Sanità: vero cuore di Napoli!

Il lavoro che con Gennaro Cilento si era andato a impostare negli anni Novanta con il “Mario Pesce a Fore”, è poi diventato attraverso l’elaborazione individuale dei diversi artisti, patrimonio collettivo di tutta la città di Napoli, espansa e spalmata d’allora, trasversalmente a tutti i linguaggi dell’arte, tra folk ed avanguardia.
In questi giorni intensi, tra i tanti che mi manifestano forte vicinanza, e uno dei pochi amici (prima che artista), che ha avuto la possibilità di vederlo l’ultima volta, come se stesse ancora dormendo, c’è Gennaro Patrone.
In quegli anni con noi, attraverso le video performance a cielo aperto, collettive e interattive “on the road” del Mario Pesce a Fore, Patrone cominciava a sviluppare quell’idea di percorso di ricerca artistica individuale, che oggi lo determina come uno dei più grandi della scena teatrale partenopea, ma non è uno di quei personaggi alla Massimo Ranieri, che vedrete mai in televisione, lo vedrete in piccoli e intimi teatri della città, con la sua compagnia a narrare le sue storie, storie figlie di quella Napoli e di quella elaborazione culturale condivisa.
“In quegli anni con noi, attraverso le video performance a cielo aperto, collettive e interattive “on the road” del Mario Pesce a Fore, Patrone cominciava a sviluppare quell’idea di percorso di ricerca artistica individuale, che oggi lo determina come uno dei più grandi della scena teatrale partenopea, ma non è uno di quei personaggi alla Massimo Ranieri, che vedrete mai in televisione, lo vedrete in piccoli e intimi teatri della città, con la sua compagnia a narrare le sue storie, storie figlie di quella Napoli e di quella elaborazione culturale condivisa.”


L’anima creativa di Gennaro Patrone, come quella di Gennaro Cilento, è anima sospesa tra tradizione e innovazione (che forse come sentire comune, leggevamo, e leggiamo, come regressione).
Non ha mai perso da quegli anni novanta che sono stati di formazione comune, l’idea che arte e vita fossero naturalmente connesse, che l’arte andasse vissuta ed espressa a cielo aperto, manifesta nei vicoli, nei quartieri e nei luoghi dove si genera.

Come Gennaro Cilento ha vissuto nel Rione Sanità, Gennaro Patrone vive e vivrà la Sanità, con il suo ricordo come valore aggiunto e come mappa geografica che l’orienterà in un percorso che per lui, come tutti noi, resta complicato, ma è vivo, perché l’arte è vita, è stata ed è la nostra vita, il lavoro e la ricerca di Gennaro Cilento sono stati parte della nostra vita,  coscienza e di consapevolezza.
Nelle foto, le maschere di Gennaro Patrone, che animano vive, luoghi, vicoli e piazze di Napoli, e non smetteranno mai di farlo,  in quegli anni ci siamo formati sulla condivisione dei linguaggi e della ricerca, quella è stata la nostra cifra assoluta.
“Come Gennaro Cilento ha vissuto nel Rione Sanità, Gennaro Patrone vive e vivrà la Sanità, con il suo ricordo come valore aggiunto e come mappa geografica che l’orienterà in un percorso che per lui, come tutti noi, resta complicato, ma è vivo, perché l’arte è vita, è stata ed è la nostra vita, il lavoro e la ricerca di Gennaro Cilento sono stati parte della nostra vita,  coscienza e di consapevolezza. Nelle foto, le maschere di Gennaro Patrone, che animano vive, luoghi, vicoli e piazze di Napoli, e non smetteranno mai di farlo,  in quegli anni ci siamo formati sulla condivisione dei linguaggi e della ricerca, quella è stata la nostra cifra assoluta.”


Valori di mercato, spazi chiusi, salottini, prodotti e strategie ci creavano allergie e orticarie, per questo Gennaro Cilento era noi e noi eravamo Gennaro Cilento.

Siamo cresciuti insieme, abbiamo camminato insieme e ci siamo formati negli stessi luoghi, tutto questo nessuno potrà fingere che non sia mai stato, è disonestà intellettuale non ammettere che in quegli anni l’Accademia era uscita spontaneamente fuori di sé, per tornare a interagire con la città e con i suoi luoghi, e dietro questa rivoluzione non c’è stato nessun Maestro, nessun laboratorio, nessun programma didattico, solo naturale aggregazione di vitalità artistica, un seme creativo che qualcuno ha raccolto e adottato, ma che è nato in maniera spontanea, da solo.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail