popolo sardo? Forse un miraggio.
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