RIMUOVERE E DISTRUGGERE?

RIMUOVERE E DISTRUGGERE?

L’idea originaria era di fare si che Capoterra potesse attraverso il lavoro comune dei suoi artisti residenti, connotarsi come un polo artistico d’arte residente isolana.
Si pensò a un progetto comune dove gli scultori della pietra locali potessero interagire tra di loro su delle traiettorie progettuali comuni, questa esperienza doveva essere l‘anticamera per dare vita sotto forma giuridica a un polo civico d’alta formazione artistica.
Adesso, pensare, che questo si sarebbe tradotto in una politicizzazione di un lavoro che nasceva come progetto per non essere politicizzato, che si alimentassero conflittualità quando il progetto era aperto e inclusivo perché rivolto a tutti i creativi di stanza a Capoterra, che addirittura qualcuno arrivasse ad affermare che la rivisitazione della cultura nuragica e Capoterra non avessero niente in comune, come se Capoterra e l’isola fossero due storie disconnesse è sintomatico d’altro (e questa è forse una visione politica) è stato chiaramente l’ultimo dei pensieri di chi ha dato vita e forma a questa gestazione.
Chiaro che il vissuto di queste sculture lo si stia rappresentando come politico , il primo atto di questo progetto, furono delle sculture collocate all’ingresso della Maddalena, ma il tema del “Martirio spirituale” e il legame diretto con Sant’Efisio, poco si prestavano a strumentalizzazioni gratuite.
A questo punto (e lo dico da persona che ha sviluppato il progetto nei suoi contenuti con l’amministrazione uscente), basta con questa polemica (che tra l’altro dal punto di vista politico, non ha proposto alternative di messa a sistema dell’arte, della creatività e della manovalanza artistica residente):
la maggioranza dei Capoterresi per mandato politico e democratico, ritiene che tale lavoro e visione non abbia nulla a che fare con Capoterra?
Rimuova le sculture, le distrugga, faccia quello che gli pare, ciascuno è responsabile di ciò che determina con il suo linguaggio e i suoi gesti.
Se si ritiene che la storia di Capoterra sia la negazione di questa storia, si agisca con decisione:
denigrare e politicizzare un lavoro comune è stato funzionale a ottenere la maggioranza, lo si continua a fare?
Si passi finalmente dalle parole ai fatti, altrimenti la questione diventa molto più che noiosa, l’amministrazione comunale è un altra ed è istituzionalmente responsabile di se stessa, non ho più l’intenzione di battermi la mano sul petto per un lavoro che è stato strumentalizzato:
la cosa che più indigna è la politicizzazione su una questione che d’ideologico non ha mai avuto nulla.
L’arte in gran parte d’Europa (e anche dell’isola) è considerata bene pubblico comune, in Italia (dal 1949) c’è una quota del 2% del bilancio per l’arredo urbano:
quello che sta accadendo in questo senso a Capoterra è fuori dal tempo, dal momento che si semina quanto si raccoglie, auspico che vengano distrutte, se non altro per fare seguire a parole (a scopo propagandistico) dei fatti che rendano palpabile quanto si è dichiarato in campagna elettorale.
Ricordo una dichiarazione del sindaco Garau in piena campagna elettorale su “L’Unione Sarda”:
“Dessi non è un mecenate perché ha finanziato le sculture con denari pubblici.”
Vero non è un mecenate, è stato semplicemente un Sindaco che ha lavorato per porre a sistema culturale arte e artisti residenti, ma con quella dichiarazione cosa si sottintendeva?
Che a Capoterra la questione di cosa sia (o non sia) arte è soltanto una questione d’economia privata?
Chiaro che in campagna elettorale si sia alimentata una macchina della propaganda strappa voti, ma ora che l’obiettivo è stato raggiunto?