RIFLESSIONI ELETTORALI CON ESERCIZIO DI MEMORIA.

RIFLESSIONI ELETTORALI CON ESERCIZIO DI MEMORIA.

Nel mio compulsivo e ossessivo esercizio di uno di quelli che ritengo fondamentali capisaldi della democrazia, vale a dire l’esercizio della memoria, vorrei ricordare che il candidato a governatore della Sardegna Massimo Zedda non ha mai trovato il coraggio di dire cosa avrebbe votato al referendum costituzionale.

Tutti si sono schierati, anche Pigliaru si è schierato apertamente per il Sì.

Massimo Zedda, non è riuscito a dare la sua autorevole opinione su un tema fondamentale come un referendum che avrebbe modificato l’assetto costituzionale, la forma dello Stato.

In realtà in quel periodo si giocava il trionfo o la caduta rovinosa di Renzifonzi e il nostro baldo sindaco, ben consapevole di tutto questo, non è riuscito a scegliere cosa fosse più conveniente per lui.

Alla fine, dopo innumerevoli sollecitazioni e interviste, nella estrema imprevedibilità del risultato referendario, Zedda ha trovato essere la cosa più conveniente per lui non schierarsi né per una parte né per l’altra.

Eh sì, perché il nostro sindaco ha sempre ragionato per convenienza politica personale.


A tal proposito non bisogna nemmeno dimenticare che è riuscito a vincere le seconde elezioni da sindaco di Cagliari grazie all’alleanza con il Psd’Az di Solinas (il suo nemico spettacolare del momento) e con Gianni Chessa, storico rappresentante di tutte le destre cittadine possibili e immaginabili.


Lo volete voi un governatore che si disinteressa alla Costituzione della nostra Repubblica nata dal coraggio, dal valore, dal sangue e dal sacrificio della Resistenza?


Lo volete voi un governatore che si allea con chiunque, comprese le destre più destre, pur di conservare il suo potere personale?

P.S.
Nell’esercizio della memoria i ricordi si susseguono a catena, trascinandosi l’un l’altro, non si fermano più… e proprio ora mi sovviene che anche il baldo sindaco poeta di Bortigiadas, seduto a Milis al tavolo del Zedda, da primus inter pares proprio nel giorno della sua solenne “messa a disposizione”, ha sempre avuto un atteggiamento ambiguo e indecifrabile sia rispetto al referendum costituzionale, sia rispetto al Renzifonzi nello splendore del suo potere.
Tutto quello che si dice e si fa dopo che Renzifonzi, o qualunque altro potente e prepotente, collassa sotto il peso del suo fallimento, vale niente, vale quanto il vento che soffia, vale quanto l’acqua che scorre, è solo robaccia da ascrivere all’avanspettacolo e alla necessità continua di riciclaggio e sopravvivenza di certe categorie di politici.

Antonio Musa Bottero

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