questa è ancora democrazia?

MARIO DRAGHI E LA SPARIZIONE DELLA POLITICA

Come al solito faremo delle notazioni laterali alla discesa in campo di Mario Draghi e come i media e gli influencer mainstream abbiano accolto l’evento.

Sicuramente la prima peculiarità che abbiamo notato tutti è Draghi dipinto come il salvatore della patria: pandemia e crisi economica hanno creato una situazione d’emergenza di fronte a cui il parlamento uscito dalle elezioni del 2018 è impotente, quindi serve un uomo fuori dai partiti e dalle istituzione che prenda le redini della situazione e ci salvi dell’impasse.

Fin qui nulla di eccezionale, il salvatore della patria è una figura classica del pensiero politico, dalla Repubblica romana fino al governo Monti: che lo si chiami dictator come in uso fra i latini, o tecnico come è norma nella democrazia (post)moderna, il ruolo è sempre quello:

assumere poteri eccezionali per un periodo limitato e fare ciò che va fatto per traghettare lo stato fuori dalla crisi.

La prima differenza che notiamo rispetto al passato, è che ieri la figura del salvatore della patria proveniva dalle file dell’esercito o era un uomo gradito all’esercito, oggi invece proviene dalle file degli economisti e dei banchieri: questo perché nella società moderna l’economia è considerata de facto guerra non dichiarata di tutti contro tutti.

Questo ci porta al punto successivo: chiunque avrà notato che i media mainstream si sono dilungati all’infinito sulla proibità, la competenza, la bontà, l’umiltà, ecc di Mario Draghi, evitando accuratamente di descrivere quali classi premono per la sua discesa in campo, e quindi quali classi e blocchi d’interessi economici verranno favorite dal suo eventuale esecutivo.

Draghi infatti ci viene presentato come una personalità eccezionale che ha sostituito Giuseppe Conte, che a seconda dell’orientamento del media e dell’influencer viene descritto come un’altra personalità eccezionale intralciata dall’odio degli invidiosi (così Repubblica e Lorenzo Tosa) oppure un mediocre arrivista e incompetente (Linkiesta e i quotidiani di destra), entrambe le letture hanno un punto in comune: la singola persona viene valutata per le sue supposte qualità morali e professionali, e non per i blocchi sociali ed economici che rappresenta.

Le classi sociali, le loro ideologie e i loro concretissimi interessi materiali sono spariti dalla scena: rimangono solo i singoli, con la loro biografia e il loro ego, che si scontrano fra interviste, tweet e dichiarazioni a reti unificate, e il destino della nazioni secondo tale lettura non è altro che il risultato delle loro idiosincrasie, odi, amori, competenze e rancori.

Una sorta di Grande Fratello perpetuo, dove il pubblico da casa è una massa anonima e indistinta che vota un concorrente o l’altro a seconda dell’umore e dell’evento della settimana (come ha risposto a X mentre litigavano, come ha manipolato J contro Z per ottenere un vantaggio al voto da casa).

Questo ci porta al livello successivo, che personalmente trovo il più inquietante: poiché la politica è fatta di ego che si scontrano, i programmi non ci sono oppure vengono firmati a scatola chiusa perché li propone X invece di Y.

Questo è quello che secondo i media sta avvenendo con Draghi: lui ha un programma, ma non serve che ne discutano né i cittadini né i partiti dato che a proporcelo è lui, e il segno soprannaturale della bontà di tale programma ci è dato dal fatto che lo spread scende ancora prima che ne abbia applicato un solo punto.

I mercati hanno benedetto il salvatore ancor prima della pugna sul campo, esattamente come Dio benediva i generali prima delle grandi battaglie.

Viene naturale chiedersi:

questa è ancora democrazia?

E non meno importante, i media hanno ancora il ruolo di cani da guardia del potere politico-economico?

A nostro avviso le risposte sono due secchi “no”, ma per motivarle adeguatamente bisognerebbe far ricorso a categorie politiche ormai scomparse, come le ideologie e gli interessi di classe.

Due categorie relegate dal postmoderno ad anticaglie del passato, come le teocrazie e le discussioni sulla reale natura di Dio.

Peccato che se con il sacro vale la massima “vivi come se Dio non esistesse”, con gli interessi di classe e il mercato finanziario è difficile far finta non esistano, dato che determinano ogni minuzia della nostra vita quotidiana, da quanto IVA paghiamo su ogni singolo prodotto, al tasso d’interesse sul nostro mutuo fino al costo dell’acqua che esce dai nostri rubinetti.

Ma secondo il postmoderno tali “minuzie” le stabilisce il Mercato/Dio/Natura, quindi a noi umani non rimane che valutare su quello che stiamo leggendo ora di Draghi: sapere se al liceo copiava i compiti o li passava, sapere se è i suoi colleghi alla BCE lo amavano o destevano, ecc
Siamo diventati veramente una democrazia a misura d’individuo: i soggetti collettivi e i loro interessi sono spariti, rimangono solo le infinite discussioni sui singoli ego.

Federico Leo Renzi

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