Gisella Congia - Ritratti di Pancia

Ritratti di pancia, il nuovo progetto di Gisella Congia

Gisella Congia - Ritratti di PanciaNon è passato inosservato il nuovo progetto video-fotografico di Gisella Congia, psicologa e fotografa cagliaritana che ha fatto della fotografia sociale il suo cavallo di battaglia. Una battaglia contro gli stereotipi e i mondi taciuti che circondano l’universo femminile.
Dopo la sua indagine psico-fotografica dal titolo “Chiaroscuri nella maternità” che scandagliava la maternità nel rapporto ambivalente fra le mamme e i loro bambini nel periodo successivo al parto, stavolta l’artista ha rivolto la sua attenzione al parto cesareo e alle cicatrici, non solo fisiche, che esso può lasciare nelle donne che lo subiscono. “Ritratti di pancia“, questo il titolo del progetto, è stato pubblicato sotto forma di filmato che, oltre a mostrare la serie fotografica, raccoglie le testimonianze dirette di queste donne. Il risultato finale è molto intenso in quanto svela dei retroscena generalmente omessi, i sentimenti contrastanti rispetto a questo tipo di parto, soprattutto quando esso avviene in seguito a complicazioni, quando non era previsto. L’assenza del parto naturale sembra privare la donna della percezione della nascita vera e propria, viene vissuta come una mancanza, un tassello assente che porta a lungo la sua ferita, visibile ogni volta che ci si guarda allo specchio ma anche quando ci si rapporta alla propria maternità.
Il lavoro e i suoi risultati meritano un approfondimento sia dal punto di vista artistico che da quello psicologico e sociale. Per questo Gisella ha risposto a qualche domanda.

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Parlaci di questo nuovo progetto. Come è nata l’idea e quali le ragioni che ti hanno spinto a portarlo avanti?
Qualche anno fa ho incontrato delle donne cesarizzate e ho intuito il forte vissuto legato all’esperienza del cesareo: non sempre positivo, non sempre condivisibile, non sempre emotivamente concluso col parto. Io ho avuto un parto naturale con mia figlia e quindi mi si è aperta una piccola finestra su un mondo di emozioni a cui non avevo mai pensato. Incompletezza… sensi di colpa… incapacità… rabbia… perdono…
Come spesso mi capita nella fotografia ho sentito il forte impulso di dare voce a quelle esperienze, una voce che potesse risuonare fuori da quello spazio protetto in cui incontravo queste donne e rendesse merito dei loro vissuti. Come me tante altre persone potevano ignorarne l’esistenza. E ignorare un qualcosa può significare, alle volte, trattare con superficialità quando ci viene messo davanti. Così ciò che è velato nel silenzio può divenire un altro tabù nell’immensa esperienza materna: quando una ferita fisica diviene anche una lunga ferita emotiva.

Il video e le immagini sono piuttosto forti e si percepisce un vissuto doloroso da parte delle mamme che sono state private di un parto cosiddetto normale. Parlaci del progetto e delle eventuali problematiche incontrate durante la sua realizzazione.
Il progetto Ritratti di Pancia (una produzione dell’associazione L’Eptacordio in collaborazione con www.oasidellemamme.it di Pesaro) coglie una serie di risvolti che le donne cesarizzate mettono a nudo, liberandosi di quel velo di silenzio nel quale la loro esperienza è costretta nel contesto quotidiano, permettendo di ammettere con serenità e legittimità le loro emozioni. Come spesso mi sento in dovere di puntualizzare nei miei (controversi) progetti sulla maternità, non tutte le mamme che vivono un cesareo necessariamente devono poi fare i conti con una ferita emotiva forte e profonda. Molte lo elaborano serenamente e di questo ne siamo felici. Ma vi è un’altra parte di donne che invece percepiscono e raccontano altro, così che questo progetto parla di loro e lo racconta a un’opinione pubblica più ampia, con l’obiettivo di creare una nuova sensibilità verso le madri. Durante il lavoro non ho trovato particolari difficoltà…amo esplorare queste tematiche e viverle direttamente con le donne.

Ancora una volta il tuo interesse si muove verso il campo della femminilità in generale e della maternità in particolare. Quali sono le ragioni che ti spingono verso l’approfondimento di questi temi?
Da quando sono divenuta madre, sette anni fa, qualcosa di questa esperienza mi ha portato a guardare i risvolti della maternità in modo diverso. Mi rendo conto che un passaggio così naturale e spettacolare è in realtà intriso culturalmente di tanti aspetti emotivi che non posso essere raccontati con altrettanta naturalezza, senza suscitare scalpore, indignazione, giudizio. Io mi appassiono di questi aspetti e cerco di metterli a nudo attraverso l’immagine e cercando sempre di avere cura delle esperienze che mi vengono offerte.

Psicologia e fotografia sociale. Credi che questo progetto porti dei benefici sia alle donne intervistate sia alle fruitrici di questo lavoro?
Assolutamente si e i contatti che sto ricevendo dopo la pubblicazione del lavoro confermano la voglia di non sentirsi sole da parte delle donne che sperimentano queste ferite. Sentirsi accolte in un vissuto di disagio, così come non sentirsi “anormali” rispetto a emozioni che si provano, non può che essere di per sé terapeutico e di sostegno. Io spero veramente che questo lavoro arrivi anche oltre le donne cesarizzate: ai vicini di casa, ai mariti, alle madri, agli amici di quelle donne. Se una sola di queste persone di fronte a un taglio cesareo avrà voglia di chiedere serenamente alla madre come si sente e ascoltarne il vissuto, sarà un grande successo per Ritratti di Pancia.

Ritratti di pancia nasce come un Evento Virtuale a Cappello e, come tale, può essere visionato e diffuso liberamente e chi vuole può contribuire con un’offerta per sostenere il lavoro svolto. Come funziona esattamente?
L’uscita di Ritratti di Pancia è un po’ un esperimento. Non avevo mai pensato a un evento virtuale, ma l’opportunità di diffusione che garantisce la rete è veramente incredibile e così (complice il sostegno dell’Oasi delle Mamme che ne ha curato la sottotitolazione) abbiamo deciso di farlo viaggiare per il mondo (virtuale!). La fruizione del video è ovviamente libera, perché vogliamo che raggiunga il maggior numero di persone possibile, ma abbiamo messo la possibilità di fare una donazione altrettanto libera (senza minimi ne massimi). Così come avviene nel teatro di strada, per esempio, dove “il cappello” (appunto i soldi che fisicamente vengono dati dal pubblico, attraverso un cappello che viene fatto girare tra i presenti a fine spettacolo) è qualcosa che si da come riconoscimento di ciò che è stato presentato al pubblico, così io rilancio al pubblico fruitore della “piazza web” di mettere qualcosa nel cappello se credono che il lavoro che hanno visto lo meriti.
Il progetto è sul mio sito www.gisellacongia.com, il pulsante della donazione immediatamente sopra!

Quali sono i progetti futuri rispetto a Ritratti di pancia? Diventerà un libro fotografico come Chiaroscuri nella maternità? Oppure?
Per ora voglio provare a farlo circuitare come progetto videofotografico nei contesti adatti e nei concorsi nazionali e internazionali. Buona parte del “cappello” sosterrà proprio l’iscrizione del lavoro in questi contest.
Più in là vedremo…

Barbara Picci
@brababella

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LINK UTILI:
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Gisella Congia – Website
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