Se io fossi il direttore de “Il Manifesto”

Se io fossi il direttore de “Il Manifesto”
Norma Rangeri dovrebbe andare in televisione, lei che la televisione da anni la studia,  dovrebbe decuplicare le lettere dei lettori, ci sono i social ma darebbe voce da 11 000 copie.
Dovrebbe diminuire gli articoli di cultura con scritti che parlano tra le righe del potere e del personale, foto della classe lavoratrice che trasforma e crea il mondo.
Il mondo deve essere dei lavoratori non degli intellettuali ed artisti.
Il borghese non è tutto l’uomo.
Io mi preoccupo del fatto che gli operai votino lega ma di chi è la colpa.
Non è zoologia della classe operaia, è dare coscienza alla classe sfruttata al lavoro vivo, di creare con l’estrazione di plusvalore ricchezza di cui si appropriano i capitalisti e la società.
Il manifesto vero globe trotter dovrebbe dare voce ai partiti comunisti di tutto il mondo qui ed ora, anche in italia mi piace Rizzo, a volte ma sono ferramente Ferrandiano voce a tutti i comunismi.
Aveva ragione il criminale Hitler, non puoi giudicare un uomo per un pezzo di carta.
Althusser diceva che lo stato riproduce le classi e la divisione fra lavoro manuale e lavoro intellettuale con dei pezzi di carta.
Marco Cinque dovrebbe scrivere sul giornale ha dato la sua vita di orfano e proletario per voi.
Il manifesto difende il quadro democratico dove non bastano nemmeno le leggi,  vedi il caso Cucchi che non era un pittore della transavanguardia ma un proletario ammazzato di botte.
Il potere gioca sulle omonimie.
Filadelfo Anzalone
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