Primo Pantoli: Dipingo perché il globalismo crea disagio profondo!

 

Primo Pantoli

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Percorso per tappe di una maturazione pittorica:

Nasce a Cesena nel 1932 e approda a Cagliari nel `57 

1957- Viaggio in Sardegna, scoperta della civiltà agro-pastorale. arretrata e poverissima

1958- Ritorno a Cagliari, miseria, arretratezza, prima conoscenza della civiltà industriale, è nel PSI con diffidenza.

Dal 58 al 90 in ordine sparso:

Si schiera contro il nucleare.

Risente dell’influenza della Psicoanalisi di  Freud e del surrealismo.

Collabora con “Sardegna oggi”, poi con “Rinascita Sarda”, entra nel PCI.

Prende coscienza del valore della coscienza politica.

Da “Studio 58” al Gruppo di “Iniziativa”: Manifesto con Brundu, Staccioli, Mazzarelli.

Concepisce dipinti politici, con scritte, poesie e disegni di  satira  politica.

Lotta per la nascita del Liceo Artistico Statale di Cagliari.

Lotta per la nascita dell’Accademia di Belle Arti a Cagliari: malgrado le lotte Cossiga la colloca a Sassari.

La DC gli offre la cattedra  all’Accademia di Belle Arti che rifiuta.

Si ritira in campagna.

Entra nel Direttivo della Galleria Comunale.

Nel 90 va in pensione.

Il globalismo: la fine del suo sogno.

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“Lotta per la nascita dell’Accademia di Belle Arti a Cagliari: malgrado le lotte Cossiga la colloca a Sassari. La DC gli offre la cattedra all’Accademia di Belle Arti che rifiuta. Si ritira in campagna”.

 

 

Primo Pantoli: Dipingo perché il globalismo crea disagio profondo!

La Storia dei linguaggi dell’arte contemporanea nell’isola ha delle sue specificità e caratteristiche, un forte rinnovamento è da legare forza maggiore anche alla nascita del Liceo Artistico sul finire degli anni sessanta.

Quanto è stato importante come nodo del territorio in un processo di rinnovamento della percezione dei linguaggi dell’arte contemporanea, anche in chiave didattica, l’istituzione del Liceo Artistico a Cagliari?

L’istituzione del Liceo Artistico a Cagliari doveva rappresentare un salto di qualità per tutti noi, ma purtroppo ci sono sempre gli intoppi creati ad arte dai numerosi incapaci presenti solo per distruggere ogni possibilità di miglioramento e di confronto.

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“Ci sono sempre gli intoppi creati ad arte dai numerosi incapaci presenti solo per distruggere ogni possibilità di miglioramento e di confronto”.

 

Nella allora dialettica di senso sui linguaggi dell’arte contemporanea, la sua produzione si caratterizzava per una forte connotazione sociale chiaramente connotata da un gesto e da un segno espressionista, una posizione fortemente in controtendenza rispetto agli stilemi anche un poco “modaioli” del periodo.
Cosa aveva spinto in tale direzione di ricerca che oggi connota fortemente il suo lavoro?
A dirla tutta il suo è stato un lavoro “Transavanguardista” prima dell’operazione di marketing (anche falsificante e mistificatoria a livello nazionale) della Trasnavanguardia di Bonito Oliva.
Ho sempre creduto che per progredire nella società non bastino i giochetti formali, a meno che non implichino chiaramente una presa di coscienza politica.
Da non scordare il manifesto del Gruppo di “Iniziativa”.
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“Per progredire nella società non bastano i giochetti formali, a meno che non implichino chiaramente una presa di coscienza politica”.
 
A guardare l’attuale situazione dell’arte contemporanea e della sua dialettica Cagliaritana, tentando di compararla a quanto è avvenuto tra gli anni sessanta-novanta, cosa è cambiato?
L’attenzione istituzionale è la stessa?
Esiste una reale dialettica tra artisti nell’attuale scenario?
Il globalismo ha comportato naturalmente una vittoria del più forte e quindi ha stravinto il denaro, per cui… addio dialettica, addio solidarietà.
Perché dipingere dunque?
Personalmente dipingo solo per lasciare una forse inutile testimonianza di un disagio profondo, forse irreversibile.
E’ certo che siamo all’esaurirsi di un ciclo storico del quale ancora, non vediamo la fine, né il suo evolversi in altro, convinto come sono che il capitalismo finirà col distruggere se stesso.
Le avvisaglie ci sono già.
Basta saperle vedere.
Poi toccherà ai giovani.
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“Personalmente dipingo solo per lasciare una forse inutile testimonianza di un disagio profondo, forse irreversibile. E’ certo che siamo all’esaurirsi di un ciclo storico del quale ancora, non vediamo la fine, né il suo evolversi in altro, convinto come sono che il capitalismo finirà col distruggere se stesso”.
 
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