“Se questa è arte, io sono un Ottentotto”

“Se questa è arte, io sono un Ottentotto”

I linguaggi dell’arte sono diversità, pluralità e molteplicità, non sono mai stati uniti ed unitaria, possono generare intolleranza come facili consensi, per questo sono trasversalmente sempre e comunque culturalmente politici.
Il web è il big data dell’incredibile complessità dell’arte contemporanea, che emerge in tutte le sue differenze e contestualizzazioni territoriali locali.
Nell’epoca del digitale i media sono gli stessi del secolo passato (pittura, disegno, grafica, Scultura, installazione, fotografia, testi scritti, video), ma rispetto al secolo passato monografia e biografia d’artista e tutto il suo lavoro e le sue idee dell’arte, naturalmente confluiscono nel Big Data a disposizione di chi vorrà comprenderlo e studiarlo (questo modificherà anche la figura dello storico dell’arte nel tempo).

Lo storico dell’arte sa bene come la Magna Grecia e l’impero Romano, abbiano per secoli imposto e determinato un loro canone dell’arte, nella stessa maniera Francia e Germania si sono giocate la prima parte del secolo scorso tra avanguardie e dittature, poi nel dopoguerra l’egemonia si è spostata negli Stati Uniti.

Durante la guerra fredda Jackson Pollock, Robert Motherwell, Mark Rothko e William de Kooning sono state armi per gli Stati Uniti d’America, l’espressionismo astratto americano è stato promosso ed esportato per vent’anni, aiutato finanziariamente dalla Central Intelligenze Agency (C.I.A.), si trattava di economia e non solo di cultura, ma non tutti lo comprendevano, neanche il presidente Truman (in sintonia con la maggioranza degli Americani esclamò “se questa è arte, io sono un Ottentotto”.

Il paradosso è che gran parte degli artisti Statunitensi erano comunisti, andavano aiutati per creare delle condizioni egemoniche degli Stati Uniti nel campo delle arti visive.

A Berlino nel 1950 venne creato il “Congress for Cultural Freedom”, che doveva difendere la libertà d’espressione artistica e contrastare l’autoritarismo dello stato sovietico.


”Il paradosso è che gran parte degli artisti Statunitensi erano comunisti, andavano aiutati per creare delle condizioni egemoniche degli Stati Uniti nel campo delle arti visive.
 A Berlino nel 1950 venne creato il “Congress for Cultural Freedom”, che doveva difendere la libertà d’espressione artistica e contrastare l’autoritarismo dello stato sovietico.”

L’arte ribelle doveva essere sovvenzionata e la propaganda artistica in quel momento è stata naturalmente efficace e condivisa.

Studi contemporanei sulla relazione stato-sistema dell’arte, sembrano dimostrare che gli artisti oggi che hanno maggiore sistema economico, sono americani (o affiliati a una galleria americana), o tedeschi (o affiliati a una galleria tedesca).


”L’arte ribelle doveva essere sovvenzionata e la propaganda artistica in quel momento è stata naturalmente efficace e condivisa. 
Studi contemporanei sulla relazione stato-sistema dell’arte, sembrano dimostrare che gli artisti oggi che hanno maggiore sistema economico, sono americani (o affiliati a una galleria americana), o tedeschi (o affiliati a una galleria tedesca).
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Chiaro ora, quanto e come, sostenere un’idea dell’arte residente convenga e renda in termini economici?
I linguaggi dell’arte sono geografia delle cultura, delle poetica e della politica dei luoghi e dei territori dove sono prodotti.
Sono l’invenzione del quotidiano posta al servizio della comunità, l’istruzione artistica serve a mescolare storie dell’arte sempre più plurali ed a sintetizzarle in nuovi canoni linguistici.
L’incontro tra linguaggi dell’arte globalizzati e localizzati, evidenziano naturalmente come sia necessario mostrare chi si è, senza avere bisogno delle parole.
Una cosa sarà sempre necessaria, avvicinarsi ai linguaggi dell’arte con umiltà, sapendo che come tutte le discipline e le scienze, per comprenderne la dinamica serve allenamento e passione, dentro i linguaggi dell’arte si sintetizzano mondi interi.

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