Riflessione sulla cosiddetta “fotografia alta”

Riflessione sulla cosiddetta “fotografia alta”

 

Ho avuto modo di vedere tantissime mostre di fotografia, e cosa ho notato?

ho notato che le foto sono stampate perfettamente, che la postproduzione è perfetta, che il contrasto è tirato al massimo, che l’attrezzatura con cui si fotografa è estremamente professionale, possibilmente con leica, insomma cosa ho notato?

Che tutti o quasi tutti fotografano alla salgado, alla magnum per intenderci, cosa voglio dire con questo?

Voglio dire che tutti ormai sanno fare il mestiere alla perfezione, come chi scrive provenendo dalle varie scuole di scrittura o chi fa il regista dopo aver fatto l’accademia, ecco tutti lavori di accademia, a volte eseguiti meglio dei cosiddetti “maestri”, neanche un puntino di imperfezione, ed ora vi invito ad un esercizio facile facile, provate a togliere il nome dell’autore di turno e mettetene un altro della stessa scuola, sono indistinguibili ed intercambiabili, ultima nota, la ciliegina, si va nei posti più remoti ed anche più pericolosi per essere irraggiungibili e distinguersi, fotografia esotica ed alla fine di censo.

Chiudo dicendo la mia, che vale uno:

l’autore a mio avviso deve distinguersi ed emergere con un suo stile inconfondibile, per cui si riconosce senza che metta il nome, quella foto è di quello e solo di quell’autore per l’invenzione e per l’originalità del segno, se sbaglio correggetemi.

Mario Pischedda

 

 

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