Scuola pubblica, Accademia a Cagliari e sostegno all’artigianato. Intervista a Marzia Cilloccu

Marzia Cilloccu, il tuo impegno per la campagna elettorale verte soprattutto su tre punti: la riforma delle leggi regionali sul commercio e sull’artigianato; la scuola pubblica sarda; il sistema di welfare genitoriale per le famiglie sarde; ce ne vuoi parlare?

C’è un grande problema in Sardegna ed è rappresentato dalla debolezza del sistema delle piccole e medie imprese. Che sono al tempo stesso il vero tessuto produttivo dell’Isola. Il Consiglio regionale ha fatto qualcosa di significativo con la Finanziaria 2018, destinando 30 milioni di euro aggiuntivi a questo comparto: io intendo però cooperare con quanti, di tutti i colori politici, intendano riscrivere sostanzialmente tutte le norme di questo comparto. Incentivando la creazione di nuovi posti di lavoro in questo settore.
Per quanto riguarda la scuola, le Regioni non possono sostituirsi allo Stato nel compito costituzionale di garantire per tutti l’accesso in condizioni di parità, alla formazione culturale, l’uguaglianza delle opportunità, la garanzia dei diritti. Il diritto all’istruzione non si esaurisce negli ordinamenti e nei programmi: a renderlo effettivo intervengono, infatti, anche altri aspetti specifici del fare scuola come la definizione dei curricula, l’organizzazione scolastica, il reclutamento, il trattamento economico e la gestione del personale. La proposta di regionalizzare il sistema scuola e università interesserebbe programmi, tassazione, ricerca personale. La Regione avrebbe totale arbitrio in tutte le decisioni che riguardano l’istruzione, indipendentemente da quello che accade nel resto del Paese. Le regioni che chiedono l’autonomia, avrebbero risorse maggiori, da destinare al loro sistema di istruzione, in base a parametri che terranno conto del maggior gettito fiscale prodotto. Avremmo una devoluzione, che investirebbe in pieno il sistema scolastico italiano, minando l’unità culturale. Siamo di fronte alla violazione più completa del principio solidaristico e di redistribuzione su base nazionale, per cui chi produce più ricchezza potrà tenerla per sé, impoverendo chi è già più debole: ci sarebbero così differenze di opportunità tra i bambini e i giovani del paese. Ancora, è necessario costruire un piano di rientro per i docenti sardi esodati.
Come ha giustamente detto Andrea Frailis, nel corso di uno degli interventi a sostegno della tua candidatura, il problema principale della Sardegna consiste nella dispersione scolastica. Immagino sia d’accordo con lui.
Sì, con il Comitato legislativo permanente che mi sostiene, composto in gran parte da insegnanti, stiamo elaborando una proposta di legge che punti alla riduzione della dispersione scolastica.  Del sistema di welfare genitoriale preferisco parlare più avanti: perché in quel testo legislativo va a incidere la complessa distribuzione demografica della Sardegna.
La Lega non ha mai smesso di essere Lega Nord, nonostante il nome. Ritieni che una secessione delle regioni ricche (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) sia molto pericolosa per il sud Italia e in particolare per la Sardegna, già penalizzata dall’insularità?
Cosa sia diventata la Lega francamente non so. Mi accorgo però che le sue politiche populiste fanno breccia nella peggior parte dell’Italia, purtroppo. Certo che la Sardegna abbia un grande credito nei confronti dell’Italia, un credito che non riesce a esercitare.  Considerando il fatto che nel giro di pochi lustri perderemo centinaia di migliaia di abitanti, noi sardi dobbiamo seriamente pensare a come richiamare nell’Isola i tanti giovani che se ne sono andati in questi anni, assicurando loro un futuro dignitoso.
Per collegare istruzione e artigianato, pensi che per l’alta formazione artistica a Cagliari dovrebbe nascere un’Accademia di Belle Arti con un indirizzo dedicato all’artigianato, una Bauhaus sarda? Penso a come si disperderà la lezione degli artigiani, se non si tramanda di padre in figlio. Una tessitrice di Aggius mi ha detto che quando si ritirerà dal suo lavoro il suo patrimonio di conoscenza ed esperienza andrà disperso. Eppure a Nuoro abbiamo uno dei più ricchi musei etnografici d’Europa, un autentico gioiello.
In effetti hai detto tutto tu! Sono cresciuta in una famiglia che l’artigianato artistico lo ha nel sangue e non posso che impegnarmi perché a Cagliari ci sia una sede analoga a quella di Sassari dell’Accademia delle Belle arti.
A proposito di gioielli, Andrea Carandini, qualche anno fa, a un convegno del FAI a Cagliari, disse che in Sardegna abbiamo tutte le perle di una collana (archeologia, arte, artigianato, agroalimentare) ma non abbiamo il filo per collegarle. Sei d’accordo con lui? Come collegheresti queste perle?
Favorendo il networking, la cultura delle relazioni tra pari. Una roba che in Sardegna spesso sembra merce rara perché l’individualismo è nel quotidiano un bene ma è una male assoluto quando si tratta di grandi sogni e grandi slanci. Questa è l’Isola che ha detto no a Internet, per capirci, venticinque anni fa, agganciando soltanto in parte, con Tiscali, un treno della storia.
La tua passione per le arti ha radici lontane, ce ne vuoi parlare?
La Galleria d’Arte Cao di mio bisnonno, in via Manno, fu il primo esempio di vetrina dell’artigianato sardo nel capoluogo. Lì furono esposte le prime opere di artisti sardi emergenti, come Melkiorre Melis e Tarquinio Sini, che completavano, arricchendola, l’opera del mobilificio artigiano, ispirata alla tradizione sarda, ma con un occhio alla secessione viennese. Da lì in poi è tutto nel mio DNA.
Scaramanzie a parte, qual è la prima cosa che vorresti fare da consigliera alla Regione?
Sono abituata a lavorare molto e lavorerò anche alla Regione. Senza dimenticarmi che il rapporto con le persone è la vera ricchezza.
In bocca al lupo, Marzia,  la politica ha bisogno di donne colte, intraprendenti e volitive come te.
Chetti Ghisu
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