Robin Hood della città: gli Assemble

Sarà sfuggito ai più, presi dai contorcimenti intorno al proprio ombelico, e agli autocompiacimenti sterili del proprio linguaggio aggressivo (lo stesso del padrone), che un collettivo si aggira per l’Europa, non Unione Europea: gli Assemble.

Gli Assemble sono il primo gruppo di varia composizione ad aver vinto il Turner Price nel 2015, ma siccome il loro lavoro va contro gli interessi del finanzcapitalismo, se ne parla meno di quanto si dovrebbe.

Il collettivo britannico Assemble, Turner Prize 2015

Ma facciamo ordine, chi sono gli Assemble?

Gli Assemble sono 18 membri che provengono da vari settori, sono architetti, filosofi, artisti, artigiani, laureati in lettere e psicologia. Già questa è una novità: nessuna archistar o artistar. È quindi un collettivo che incrocia saperi, come si faceva nell’antichità.

Dove?

Gran Bretagna.

Cosa fanno?

Lavorano sul territorio, riqualificano aree in forte crisi, semiabbandonate,  degradate, attraverso progetti che raccolgono le testimonianze degli abitanti, con video interviste, raccolta di testimonianze e desideri, mirate alla progettazione di una sorta di architettura partecipata. Gli Assemble hanno recuperato una stazione di rifornimento carburante e ne hanno fatto un cinema temporaneo, il Cineroleum, hanno riqualificato il quartiere di Toxteth, Liverpool, hanno trasformato un parcheggio in una piazza. Sono agli antipodi della gentrificazione mannara che è arrivata anche a Cagliari nei suoi quartieri storici.

Perché?

Un nuovo modello di sviluppo è possibile, e l’arte e l’architettura, la psicologia, la sociologia, l’artigianato, forze unite contro avidità e speculazione possono ribaltare il modello imperante, che è un modello malato di individualismo, profondamente resistente come il narcisismo, che è condannato al suicidio (come nel mito). Gli Assemble non si propongono grandi  e disumani profitti, hanno certo bisogno di committenti, ma i loro committenti possono essere, a loro volta, delle cooperative di cittadini, stufi del degrado o dei luoghi abbandonati al proprio destino.

Motto: Fare in modo che le cose accadano.

Soundtrack: J. Lennon, Power to the People; P. Smith, People have the Power.

Concettina Ghisu

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