Quando il sindaco condanna alla “gogna” il writer Pole.

“Tutta questa attenzione la riponessero verso i veri sfregi alla nostra terra…, forse sarebbero più credibili.

Ma se per questi partiti italiani Decimo è una grande fabbrica che dà lavoro e benessere, allora si, il problema è Pole che ha fatto una scritta a pennarello.

Una scritta a pennarello diventata un grande sfregio, forse per cancellare l’ultima vergogna odierna, quella di allearsi alle prossime comunali con gli innominabili dell’Udc.”

Michele Atzori, Dr Drer

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“Una scritta a pennarello diventata un grande sfregio, forse per cancellare l’ultima vergogna odierna, quella di allearsi alle prossime comunali con gli innominabili dell’Udc.” Michele Atzori, Dr Drer

Bisognerebbe chiedere a lui… sono sicuro che risponderà:

É una scritta non ha ucciso nessuno… !

Una reazione esagerata sostenuta dai media locali del cazzo.”

Quilo, Su Komandanti

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“É una scritta non ha ucciso nessuno… , una reazione esagerata sostenuta dai media locali del cazzo.” Quilo, Su Komandanti

“Guarda, io non sono un fan di ogni pasticcio urbano, anzi…

Ma in questo caso direi davvero: molto rumore per nulla!

Tre scritte a pennarello, il niente.”

Nicola Calledda

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“Molto rumore per nulla! Tre scritte a pennarello, il niente.” Nicola Calledda

L’esaltazione della gogna pubblica è una cosa davvero disgustosa. “

Roberto Loddo

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“Io sono arrabbiato perche doveva farne di più e anche più grandi.”

Michele Melis, Ozzo

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Quando il sindaco condanna alla “gogna” il writer Pole.

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“E che c’è da dire?

I pezzi curati e con figurativi piacciono alla gente, o non fanno schifo a tutti.

Le tags non piacciono a nessun “non addetto.

Sfortunatamente il gioco è scrivere il tuo nome ovunque, in maniera curata oppure no.

Queste polemiche esisteranno sempre, fine della storia.

Mi fa ridere che si sia fatto un simile casino per qualche tag a marker,

avesse avuto un fatcap che facevano? Crocifisso a testa in giù? bah.”  Nero12670396_1271211826239349_181288962834618873_n

Qual’è il fatto?

Uno street artista “tagga”, dei blocchi di cemento armato sui quali sono collocati in maniera non proprio estetica due panchine, ed un compensato in legno prefabbricato.

Una situazione ordinaria in qualsiasi contesto ci sia dialettica di senso sui linguaggi dell’arte, non proprio ordinaria la reazione del sindaco di Cagliari via social network, la questione diventa una questione di interesse politico intorno alla quale fare ruotare il concetto di buona o cattiva amministrazione e l’idea del bello.

Ricapitoliamo:

Uno street artista, tale Pole, lascia la sua tag al Poetto ed è automaticamente a detta del sindaco,  un “nemico del Poetto” ed un delinquente?

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Se semplicemente tale Pole avesse beffardamente trovato antiestetico in certe sue soluzioni e visioni progettuali il nuovo Poetto ed avesse ragionato ludicamente per evidenziarne le mancanze?

Sarà forse l’uniposcata di Pole il motivo di un possibile calo di turisti e di bagnanti al Poetto di Cagliari?

Ma sul serio si sta ragionando sulla città di Cagliari come bomboniera immacolata e nel nome di questa si legittima la gogna pubblica di una “subcultura” globale tramite il profilo social del sindaco, per chi si è manifestato con tanto di “tag” ed ingenuità semiotica nella sua presa di posizione critica?

Sul serio si ha la pretesa di gestire una realtà socialmente e culturalmente complessa come quella di Cagliari, come fosse un condominio da tenere in ordine?

Ragionando seriamente e semioticamente su cosa sia il “degrado urbano”, in questo caso specifico siamo davanti alla sua negazione dialettica e stiamo ragionando su “segni” estemporanei determinati dalla voglia di riconoscibilità in un “non luogo” del segno come se fossero azioni vandaliche o terroristiche.

Questo episodio mi porta a pensare a come questa amministrazione Comunale, abbia un problema dialettico irrisolto con la sua rappresentazione critica dei linguaggi artistici contemporanei.

Violentissima e gratuita la gogna pubblica tramite i social, dal punto di vista istituzionale mi sembra ingiustificabile.

Insomma da un lato si elevano a zone “taggabili” quelle delle periferie e dei quartieri disagiati, dall’altro si alza la voce quando quelle stesse “tag” si muovono verso il Poetto.

Il linguaggio può essere accettato ma confinato, è un atteggiamento amministrativo della cultura contemporanea plausibile?


Invocare il rispetto del pubblico senza che ci siano spazi e palazzi pubblici realmente formativi e didattici per i processi che riguardano l’arte contemporanea ed i suoi “impulsi” a Cagliari, non appare un tantinello provinciale e poco “metropolitano”?

Pole ha la colpa di avere siglato dei “blocchi” che non spiccano certo per valore storico e culturale e che non hanno neanche la dignità “funzionale” dell’architettura e del design urbanistico alto.

Pole ha la colpa di essersi manifestato pubblicamente in tutta la sua cosciente incoscienza gestuale, il feedback di ritorno negativo immagino l’avesse messo in conto, ma non di diventare un caso politico.

Non bastava sanzionarlo senza notifica social?

 

Tra l’altro lo stesso Federico Carta, Crisa, quanti interventi del genere, durante il suo periodo di “formazione” ha fatto a Cagliari prima di divenire vanto pubblico e politico per la cultura e l’intellighenzia Cagliaritana?
Le stesse tre fotografie mostrate dall’account social del sindaco, dell’avvenuto “crimine”, senza la sua tag  entusiasmerebbero?
Tag timide e delicate e facilmente removibili con alcol e scartavetrando, come sanno bene i collaboratori scolastici di una qualsiasi scuola pubblica superiore.

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Insomma un tantinello paradossale, da un lato ci si fregia di essere la capitale italiana della cultura, la città di Crisa, Manu Invisible e Tellas, la città che ha avuto l’ardire di candidarsi a capitale europea della cultura, dall’altro si condanna senza riserve alla pubblica gogna social un writer per un gesto ingenuo, ma tutto sommato candidamente naturale, per chi con il suo linguaggio e la cultura “di quartiere” determinata dalla stessa amministrazione politica che poco ha saputo valorizzare le dinamiche dell’arte contemporanea degli artisti residenti, prende le distanze dal nuovo Poetto in maniera istintiva, emotiva e genuina.

Ci sarebbe da ringraziarlo Pole per la pubblicità virale a costo zero che sta facendo all’amministrazione Zedda.

La pubblica gogna social tramite il profilo social del sindaco di Cagliari, non è proprio un atteggiamento culturale “istituzionale”, sembra quasi cyberbullismo …

Non sarà che si è presa la palla al balzo per fare su questo “criminoso atto semiotico” una campagna elettorale nel nome del lungomare ordinario ed ordinato?

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Fosse così, mi parrebbe a dir poco privo di scrupoli semiologici…

EPILOGO:

“Per senso civico martedì prossimo ci sarà un ordine del giorno in consiglio comunale su delle scritte fatte “a pennarello” al Poetto.
Mi sfugge per quale “senso” invece martedì scorso pd-sel-e rosso mori abbiano bocciato un ordine del giorno, proposto da Enrico Lobina, contro l’allargamento della discarica di Macchiareddu (allargamento e nuovo inceneritore).
Ah, il sindaco il giorno uscì dall’aula all’inizio del dibattito e su facebook non ci sono tracce di suoi post sul tema.
Un tema importante non solo per i cittadini di Cagliari ma anche e soprattutto per quelli dell’area metropolitana di cui il prossimo sindaco di Cagliari si dovrà curare.”
Giuseppe Onano

 

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