Sandal Falastin a Liberafest San Sperate

Continua il nostro percorso di interviste con i protagonisti che saliranno sul palco il 25 aprile al Giardino Megalitico di San Sperate per Liberafest, oggi abbiamo fatto due chiacchere con un progetto che mette assieme musicisti, attori e ballerine, loro sono i Sandal Falastin.

Biografia
Sandal da sandalo, si narra infatti che Dio, durante la creazione del mondo, avendo ancora nella sua bisaccia qualche sasso e un po’ di terra, gettò il tutto in quel pezzo di mare al centro del mediterraneo, Poi lo calpestò per spargerlo, così facendo lasciava la sua impronta dando a questa terra le sembianze del proprio Sandalo. Da qui uno dei più antichi nomi con cui è stata chiamata la Sardegna, oltre che Ichnusa è appunto Sandalia, dal greco Sandalios, che significa, sandalo.
Falastīn dall’antico nome della Palestina.
Sandal Falastin è un progetto di musica, danza e teatro che ha come obiettivo quello di studiare, approfondire, diffondere e valorizzare la cultura palestinese e mediorientale interfacciandola con la nostra cultura sarda.
I Sandal Falastin vedono due attori, sette musicisti e quattro danzatrici provenienti da espressioni artistiche differenti: Danza Orientale nei diversi stili, danza Classica, Tango, danze tipiche dell’area mediterranea, si confrontano in un corpo di ballo eterogeneo. Musica classica, rock, world music, musica sarda si muovono in percorsi di contaminazione musicale.

Il gruppo è formato da:
musicisti
Elisabetta Delogu: voce
Fabrizio Lai: chitarra, Saz baglama
Ivana Busu: fisarmonica
Andrea Loche: launeddas
Mubin Dunen: santur, nay, voce
Giancarlo Murranca: percussioni
Marco Ammar: chitarra, voce

danzatrici :
Elisabetta Piana
Cristiana Mura
Silvia Bandini
Alice Cardia

attori:
Valentina Sulas
Alessandro Congeddu

Cosa vi ha spinto a creare il progetto Sandal Falastin?
Collaboriamo da tempo con l’Ass. Amicizia Sardegna Palestina e 3 anni fa abbiamo sentito l’esigenza di fare di più per poter sostenere le iniziative e i progetti dell’associazione. Ci è stata data quindi, dai rappresentanti dell’associazione Fawzi Ismail e Mariangela Pedditzi, l’opportunità di poter essere utili al progetto “Handala va a scuola”, progetto creato che ha come obiettivo quello di raccogliere fondi per acquistare materiale didattico, accessori, libri e tutto ciò che serve per la ricostruzione di scuole e asili nei Territori Occupati e nei Campi Profughi così da poter garantire ai bambini palestinesi il diritto allo studio. Da quel momento abbiamo pensato di mettere insieme un ensamble di artisti di diverse discipline e provenienti da diversi paesi del mediterraneo, per mettere in risalto artisticamente i vari aspetti culturali legati alla Palestina, al Medioriente e naturalmente alla nostra Sardegna, da qui il nome Sandal Falastin , “Sandalia” dal greco Sandalios che significa sandalo, uno dei più antichi nomi con cui è stata chiamata la Sardegna oltre a Ichnusa, e “Falastīn” dall’antico nome della Palestina.
 Progetti come il vostro possono aiutare a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi sociali?
Noi siamo convinti di si, abbiamo avuto spesso dei riscontri positivi a riguardo al termine dei nostri spettacoli da parte di parecchi spettatori che non avevano nessuna conoscenza circa la causa palestinese. Un nostro importante obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico sulla passata e odierna questione palestinese, di spingere ad interrogarci sugli eventi che accadono a pochi km da noi, di creare una relazione, un dialogo prima con noi stessi poi con gli altri, di far conoscere una realtà che spesso viene occultata, ma soprattutto di mostrare un aspetto della Palestina lontano da quello che ci vogliono propinare i media. Far conoscere, mettere in evidenza quella parte della Palestina che a tanti è sconosciuta, quello che era la meravigliosa Palestina prima della Nakba del 1948, la sua cultura , la bellezza del suo territorio , delle sue tradizioni che ora rischiano di essere perdute. Quando ci esibiamo, per 2 ore entriamo nell’anima di chi divide il palco con noi, al termine ci auguriamo che il pubblico si sia portato a casa belle emozioni e spunti di riflessione.
Musica teatro e danza assieme, la vostra capacità artistica di mettere assieme tre discipline artistiche differenti, come riuscite a far conciliare il tutto?
Non è semplice, attorno ai Sandal Falastin orbitano una trentina di artisti, che vengono poi scelti in base al tipo di performance da proporre, alcuni provenienti dalla vasta area Mediorientale, dal Nord Africa e da varie parti d’Italia, non è facile quindi organizzare logisticamente prove, incontri e tutto ciò che fa parte della preparazione di un evento. Prima di iniziare a scrivere lo spettacolo cerchiamo di capire di volta in volta cosa vogliamo comunicare, il focus di quello che porteremo in scena, dopo di che grazie alle diverse esperienze di ciascuno di noi, ci incontriamo per prendere spunto da poesie, letteratura, musica tradizionale, storie di vita vissuta raccontate dagli stessi componenti del gruppo, in quel momento le difficoltà svaniscono e il flusso di idee diventa un fiume in piena che ci pervade, l’attore diventa spettatore al tempo stesso di ciò che racconta, musicisti e danzatrici creano un linguaggio comune, un linguaggio dalle infinite potenzialità e possibilità… in scena una piccola rivoluzione è in atto, il palco ci permette di condividere un’emozione, di comunicare attraverso il messaggio dell’arte, di far conoscere, di smuovere speriamo le coscienze circa argomenti troppo spesso poco trattati.
Avete dei nuovi spettacoli in cantiere?
Per ora no, ci stiamo concentrando sulla registrazione del nostro E.P. 5 brani autoprodotti dal sound tra Sardegna, Medioriente e Nord Africa. Utilizziamo strumenti che caratterizzano la musica tradizionale dei popoli di queste tre aree del Mediterraneo, come le Launeddas, il Ney, il Santur, Saz Baglama, Darbuka, Duff, etc. L’E.p. avrà, come tutti i nostri lavori, lo scopo di sostenere il progetto “Handala va a scuola”.
Che cosa significa per voi partecipare a Liberafest San Sperate?
Questa giornata ha per noi il significato di rendere vivi, nella pratica di oggi, gli insegnamenti della Resistenza Partigiana, del sostegno alle resistenze dei popoli oppressi da regimi filoimperialisti o da occupazioni coloniali. Collaboriamo frequentemente con Bruno Carboni e Valeria Scalas e gli siamo infinitamente grati per averci invitato, per averci dato la possibilità di tenere vivo il ricordo della lotta partigiana. Siamo convinti che la lotta di allora si ponga in continuità con la lotta di liberazione del popolo palestinese oggi, che tiene testa ad un nemico razzista, genocida e spietato quanto lo erano i repubblichini e le SS nazifasciste. I Partigiani palestinesi di oggi, i Fedayin, sono un esempio attuale della nostra storia che continua, la Storia degli oppressi che osano ribellarsi agli oppressori , contro lo sfruttamento capitalista sempre più selvaggio da parte del “Civile Occidente”, contro la guerra imperialista, contro il razzismo sotto qualunque veste si presenti o si celi. I Fedayin di oggi lottano contro il sionismo come equivalente contemporaneo di quella che fu allora la barbarie del nazifascismo. Crediamo che ricordare contrasti il subdolo tentativo di cancellazione della memoria della Storia della Resistenza Partigiana, voluto per farci, tramite la massiccia retorica nazionalista spiattellataci giornalmente dai media, accettare, tollerare, riconoscere giusto l’egemonismo sionista giustificando l’occupazione della Palestina e tutte le guerre di aggressione imperialista in cui è coinvolto, con uomini e mezzi, lo Stato italiano. il 25 aprile non è la festa della Repubblica italiana, quella è il 2 giugno, il 25 aprile è molto di più, la festa di una libertà conquistata con il sangue contro lo straniero invasore. l’Italia non è l’unica a celebrare in un giorno speciale la fine dell’occupazione straniera: al di là del Mediterraneo, l’Etiopia celebra la sua festa della Liberazione il 5 maggio. Liberazione non dai nazisti, ma dalla terribile occupazione italiana: ovvero, quando “gli altri”, gli invasori, eravamo noi! La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare. ecco perchè è giusto ricordarcelo, il 25 aprile la gente esce di casa, grida, sventola bandiere, si commuove, canta , piange, sorride. Questo cantare, questo pianto di gioia, questo gridare ci prende per mano e ci ricorda di tirar fuori il meglio che c’è in ognuno di noi. VIVA LA LOTTA DI LIBERAZIONE DI TUTTI I POPOLI! VIVA LA LOTTA DI LIBERAZIONE DEI PALESTINESI!
“Non c’è libertà senza la libertà della Palestina” (Nelson Mandela)
Sandal Falastin, Elisabetta Piana e Fabrizio Lai
#restiamoumani #Liberafest
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