QUARANTANOVE

QUARANTANOVE

Come i migranti confinati su due navi, come i milioni condonati alla Lega: che fastidio!

E’ un’Italia prevalentemente infastidita quella che emerge ponendo attenzione alla reazione di quest’entità eterogenea, verrebbe da dire per scelta, chiamata gente.

C’è chi è infastidito perché se ne parla e chi lo è per la ragione opposta.

Qual è il punto preciso di partenza di tanta regressione culturale?

Qual è stato il momento in cui le varie manifestazioni dello scontro di classe si sono annullate in una sorta di movimento d’opinione ballerino (vale solo per la cosiddetta sinistra), la cui massima espressione operativa si concretizza prevalentemente, al di là dell’impegno e del possibile furore individuale, in un sonoro, mesto fastidio?
Ovviamente la domanda è mal posta perché in realtà tale punto non esiste.

Non esiste per gli uomini di mano della borghesia, i fascisti, i quali non hanno perso nulla della consapevolezza dei loro compiti anche operativi.
E non esiste per la sinistra variamente colorata, che ha introitato la convinzione di poter vivere nella migliore società possibile permanendo il potere della borghesia.

Un po’ tutti abbiamo affermato che, si deve all’avvento del berlusconismo e al lavaggio conseguente dei cervelli ciò che sta accadendo.

Chi ci crede pensa che la situazione attuale derivi dalla crisi dei partiti che ne seguì.
Ettolitri d’inchiostro sono stati consumati su questa teoria e più se ne scriveva, più sembrava credibile e meno si riuscivano a scorgere le cause reali della situazione.
L’implicito, rassicurante ed autoassolvente “era meglio prima” ha coccolato per anni fior di pensatori, relegando nel canto dei sogni la triste realtà di un degrado, dovuto anche alla predisposizione del gruppo dirigente del PCI all’accettazione delle “regole” del mondo capitalistico.

La stessa cosa avveniva a livello sindacale e non poteva essere altrimenti.
Non c’è da stupirsi, quindi, se, mentre la componente fascista della “gente” non soffre affatto di crisi d’identità, a sinistra l’umore imperante ha tutti i crismi di una sorta di “fastidio” furioso fin che si vuole, ma pur sempre esclusivamente tale.

Per cambiare radicalmente la situazione, assodato che il partito rivoluzionario è stato poco più di un sogno e che il ribellismo individualistico è l’ultimo passo per il definitivo scompaginamento delle masse lavoratrici, non rimane che un’alternativa, quella di tornare umilmente sulle proprie convinzioni, sottoporle ad un’analisi critica serrata per mettere in risalto ciò che è mancato nell’operato dei comunisti italiani e porvi rimedio senza indugio.

Le riproposizioni acritiche fideistiche del passato, l’affidamento a scimmiottature di “sinistra” delle alleanze naturali nel campo avverso e l’annullamento dell’idea politico organizzativa in un insieme di rivendicazioni di principio settoriali, nonostante abbiano i crismi posticci della modernità sono in realtà i più grandi responsabili dell’inesistenza della stessa idea dell’alternativa alla società attuale.

G Angelo Billia

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