PRO-LOCKDOWN SCARICANO LA COLPA SU TUTTI TRANNE CHE SULLA PRODUZIONE/CONSUMO

DALL’ASCETISMO PANDEMICO ALL’ETICIZZAZIONE DEL CONTAGIO: COME I PRO-LOCKDOWN SCARICANO LA COLPA DELLA PANDEMIA SU TUTTI TRANNE CHE SUL BINOMIO PRODUZIONE/CONSUMO
Per lo storico del futuro sarà fondamentale capire come sia stato possibile sospendere gran parte della vita sociale e comunitaria di intere nazioni senza che questo comportasse la relativa chiusura del sistema produttivo.
Per comprenderlo bisogna analizzare l’immenso lavoro svolto dai media e dai governi nel creare ad hoc un’ideologia inedita come l’ascetismo pandemico, che può reggersi in piedi solamente attraverso un ulteriore passaggio, cioè l’eticizzazione del contagio, passaggio per cui il Coronavirus attacca le persone SOLO quando queste svolgono attività in gruppo non necessarie alla produzione.
L’ascetismo pandemico come descritto meglio altrove, è un’ideologia forgiata dai gruppi industriali e politici dei vari paesi occidentali in concomitanza del primo lockdown generale, basata sull’idea per cui la pandemia per essere vinta richiede che l’individuo esca dalla propria reclusione solo per recarsi al lavoro e acquistare beni essenziali, evitando qualsiasi attività comunitaria, ricreativa, sportiva e culturale.
Tale visione non postula che il COVID non contagi chi rispetta minuziosamente questi comportamenti, ma comporta che le occasioni di contagio vengano oggettivamente ridotte, quindi il numero di contagiati cali sensibilmente.
L’ascetismo pandemico quindi di per sé non promette l’eradicazione del virus o l’impossibilità che le persone contraggano il Covid, promette solamente il mantenimento a livello di sopravvivenza del sistema economico e del sistema sanitario che da esso trae le sue risorse per la lotta alla pandemia.
Questa visione contiene in sé un enorme problema: non da la sicurezza all’individuo che la rispetta dell’immunità dal virus, né premia a livello morale e psicologico lo sforzo prolungato di percepire se stesso e gli altri non più come esseri umani, ma come semplici ingranaggi del sistema di produzione e consumo.
Nasce quindi un ulteriore elaborazione di questa visione, che è bene ribadire non è una sua conseguenza logica, ma un salto che presuppone un’ulteriore surplus di fede… l’eticizzazione del contagio.
Questa visione postula l’idea che il Covid colpisca solamente chi ha contatti umani fuori dal lavoro e dall’acquisto di beni essenziali, addirittura -secondo alcuni sui propugnatori- il covid colpirebbe persino chi svolge attività fuori casa in solitaria -e/o con conviventi- che non siano essenziali alla sopravvivenza (i runners, i partner che camminano al parco assieme, ecc).
Questa ulteriore radicalizzazione ha prodotto uno dei tentativi di normare l’innormabile più interessanti della pandemia: quella di convincere gli individui ad evitare contatti sessuali con i propri partner conviventi poiché il contatto sessuale -essendo non essenziale in ottica produzione/consumo- diffonderebbe il virus.
L’interessante qui ovviamente non è il tentativo di disciplinare l’indisciplinabile, ma l’idea stessa che le istituzioni abbiano pensato di farlo e speso soldi per finanziare una campagna mediatica per convincere la popolazione a rispettare questa precauzione.
L’eticizzazione del contagio svolge un ruolo fondamentale sia economico che sociale:
permette di limitare (o di rendere perfino impensabili) proteste per i mancati o insufficienti interventi di messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, diminuendo così il costo per le aziende e per lo stato di messa a norma.
Permette che attività non strettamente essenziali (oggettistica, armi, vestiario di lusso, ecc) possano continuare a produrre senza temere proteste da parte dei lavoratori e chiusure da parte dello stato.
Dal punto di vista sociale tale visione permette ad una parte (maggioritaria?) della popolazione di continuare a lavorare in gruppo senza temere di contrarre il virus (fondamentale anche dal punto di vista economico, dato che tale fede non fa calare la produttività), di acquistare beni nei mercati, supermercati, ecc sentendosi immuni dal COVID, evitando così il tracollo del consumo.
Dal punto di vista strettamente psicologico la suddetta visione permette di avere l’illusione del controllo sulla propria vita, dato che il Covid non colpisce casualmente, ma colpisce solo chi trasgredisce le norme di tale etica, fornisce altresì un modello d’identità collettiva forte che sostituisce le traballanti identità politiche, religiose, ecc dando così all’individuo la certezza esista una comunità di persone forti, disciplinate, responsabili capaci di sconfiggere la pandemia ostacolate da una massa (percepita come maggioritaria) di persone deboli, indisciplinate, individualiste ed egoiste che invece la diffondono rendendola perpetua.
Da quanto abbozzato sopra, è impossibile comprendere la riorganizzazione sociale dell’Occidente per la lotta alla pandemia senza tenere conto della diffusione e della fede di larghe parti della popolazione nell’ascetismo pandemico e dell’eticizzazione del contagio: se queste ideologie non fossero state elaborate, il sistema politico ed economico sarebbe crollato sotto la pressione della contestazione.
Federico Leo Renzi
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