Sassari, Caravaggio, l’Accademia e le polemiche superflue

Da qualche giorno circolano polemiche sulla mostra dedicata a Caravaggio e i Caravaggeschi in corso a Sassari e, da ultimo, a queste si è aggiunta una polemica sul recente accordo tra il Comune e l’Accademia di Belle Arti di Sassari.

Mi permetto di intervenire direttamente – pur non avendo seguito nei dettagli l’evolversi di tutta la polemica – perché colpito in prima persona due volte: la prima per aver contribuito direttamente alla mostra attraverso un saggio sul catalogo, la seconda come docente dell’Accademia di Belle Arti.

Per quanto riguarda la prima questione, risulta chiaro a tutti che in una mostra non è possibile esaurire la questione “caravaggesca” nel suo complesso, visto che per decenni è stata studiata e la critica stessa non è nemmeno del tutto concorde sul fenomeno in sé.

La pretesa della mostra era ed è un’altra – in quest’ottica ho risposto volentieri all’invito di contribuirvi – ossia di aprire il dibattito, per la prima volta, sull’impatto che ebbe il caravaggismo nell’isola, fatto non del tutto marginale e mai rientrato negli studi più ampi, a partire da Longhi, fino ad arrivare a Calvesi, Gregori o alla mostra curata da Papi nel 2010!

Un impatto – come ha scritto D’Amico nel suo saggio – mediato nell’isola dal collezionismo (dal ‘600 all’800) e da acquisti fatti dalle autorità ecclesiastiche per arredare chiese e monasteri, tutto da approfondire e studiare.

In tal senso, grazie a questa mostra, accanto a Caravaggio sono state esposte opere provenienti dalla Collezione Sanna (che pochi conoscono, pur essendo esposte al Musa da qualche tempo) e lo splendido Martirio di S. Gavino delle Cappuccine, attribuito a Mattia Preti, che sarà presto restaurato.

Accanto a queste opere – ovviamente – si è scelto di inserire opere fiammighe (Ter Brugghen, Van Somer), genovesi (Assereto), napoletane (Caracciolo, Stanzione, Vaccaro), spagnole (Ribera), romane (Cavarozzi, Turchi), ecc.

Tutte scuole che ebbero un rapporto stretto con l’isola nel ‘600 e ‘700, come già aveva acutamente analizzato la Scano-Naitza nel volume sulla pittura e scultura di quell’epoca in Sardegna (Ilisso 1991).

La mostra ha dato quindi modo di aprire un dibattito critico interessante sul caravaggismo in Sardegna, che è stato analizzato anche nel catalogo attraverso una selezione di opere presenti sul territorio isolano (come il Cristo alla Colonna della cattedrale, le opere di De Ferrari della Pinacoteca, la splendida serie di quattro dipinti dell’aula capitolare già attribuiti a Gherardo delle Notti e da me ricondotte a Tiarini, fino alla coppia di dipinti dei santi Mercedari, tutte a Cagliari, o il S. Onofrio di Fracanzano di Mores), che ho analizzato attraverso un percorso critico, che mi rendo conto essere solo agli esordi, ma che potrà costituire uno spunto per un futuro dibattito e magari, chi sa, altre mostre future (o anche solo un “risveglio” sull’abbandonato patrimonio isolano).

Come si vede, quindi, nulla di mediatico o preconfezionato (termini che possono derubricarsi a mere illazioni), ma un qualcosa di realizzato appositamente per la Sardegna e per Sassari in particolare, con dedizione e professionalità.

Non un motivo di biasimo, quindi, ma un motivo di interesse, pur nella limitatezza degli spazi e dei mezzi.

Altrettanto è da dirsi per la questione dell’Accademia di Belle Arti di Sassari, sollevata in maniera del tutto ingiustificata.

L’accordo infatti per la cessione di parte dell’Ex.Ma era cosa nota da tempo e rientra in un progetto più vasto, di cui Sassari può solo farsi vanto!

L’Accademia infatti è stata selezionata tra le poche in Italia, quale sede per i corsi di laurea quinquennali abilitanti di restauro (sono 20 le istituzioni in tutto in Italia), evidentemente per l’alta qualità del progetto proposto al MIUR, al MIBAC e per la professionalità del suo personale docente!

La commissione interministeriale ha infatti bocciato proposte di istituzioni ben più importanti da un punto di vista storico e numerico di allievi, privilegiando il progetto sassarese per l’altissima qualità tecnica e scientifica.

Fare contestazioni su questo mi pare fuori luogo, visto che il Comune ha solo favorito il processo istitutivo dei corsi cedendo gli spazi già a suo tempo promessi dalla precedente Amministrazione!

Quando si fanno delle osservazioni critiche (ben vengano!), occorre valutare la questione nel suo complesso e avere tutte le informazioni necessarie, altrimenti si rischia solamente di apparire come invidiosi e perciò poco credibili.

Naturalmente mi astengo dal citare per nome il personaggio che ha inondato il web con i suoi scritti, a volte densi di veleno, perché sarebbe solo la pubblicità che desidera e che non sperava nemmeno di ottenere!

Luigi Agus