Le cartoline dalla Sardegna di Alessandro Toscano

Acque cristalline, paesaggi dal fascino eterno, feste tradizionali e tanto sfavillante folklore sono le caratteristiche che rendono la Sardegna uno dei luoghi da cui un turista non può andar via senza sentire l’esigenza di inviare la cara e intramontabile cartolina postale. Eppure le “Sardinian Postcards” del fotografo Alessandro Toscano non hanno nulla a che vedere con questo aspetto dell’isola.
Vediamo di districare questo paradosso con lo stesso autore.

Le “Sardinian Postcards” presentano una Sardegna diversa da quella che siamo abituati a vedere nelle cartoline turistiche: strade dissestate, paesaggi desolati, industrializzazione selvaggia, montagne bruciate, spiagge colme di turisti tanto da scoppiare. Trapela, seppur filtrato da ironia, un messaggio critico verso l’utilizzo delle risorse dell’isola. Parlaci del progetto e dei suoi obiettivi.

Sardinian Postcards è un progetto nato nel 2011, quando, dopo anni di lontananza, ho deciso di riavvicinarmi alla terra in cui sono nato con un approccio d’indagine visivo che mi svelasse un territorio in continuo cambiamento ma che, a livello iconografico, rimane vincolato ai soliti stereotipi con cui viene rappresentato il paesaggio e una cultura che spesso è vittima di un forzato immobilismo autoindotto. Penso quindi alle immagini di spiagge paradisiache da cartolina appunto, con cui viene invitato il turista a passare le vacanze salvo ritrovarsi poi in litorali affollatissimi di persone, o alle immagini di sagre e feste popolari ricche di maschere e colori portavoce di un “autentico” culturale che con la contemporaneità ha ben poco da spartire. “Guardare” il presente per decostruire tali stereotipi, diventa quindi per me un atto semplice e allo stesso tempo rivoluzionario. Per farlo parto dal paesaggio che in Sardegna ha una forte connotazione identitaria vista la sua unicità geografica. Il mio non vuole essere un messaggio critico sull’uso delle risorse di quest’isola ma una riflessione sulla costruzione iconografica di un’isola che ha scelto, forse per necessità o per pigrizia, di rappresentare se stessa in termini di “prodotto”, sia esso una spiaggia azzurra o un abito tradizionale. Questa “accomodazione” visiva e culturale è ciò che secondo me non permette di mettere a fuoco i cambiamenti socioculturali che sul paesaggio trovano riflesso.

Sardinian Postcards - Cala Mariolu
Sardinian Postcards – Cala Mariolu

Questo non è il tuo primo progetto foto-documentaristico riguardante la Sardegna. Fra gli altri, desta molto interesse “Carcere Spazio Urbano” riferito al carcere di Buoncammino e all’impatto ambientale dovuto al suo spostamento. Spiegaci di cosa si tratta.

Carcere Spazio Urbano è un progetto di indagine che da alcuni anni stiamo portando avanti insieme al team di architetti paesaggisti Maria Pina Usai, Margherita Fenati, Francesca Tatarella e Daniele Iodice dell’Associazione “U-Boot”. Ci siamo occupati del tema carceri in Italia e della loro relazione con il contesto urbano alla luce del nuovo Piano Carceri che prevede tra le tante cose la costruzione di nuove strutture detentive dislocate fuori dalle città. Alla luce delle nostre ricerche e successivamente a una serie di interventi tra cui una giornata di studio alla Biennale di Architettura di Venezia del 2012, abbiamo identificato il Carcere di Buoncammino come luogo dove portare avanti la nostra ricerca in collaborazione con l’amministrazione penitenziaria e alcuni detenuti. Da qui nasce BuoncamminoLab, un laboratorio di autonarrazione partecipata che ha l’intento, attraverso la fotografia, di capire in che modo il carcere stimoli o meno la relazione con l’esterno attraverso la testimonianza diretta dei detenuti. Con l’aiuto quindi dell’amministrazione penitenziaria e dell’area educativa, abbiamo avuto modo di lavorare per un anno a stretto contatto con circa una decina di detenuti che in prima persona hanno raccontato il carcere e la sua quotidianità. In questo momento stiamo analizzando tutto il materiale raccolto perché questo trovi la forma adatta per essere riportato al pubblico e ai detenuti stessi.

Sardinian Postcards - Villaputzu (CA)
Sardinian Postcards – Villaputzu (CA)

Un progetto satellite delle cartoline è “12/60, dodicichilometri sessant’anni” frutto di una residenza per l’Associazione Sustainable Happiness in occasione del festival Alig’art. Anche in questo caso il tuo interesse si è rivolto ai mutamenti ambientali di Cagliari, in particolare della zona periferica. Parlaci del progetto e della sua utilità sul fronte della sostenibilità ambientale.

Col progetto 12/60 mi sono occupato dei cambiamenti che hanno interessato il territorio del Basso Campidano attorno a Cagliari negli ultimi sessanta anni, intrecciando due diversi approcci di ricerca. Da una parte ho rivolto il mio sguardo fotografico sul paesaggio per individuare i segni dell’agire umano capaci di descrivere il mutamento e l’evoluzione delle dinamiche socio economiche che hanno plasmato questi territori negli ultimi decenni. Parallelamente, con l’aiuto di un gruppo di lavoro che mi ha accompagnato nella ricerca, mi sono immerso in numerosi archivi fotografici, pubblici e privati, incontrando e conoscendo persone che mi hanno raccontato, attraverso immagini di repertorio, storie e aneddoti, di una società e di una cultura che in pochi decenni ha modificato profondamente il proprio rapporto simbiotico con il territorio e le sue enormi risorse naturali; quasi spezzando definitivamente una relazione di perfetta armonia tra la terra e un possibile sviluppo rispettoso di una cultura millenaria e dell’ambiente stesso.
Ho scoperto quindi eventi, azioni dirette sull’ambiente e trasformazioni che hanno stravolto, e in moltissimi casi compromesso, un territorio ricchissimo di risorse naturali. Penso a Santa Gilla, una volta il più pescoso e ricco stagno d’Europa, oggi, dopo gravissimi abusi ambientali e strutturali, ridotto a un terzo delle sue potenzialità ittiche; o alle campagne attorno ai paesi dell’hinterland cagliaritano oggetto della mia ricerca, che hanno subito una enorme crescita demografica con il conseguente straripamento urbano in zone una volta dedicate all’agricoltura e alla pastorizia.

Sardinian Postcards - Ittireddu (SS)
Sardinian Postcards – Ittireddu (SS)

La tua ricerca artistica, oltre a spingersi sul versante antropologico ed etnografico, spazia anche nel campo dell’architettura e dell’urbanistica con un criterio di tipo storicistico. In che modo credi che i mutamenti ambientali incidano nella cultura del popolo sardo e quali sono le tue conclusioni o le tue teorie in essere sull’argomento?

L’ambiente in cui viviamo è ormai completamente antropizzato, parole come “incontaminato” e “naturale” non si addicono più nemmeno al territorio sardo. Quando si usano i termini di “tutela” e “preservazione” del territorio, alla base vi è sempre una precisa intenzione e una conseguente azione umana. Credo che in questo contesto sia utile sviluppare un approccio all’analisi del paesaggio e dei suoi mutamenti che sappia identificare e analizzare i segni che descrivono la stretta relazione tra cultura e territorio per andare a scovare quelle forme di tensione che possono rivelarci il presente e le sue dinamiche socioculturali ed economiche. In quest’ottica e nel contesto sardo credo che sia quindi la cultura con le sue dinamiche contrapposte di resistenza e stimolo al cambiamento, insieme alla conseguente azione pratica, che incida sul paesaggio e non viceversa.

Sardinian Postcards - Mohammed, pastore. Uta (CA)
Sardinian Postcards – Mohammed, pastore. Uta (CA)

I tuoi studi hanno destato interesse tanto da esser finiti in diverse pubblicazioni e mostre. In particolare le “Sardinian Postcards”, oltre ad essere state esposte all’ExMà di Cagliari nel 2014, fino a giugno saranno a Milano. Parlaci di questa mostra.

La mostra dal titolo “Il Racconto Onesto” a cura di Alessandra Mauro, Alessandro Leogrande e Matteo Balduzzi, è una collettiva all’interno del nuovo spazio Forma Meravigli a Milano.
La collettiva nasce dal libro omonimo edito da Contrasto e a cura di Goffredo Fofi che ha chiamato a raccolta vari scrittori italiani a ragionare sul legame tra narrativa e realtà, su come la prima abbia bisogno dei fatti, siano essi storici o di cronaca, per sviluppare discorsi e racconti sul presente. Nel libro è stato affiancato il lavoro di vari fotografi che negli ultimi anni anno raccontato parti dell’Italia attraverso il linguaggio visivo.
Alcuni di questi progetti fotografici, tra cui Sardinian Postcards, sono stati selezionati per far parte della mostra che sarà visitabile fino al 7 Giugno 2015.

Sardinian Postcards - Paulilatino (OR)
Sardinian Postcards – Paulilatino (OR)

Parlaci dei progetti futuri e delle possibili integrazioni e applicazioni di questo studio sulla Sardegna.

In questi anni mi sono occupato di varie tematiche utilizzando vari approcci alla ricerca. È difficile per me parlare di progetti futuri, soprattutto quando mi ritrovo in una prima fase di ideazione. La forma dei miei progetti si sviluppa costantemente tanto che risulta difficile a volte riuscire a vederne la fine. Ciò che accomuna tutta la mia produzione è sicuramente il legame tra narrazione ed esperienza personale. La Sardegna in questo senso rimane sempre un campo privilegiato di indagine ma non l’unico.

Barbara Picci

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