Raccontare l’artista con screenshot privati?

Ciascuno elabora il dolore, il lutto, il tormento, il cordoglio, il trauma, la crepa la frattura interiore, dinanzi la scomparsa di un amico d’appena quarantatré anni, nella maniera che reputa più opportuna.
Se poi questo amico, è innegabilmente, il più grande e talentoso artista della propria generazione, l’emotività è ancora più complicata da gestire e sostenere.
Questo non toglie che pubblicamente, lo sforzo comune, deve essere quello della messa a fuoco dell’artista, di ciò che era pubblico e che ha donato, e lasciato culturalmente indistintamente a tutto coloro che con il suo lavoro hanno avuto la fortuna d’impattare.

Raccontare un artista grandioso, davanti al quale tutte le nostre ricerche appaiono allegre stronzate, come Gennaro Cilento, non deve passare per scandagliare e mistificare tutto il suo universo privato, questo perdonatemi, mi sconcerta e mi sconforta.

Ma sul serio, per testimoniare d’averci avuto a che fare, è necessario pubblicare screenshot di sue conversazioni private?

Non lo trovate un tantinello disdicevole?

Legalmente è vietato postare screenshot di conversazioni private tra vivi e voi lo fate come nulla fosse, dinanzi a un amico morto prematuramente?

Vorrei chiederlo a ciascuno di voi, personalmente, quando e come Gennaro vi avrebbe dato mandato per postare quello che pubblicate per ego personale, vorrei farvi presente personalmente come uno scambio di battute private, scanzonato, disinteressato e ludico via social network, nasca per non essere altro, da vivi e a maggior ragione dinanzi a un morto.

Vorrei chiedervi di mostrarmi, quando Gennaro Cilentoha dichiarato al signore Facebook, la sua disponibilità a sceenshottargli tutto.
Se un pensiero e uno scambio di battute nasce per essere privato, perché lo si consegna al pubblico su una bacheca dove chi ha espresso quel pensiero non può rimuovere il tag?
Sappiamo tutti, come pubblicamente Gennaro Cilentoci tenesse al fatto, che sulla sua bacheca si ragionasse soltanto del suo lavoro e la sua ricerca, perché dopo la sua morte questa bacheca diventa uno scandagliarne tutto, anche quando insignificante?
Tutto gli dobbiamo qualcosa, come si deve sempre qualcosa a un grandissimo artista, quale lui è (non è stato, è).
Io qualcosa gliela devo, è stato il più grande della mia generazione, davanti al quale il mio lavoro scompare e deve scomparire (ma il vostro?), al fianco di Gennaro Cilento ho attraversato passaggi epocali della storia e condotto battaglie in comune che mi portano a trovare totalmente irriverente e fuori luogo la narrazione privata della sua vita.
Ma sul serio, un artista come Gennaro Cilento, pensate meriti una narrazione privata da gossip alla Barbara D’Urso o da tragicomico melodramma Napoletano stereotipato da “Made in Sud”?
Ma siete seri?
Fate sul serio?

Gennaro Cilento, certi atteggiamenti culturali li vomitava, ne prendeva le distanze nell’intimo, le visioni folkloristiche da cartolina Napoletana le odiava, odiava pulcinella e le tarantelle, la sua cultura popolare proveniva da molto più lontano; la sua forza era proprio quella di non essere allineato, nella consapevolezza e coscienza profonda dell’essere fuori luogo nel luogo, nell’essere oltre limiti, etichette e confini; e qui, dove si dovrebbe solo prendere atto, lo si limita e confina, con la presunzione d’averlo conosciuto, ascoltato e avere condiviso le sue riflessioni più profonde, senza averlo mai fatto utilizzando screenshot?

Perché utilizzare la capacità d’ascolto, l’innata sensibilità e la sua sincronizzazione empatica verso il prossimo contro di lui?

Messe, preghiere, fede, devozione, confessione, ricordi intimi, sono ancora un fatto privato davanti alla morte nel secolo dei social network o no?

Io provengo dal secolo scorso, per me l’arte è una cosa seria, come la vita e la morte di un amico che era più di un fratello, e ritengo di si!
L’universo pubblico e la lettura di un artista è bene altra cosa rispetto l’egotismo privato da selfie, questa pagina non andrebbe letta come una gara tra chi è stato più vicino o lontano a Gennaro, questo ritengo l’offenderebbe nell’intimo e nel farvelo presente penso di doverglielo da amico; in questa social pubblicamente, lui voleva si leggesse la sua pittura, il suo percorso, la sua ricerca, gli volevate bene?
L’avete conosciuto?
Fatelo e rispettatelo!
La sua pittura ignobilmente non fu letta a dovere neanche in Accademia, non era un allineato e coperto per un percorso come quello di Canoro (classico e Accademico) e neanche per un laboratorio operaio, ma per certi versi omologante, come quello di Sgambati; nel nome del pretendere si parlasse della sua pittura, armato solo di questa, affrontava tutto e tutti a viso aperto, senza cedere mai di un millimetro, ha speso tutta la sua vita a marcare il distinguo tra lui e l’idiozia di massa mascherata da cultura e voi celebrate voi stessi attraverso di lui?
Perché non gli date ciò che gli è dovuto e la smettere di lanciargli addosso e in pubblico, quello che lui non ha mai chiesto di dire e non vi chiederebbe se ci fosse ancora?
Pecco di presunzione (e lo so), ma gran parte di ciò che testimoniate in suo nome, lo rimuoverebbe!

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