PRIME IMPRESSIONI SULLA CAMPAGNA ELETTORALE DELLE REGIONALI

PRIME IMPRESSIONI SULLA CAMPAGNA ELETTORALE DELLE REGIONALI

Premessa 1) non ho ancora visto un programma elettorale.
Premessa 2) a parte Andrea Murgia, non ci sono ancora nemmeno i candidati a governatore.
Si gioca come sempre con i sardi, con le loro speranze di uscire da questo inferno del nulla.

I bar vicini al Palazzo  di via Roma sono pieni di cricchette di biddunculus in bistimenta che parlano tra loro sottovoce, con sorrisi ammiccanti, con l’aria di quelli che complottano, che sanno complottare, che già lo sanno loro come si complotta…

A me piace diventare invisibile, cerco di carpire frasi, toni, risatine, boria, arroganza, insignificanza, ghigni.

Sono inconfondibili, non si accorgono di chi hanno intorno, strisciano intorno agli uomini veri, come se gli uomini veri non ci fossero, sono brutti e sgraziati fuori e dentro.

È l’impunità del loro strisciare tra gli uomini veri che li rende invulnerabili.

Li riconosci dalla boria, dalla sicurezza, da come si vestono, immediatamente capisci chi è il capo e chi sono i tirapiedi prezzolati a promesse e briciole di sudiciume… quando li incontri li riconosci per la tristezza, per il fisico buffo, storpio, visibilmente inadatto alla sopravvivenza della specie.

Scendevano dai monti per servire i nobili di castello, ora sono qui a decidere per tutti, con la stessa ingordigia e la stessa volgarità dei servi lasciati soli nella dispensa piena.

Ma questo è Cagliari nell’angiporto del Palazzo di Merda.
Qualche giorno fa con la mia compagna mi fermo a mangiare in un ristorante di un paese dell’interno e ascolto, invisibile, i discorsi di altri due tavoli.

Uomini storpi, con la pancia enorme, la faccia al color di vino e vigliaccheria, dialogano di accordi, gruppi, furbizie, parentele, certezze di risultati, promesse, minacce… “loro sono con noi”, “loro sono contro”, “loro tramano”, “noi li coddiamo”… e mangiano, mangiano, mangiano di tutto, e bevono di tutto, ruminano come buoi, masticano e complottano, ingoiano e promettono, sorridono mostrando il cibo masticato, col viso sempre più al colore di vino e vigliaccheria.
Ognuno di loro in un ora e mezza ha mangiato quanto un uomo vero mangia in una settimana.

Qualche altro giorno fa un suv enorme tutto nero e lucido si ferma di fronte alla sbarra del parcheggio del porto, incurante di me e di un altro dietro di me.

Dalla macchina scendono velocemente due sicari vestiti da blues brothers, aprono la portiera posteriore coi vetri oscurati e fanno scendere un altro blues brother in bistimenta nera e occhiali da sole.

Si guardano intorno come guardie del corpo di un film americano di terza e risalgono sul suv lasciando il boss a terra.

Aspetto ancora un po’ che spostino il suv mentre quello dietro di me già inizia a suonare il clacson.

Ma i due sicari non hanno nessuna intenzione di spostarsi, vedo i loro rispettivi bracci destri e sinistri che sbucano dalle rispettive portiere destre e sinistre con le sigarette appena accese.

Stanno fumando noncuranti di noi che aspettiamo di entrare nel parcheggio, sicuri e noncuranti di alcunché.
Apro il finestrino e chiedo gentilmente al capo dei sicari a terra:

“Scusi signore, io dovrei entrare nel parcheggio”

Lui mi sente perché è a due metri da me, con le mani in tasca, la bistimenta nera sbottonata e il viso verso il mare, è a due metri, di sicuro mi sente ma non mi risponde, nemmeno si gira.

“Scusi signore, io dovrei entrare nel…”

Allora scendo dalla macchina, mi avvicino, mi metto tra il suo sguardo e il mare, e sempre gentilmente:

“Scusi signore, dovrei entrare nel parcheggio”

Lo guardo in faccia e… uh! lo riconosco, è proprio lui!… ma lui non mi guarda nemmeno e con aria annoiata gira lo sguardo dall’altra parte come se non esistessi.

“Mi scusi signore, glielo ripeto, io dovrei entrare urgentemente in quel parcheggio”

“Senta, abbiamo dei problemi, lasci perdere”

Sempre senza degnarmi di uno sguardo, guardandosi intorno con le mani in tasca, come se aspettasse qualcuno, come se fosse l’uomo più importante nel raggio di 100 miglia.

“Ehi ometto! Guardami in faccia!”

“MA COME SI PERMET…”

“Ti ho detto di guardarmi in faccia… così, bravo, guardami negli occhi, guardami bene… ho un appuntamento con mio figlio, ora guardami bene negli occhi… ti sembro uomo che possa arrivare in ritardo ad un appuntamento col figlio?”

pausa

pausa

pausa

“Va bene, mi scusi, ora la spostiamo”

“Grazie signore”

Entro nel parcheggio e penso:

“Chissà se si candida di nuovo anche lui…”

Fine delle prime impressioni sulla campagna elettorale delle regionali.

Antonio Musa Bottero

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