SEMI CULTURA DELL’ARTE CONTEMPORANEA

SEMI CULTURA DELL’ARTE CONTEMPORANEA

TAVOR GENERATION:
LETTERA CHIUSA A TUTTI I MAESTRI D’ACCADEMIA.

25 Dicembre 2010, ore 16 e 51
“Fragile, nuoti tra le nuvole e ti radichi nel profondo, ostenti forza e ti manifesti muovendoti leggero con un carico pesante.

La tua leggerezza è un fardello che pesa, senti la crisi quando noti l’abbondanza, tremi, sudi, ti fidi e diffidi, ebbro di ragione, ti proteggi anche quando impavido simuli d’essere temerario.

Limiti l’incuria che ti cura, sorvoli per approdare alla tua terra sempre che esista un concetto di proprietà, non hai una corazza, faccenda di razza”
 
 

TAVOR GENERATION PROJECT: LETTERA CHIUSA A TUTTI I MAESTRI DELLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI ITALIANE.

Tu artista di corte, tu Maestro d’Accademia di Belle Arti che critichi la Riforma Gelmini e l’immondizia napoletana forte della tua roccaforte politica, non lo vedi quanto sei bizzarro?

Sei un portatore insano di contraddizioni, lungi dall’essere capito dagli altri a malapena capisci e comprendi te stesso, sei vile ed insolente, avaro e magnanimo, audace e codardo, impertinente e calcolato, sei come vogliono che tu sia!
Soddisfi bisogni ed assecondi fantasie, lavori per uomini che per la libertà che non possiedi per te sono indispensabili, sostieni a tua difesa che la vera arte sia una faccenda difficile da praticare.

A sentirti, la tua arte appare la più grande conquista del genere umano, sei troppo devoto, per la tua corte ti umili, sei una macchina ridotta al niente, argilla pronta per il biscotto.

Non hai una vera opinione, non hai una vera ragione, non sei mai più brillante di chi ti manifesta benevolenza, digerisci, affronti e domini la tua fisionomia, sei amico di tutti e non ti affezioni a chicchesia, sei colui che ha reso la Gelmini possibile.
 
Mario Pesce a Fore


Il linguaggio e la ricerca artistica, con i suoi processi di condivisione e determinazione nel contemporaneo, attraverso il web e social network, non è ancora cultura e neanche sotto cultura, è semi cultura, una quasi cultura o una cultura da seminare.
E’ una cultura al momento di commento compulsivo che passa per Facebook e Twitter sul fatto virale del giorno, è il chiacchiericcio febbrile nel blog del blogger che muove lo share nei salotti televisivi o in quelli alternativi di tendenza, è il disconoscimento di ogni Maestro e riferimento storico-culturale ed artistico, è la negazione dell’argomentazione nel nome della rivendicazione all’esserci, è l’essenza del sé fatta presenza priva d’autorevolezza, è la democrazia ammalata nel nome dell’uno vale uno.

Un artista vale un artista senza distinguo alcuno di luogo, spazio tempo e contemporaneità storica.

L’utopia del processo culturale di movimento che dal basso produce arte e cultura consapevole è divenuta appiattimento verso il basso, la posse è divenuta una massa amorfa globalizzata ed omologata livorosa e litigiosa dove però ciascun a pari dignità.

L’estetica del Grande Fratello ha fatto si che lo spettatore sia guardato, che l’artista con il suo pubblico sia ridotto ad essere uno spettatore dei suoi processi impossibilitato a collocarsi all’esterno della sua produzione e fuori dal tempo, è costretto a vivere dentro il suo processo creativo ed osservarlo come un qualsiasi altro spettatore dentro il suo tempo.

Nel secolo scorso Renè Magritte poteva prendersi gioco dello spettatore mostrandoci il disegno di una pipa dichiarandoci che una pipa non era, nel secolo dello stalking e del gossip puoi essere invece quello che vuoi.

Puoi duplicare un profilo o rielaborare un lavoro di un altro artista con una applicazione digitale.

Puoi alterare i connotati, puoi sostituire la tua identità ad altre o puoi rappresentare una identità che non hai.

Il web abbonda d’identità deterritorializzate e senza tempo, un giovane studente può benissimo fingere di essere un anziano Maestro jazz e per i suoi contatti in rete questo sarà vero.

Ne sa qualcosa Marco Lavagetto, all’inizio di questo secolo ha creato dei finti artisti proposti da un finto Oliviero Toscani al Direttore della prima testata d’arte in Europa, personaggi fake che hanno realmente trovato la prima rivista d’arte contemporanea in Europa e determinato la prima Biennale d’Arte Contemporanea di Tirana, nel web la loro identità era vera, hai voglia a dire “questo non è un artista”, quei fake sono stati gli artisti fin quando il vero Toscani non ha denunciato l’ignaro Direttore(che l’aveva invitato) per avere utilizzato la sua firma per il catalogo, solo in quel momento il Direttore, della prima testata d’arte contemporanea in Europa, metteva a fuoco di avere avuto a che fare con arte ed artisti che non esistevano realmente.

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