Carlo Salvatore III Laconi: non m’interessa il trend della comunicazione 2.0

 Carlo Salvatore III Laconi: non m’interessa il trend della comunicazione 2.0

 

 Sei stato forse il primo artista e Scultore isolano a lavorare su come la tradizione per sopravvivere alla sua natura fatta Accademia, necessitasse di adattarsi alla connessione, nella pratica le tue sculture immagazzinano dati, come è possibile?

Anzi diciamolo meglio la pietra è un registratore naturale di dati, ma tu tratti la pietra come la nostra umanità interconnessa, non a caso uno smartphone nella nostra cultura è considerato qualcosa di molto privato.

Sostanzialmente sono sempre stato stimolato da interrogativi etici ed estetici sull’ambiente e sul futuro, particolarmente sul rapporto e il legame che si viene a creare tra segni, simboli e funzioni dell’linguaggio, e come spesso essi convergono gli uni negli altri, dando origine a “filtri percettivi” e a modelli radicalmente-intrinsecamente conoscitivi del nostro tempo.

Sinceramente non so se sono stato il primo a lavorare su come la tradizione (di sua natura accademica), necessitasse di adattarsi alla connessione come movente simbolico della contemporaneità (globalizzata); però di sicuro penso di esser stato il primo, o tra i primi, ad aver calibrato una ricerca scultorea trasversale che trascendesse e combinasse la Land Art, la Glocal Art, alle tecniche di progettazione e management nella comunicazione (ICT), su una scala globale.

Cosi come disse Johann Wolfgang von Goethe: “Colui al quale la natura comincia a svelare il suo segreto manifesto, sente irresistibile nostalgia per la più degna interprete di essa, l’Arte” .

E a tal proposito, è importante sottolineare che il rapporto che lega l’uomo all’ambiente appartiene all’essenza della vita stessa. La Natura, sfondo primordiale di tutte le nostre attività, è la più grande delle “grandi immagini” che compongono il paesaggio della nostra vita, e attraverso l’Arte, che Essa può “sublimare il suo ruolo” e divenire un eccezionale, incomparabile, “strumento di identità e consapevolezza sociale”. 

Perciò sostanzialmente tratto la Pietra come elemento privilegiato della Natura, insito nel/del paesaggio, come l’unità minima ma imprescindibile della Terra stessa, che per sua natura registra, accoglie e tramanda nel tempo, sia le informazioni simboliche e semantiche insite nell’estetica dei luoghi, quanto quelle intrinseche e funzionali dei dati registrati (siano essi ambientali, culturali, tecnologici e sociali del nostro tempo), come metafora conoscitiva dell’umanità tutta.

Ad ogni modo è opportuno chiarire che le mie opere scultoree non sono meri contenitori di dati, come dei “Server megalitici”, ma in primis bisogna considerare che ogni intervento scultoreo nel paesaggio, è di per sé come una piccola parte di un “non-finito” in progress, che si rende presente sia in un punto della storia-temporale, l’oggi, nonché in una precisa localizzazione spazio-territoriale, il luogo.  Ogni opera quindi, determina un “punto nodale” che va a costituire il network glocal di CONNECTING LANDSCAPE. (www.connectinglandscape.it)

Inoltre, attraverso le tecnologie di comunicazione di massa, si possono collegare due o più “pietre connesse” (Menhir Informatici / Info@ssili) ed è possibile assistere in tempo reale a una sovrapposizione acustica degli agenti atmosferici (acqua, pioggia, vento, tuoni, etc; suoni animali o di derivazione antropica) registrati dall’altoparlante collegato ai microfoni di un’altra “pietra connessa” che si trova in un altro territorio. 

I suoni percepiti nel paesaggio circostante l’opera scultorea e i suoni provenienti da un altro territorio, interagiscono tra loro, creando un “segnale sinestetico”, che diviene messaggio e sveglia percettiva dell’ambiente circostante al fruitore.

Il processo che si vuole attuare con la carica metaforica dell’arte, mette in luce la mutazione che sta caratterizzando la nostra attuale esperienza del mondo: la convergenza tra gli elementi tradizionali del reale, gli strumenti e le infrastrutture tecnologiche, creano le condizioni per forme di dialogo o di interazione assolutamente originali.

Salvatore Carlo Laconi III

Ti occupi di pietra, di suoni e d’interconnessioni, quanto questo ti accomuna o allontana da Pinuccio Sciola?

Non saprei! Anche perché più che di pietra, o di suoni e d’interconnessioni, mi occupo di indagare i piani di interrelazione – percezione tra di essi. 

La mia ricerca nasce proprio da questa consapevolezza e si esprime attraverso un unicum, che è contemporaneamente sia processo d’indagine sociale, sia progetto di paesaggio, quanto opera scultorea, e perciò concepisce ed interpreta il paesaggio locale/globale e la società (globalizzata) come una “struttura olistica” rivelata attraverso il linguaggio universale dell’arte.  

Mentre credo che la ricerca del Maestro Pinuccio Sciola abbia proprio nella pietra la sua interconnessioni al suono come risultante del processo scultoreo universale.

D’altronde, periodi, strumenti e modalità d’approccio diversi producono ricerche differenti, anche se si possono incrociare e perciò accumunarsi in una condizione legata al genius loci, all’ispirazione territoriale e alla sacralità della natura; allo stesso tempo si distinguono e si allontanano, proprio per l’internazionalizzazione sperimentale degli strumenti utilizzati dalla globalizzazione del linguaggio contemporaneo.

Salvatore Carlo Laconi III

 Quanto e come il tuo lavoro porta a un ampliamento dei sensi e della soglia del possibile?

Concettualmente l’operazione d’arte intende sottolineare come oggi sia possibile non solo rilevare i dati peculiari di ogni ambiente, ma rendere possibile una relazione cognitiva, interfacciando più località territoriali, riportandole a un codice comune in cui, al soggetto/fruitore, è comprensibile una forma di interazione conoscitiva del paesaggio percepito tra il locale e il globale.

Questa nuova opportunità, che aspira all’incontro sociale tra diverse località, fisicamente lontane in situazioni ambientali differenti, può costituire una effettiva interrelazione della comunità, proponendo una presa di coscienza e di confronto del proprio territorio, tramite il concetto di interconnessione, noto con la definizione di connettività o webness.

In altre parole bisogna considerare che oggi ci si stia muovendo verso una nuova consapevolezza dello spazio percepito: uno spazio come campo attivo, come luogo di tensione, attrazioni, scambi e relazioni. Si tratta qui di ribaltare il rapporto tra uomo e territorio. Non concepirlo come luogo da utilizzare e nella peggior delle ipotesi da sfruttare, ma considerare l’uomo come mezzo al servizio dell’ambiente, e il paesaggio comunicando se stesso comunica l’uomo come parte di sé.

Da questo punto parlare di interattività come sensibilità del paesaggio, significa parlare propriamente di connettività.

Una composizione tra uomo e territorio che ha a che fare con l’esperienza e la “progettazione” di nuovi simboli, che danno origine a un modello radicalmente e intrinsecamente mediale dell’ambiente percepito.

Si considera in questo modo, che lo spazio reale sia rivelato e ri-osservato (vedi Eugenio Turri, Il paesaggio come teatro: dal territorio vissuto al territorio rappresentato) tramite la cognizione telematica, riflettendo sull’idea, che l’ambiente costruito, cosi come l’ambiente naturale, possa divenire sensibile, in una concezione “organica” d’identità percettiva del paesaggio. 

Salvatore Carlo Laconi III

Non temi che possa venire risucchiato dalla ridondanza di comunicazione digitale 2.0?

Personalmente non credo che il mio opus possa rientrare nella ridondanza di comunicazione digitale 2.0.

Io cerco con la scultura di simbolizzare, fossilizzare e/o interpretare lo Spirito intangibile del Tempo, appunto il nostro, forse lo Zeitgeist 2.0, sottolineo il forse.

Comunque è profondamente vero che attualmente la velocità di consumo della cultura e in particolare della cultura dell’arte e il suo “mercato 2.0”, ha fatto nascere una generazione di artisti poverissimi di pensiero ma abili comunicatori mediatici.

Ma è proprio per questo che ritengo attualmente siano veramente pochi gli artisti contemporanei, che in qualche forma, possano esser definiti “Classici” a tal punto da dover essere tramandati a generazioni future, ed è in questo solco che proseguo la mia ricerca come artista; …in un certo senso, proprio per il tipo d’approccio trasversale tra una ricerca di tipo “tradizionale scultoreo”, combinata a quella “2.0 comunicativo mediatica”, che sento di non essere fagocitato dalla velocità dei trend o le mode del mercato, che ne esasperano l’uno o l’altro aspetto,  rendendoli sia effimeri quanto spesso superficiali.

Salvatore Carlo Laconi III

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