Salvini è la destra che palpa!

Mi permetto qui di criticare l’articolo, che a quanto pare porta in un giornale online “serio e di sinistra” quello che a destra e nel nord leghista sanno tutti da 30 anni.

La Lega non è Destra, se intendiamo con questo concetto quella conservatrice/reazionaria di stampo novecentesco.

“Matteo Salvini non è di destra. Almeno, non della destra che crede in Dio, Patria e Famiglia. E nemmeno della destra che ha fede nella diseguaglianza, nella forza dell’individuo contrapposta a quella della massa, la destra che milita nelle fila della meritocrazia. Salvini non ha mai invocato il senso dello Stato come entità superiore alle parti, né quello dell’Ordine. Non considera l’obbedienza una virtù. Al contrario, si definisce – nella sua autobiografia, Secondo Matteo – un “disobbediente”.

Lo stesso nome che si diedero i no global di Luca Casarini.

Paradossalmente, Salvini vede “più valori di sinistra nella destra europea che in una certa sinistra che si spaccia per tale”. In altre parole, Salvini non crede in ciò in cui ha creduto la destra che abbiamo finora conosciuto. Eppure, è diventato il modello della destra che conosciamo oggi, e che continueremo a conoscere domani.”

Salvini, Maroni, Bossi, ecc non hanno alcuna parentela con la Destra tradizionalista, intesa come quella che difende Dio (gli dèi), Famiglia, Patria, Ordine, Legge.

Non sono mai stati interessati al conservatorismo Tory che ha come autore di punta Sir Roger Scruton, se sapessero che esiste un neoconservatorismo cattolico che ruota intorno al riscoperto Chesterton e a MacIntyre lo metterebbero al bando insieme alle teorie “gender”, sul neo paganesimo comunitarista di Alain De Benoist o sul più potabile -e mainstream- Serge Latouche ci sputano sopra. Il decisionismo di Carl Schmitt, il culto per i valori dell’aristocrazia premoderna tipico della casa editrice Adelphi, il pensiero di Evola o Junger, ecc mai nemmeno orecchiati.

L’unica frangia “colta” della Lega è quella dell’ex ordonovista Mario Borghezio, che ha sempre mantenuto i rapporti fra il partito e la destra extraparlamentare di matrice neofascista, da cui è stata pescata più l’estetica e i contatti con altri movimenti alt-right europei che non qualche idea politica di rilievo.

La Lega è una destra che nasce dopo il grande mutamento antropologico del boom analizzato da Pasolini: è una destra che si trova a suo agio nel consumismo amorale, nel culto della libera impresa, del conformismo asfittico in pubblico e nell’individualismo anarcoide nel privato, nell’etica tipicamente lombardo-veneta del “lavora e poi a casa tua fai quel che vuoi”.

Per fare un esempio pratico e subito comprensibile, è la destra del piccolo imprenditore di successo che ha metà degli operai in nero, tiene famiglia è contro il poliamore ma ha l’amante, è contro i centri sociali e la liberalizzazione della droga però al night si fa la striscia di coca e paga 100 euri per palpare nel privè la ballerina rigorosamente straniera.

L’Ordine declinato in salsa Lega non è altro che una versione ferrea del decoro: giovani, immigrati, prostitute, poveri, ecc non devono disturbare con la loro semplice esistenza il consumo.

Così come le manifestazioni non devono interrompere la viabilità o ancor peggio bloccare la produzione. Poi ognuno a casa e nell’azienda propria faccia quel che vuole, lo Stato non deve metterci bocca. Allo stesso modo la Lega è visceralmente xenofoba ma non razzista: il razzismo implica una visione forte della Storia, chiare idee geopolitiche sul rapporto e le gerarchie delle civiltà, un interesse per ciò che le “razze inferiori” pensano, producono, fanno ecc alla Lega tutto ciò non interessa minimamente: non vuole lo straniero di qualsiasi tipo tanto quanto non vuole il meridionale. Non vuole vedere alcuna diversità, figurarsi il conoscerla per metterla in una scala di valori: è l’intolleranza da strapaese eretta a ideologia nazionale.

Questa è destra? Certo, ma non quella contro cui ha combattutto la sinistra nel ‘900.

Tanto meno quella con cui ci sono stati odi-amori sfociati in contaminazioni reciproche negli anni ’70: se Nietzsche, Heidegger, Junger e i loro epigoni attuali possono essere recuperati, nella Lega non c’è alcunché che possa interessare un intellettuale di sinistra. E’ una destra postmoderna, pratica, cinica, consumista, mediatica, laica e visceralmente intollerante verso ogni diversità perché ha una struttura ma non ha un’identità forte.

E’ una roccia vuota all’interno: piaccia o meno, è l’unica destra di massa rimasta in circolazione.

Federico Leo Renzi

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather