Potrei parlare con il signor Anzalone?”

Conobbi Rosma nel 1992, ma c’è un antecedente; due anni prima cercavo la casa di Paola e mi fermai al lungotevere Testaccio 28.

Ricobbi dal citofono il cognome della prestigiosa firma del giornalismo Rosma Scuteri.

Ari Derecin un mio amico prima di morire sostenne:”Non ti serve Bonito Oliva, ma un critico giovane che ti mette su questa rivista, magari in copertina”.

Quel numero della rivista aveva per me un peso particolare, la Scuteri (per noi Rosa Maria detta Rosma) trattava delle avventurose rimembranze dell’artista Tano Festa, Rosma lo intervistava.

C’era stato un gran parlare di come Festa fosse morto alcolizzato e dimenticato da tutti, dopo aver calcato le scene dell’avanguardia degli anni sessanta, settanta ed ottanta.

Nel 1987 Rosma aveva sempre la copertina della prezzolata rivista Flash art, i suoi interventi per lo più interviste erano qualcosa di eccezionale, l’arte moderna è nata con il dadaismo, io ho una celebrità per pochi.

Faceva parlare l’artista più debosciato di Roma.

Una mente fina appassionata di letteratura il nostro.

Un altra intervista era alla siciliana Carla Accardi madre del gruppo astrattista più consistente degli anni cinquanta e sessanta.

Rosma e Carla avevano gli stessi vestiti eleganti e sobri: tailleur, gonne appena sopra il ginocchio, scarpe basse.

Colori nero, grigio, verde coccodrillo, rosso, i colori di Rosma.

Io desideravo una ragazza, una certa Flaminia, avrei voluto ingravidarla per vincere questa giovanile pulsione, dando retta alla voce di un amico:

”fai come mio padre che corteggiava Claretta Petacci”, mi salto il ticchio di fare cosa le mie forze di ventenne richiedevano e permettevano.

Scrissi a venti critiche d’arte dicendogli in modo lapidario: ”voglio un figlio da te”.

Mi telefono una certa Patrizia Ferri che chiese:”Potrei parlare con il signor Anzalone?”

-Io non presi l’occasione al volo dissi:”Mio padre è uscito”.

Il silenzio e cadde la comunicazione; signore?

Del signore non me l’aveva mai dato nessuno.

Telefonò Rosma e con voce affettuosa e divertita disse”Non abbiamo i soldi perché i bambini costano”.

Capii che era un genio.

Io stavo raccogliendo memorie a soli ventanni, con il libraio Giuseppe Casetti allora detto Cristiano.

Ore di registrazione in una cantina che era il suo studio di libraio ambulante.

Lui voleva dirmi che gli anni settanta erano da dimenticare e mi raccontava di una sua nevrosi.

Io volevo parlare delle mie opere: Paolina lire anagramma di Apollinaire, il poeta francese.

L’opera consisteva in una scatola da scarpe verniciata a smalto di nero contenente una copia, souvenir della Paolina Borghese di Canova, doverosamente tinta di giallo.

Una domenica a Porta Portese Cristiano mi presentò Concetta che sarebbe stata amica della Scuteri e si organizzò una cena da Concetta, avrei conosciuto la “critica”.

Poveri critici, la Scuteri nel frattempo aveva visto recapitarsi una carrozzina in vimini per il futuro pargolo.

La mia proposta poetica la prese sul serio Cristiano, che nel giro di poche settimane si mise con la Scuteri.

Quella simpatica ragazza con i calzoni alla pescatora ed una strana borsa che sembrava un grosso gianduiotto, mi si presentò distrutta dalla calamità di aver frequentato Cristiano, piangeva.

Aveva subito paragoni offensivi, al Cristiano adesso piaceva la presentatrice della tv, Spinelli ma che io sappia non si sono mai incontrati i due.

Premetto che Giuseppe Detto Cristiano è un uomo bello, affascinante e gagliardo, ed è il mio amico di più vecchia data.

Con questa amica più grande di me andavamo al caffè della Pace lei beveva un margeritas ed io campari.

Guidava un improbabile Renault 4 bianca.

Io più volte ho asportato da altre autovetture pezzi di ricambio per la macchina di Rosma, per lo più fanalini.

Altre volte mi accompagnava alla fermata del 56 ed aspettava con me su di una panchina giocando con la scarpa.

DETTI memorabili di ROSMA:

“Sei protervo” o “Bonito Oliva ruba il gelato ai bambini”.

Rosma mi porto alla Biennale d’arte di Venezia e credo che sia stata una delle poche persone a credere in me.

Filadelfo Anzalone

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