SFERA EBBASTA E IL RAZZISMO CULTURALE

SFERA EBBASTA E IL RAZZISMO CULTURALE

La notizia la conoscete: ad Ancona sono morti dei ragazzini mentre fuggivano -causa un non accertato incidente- da una discoteca in attesa del concerto del trapper.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che una parte cospicua del ceto (semi)colto ha esultato dell’evento.

Mi interessa capirne i motivi.

Ne ho individuati due: il conflitto generazionale e l’utilizzo del consumo culturale (che musica ascolti, che film guardi, ecc) come marcatore di classe sociale.

Il primo è sempre più evidente, anche se ancora scarsamente trattato: la maggior parte delle risorse economiche è detenuto dalle generazioni più anziane, che lo redistribuiscono -sempre più col contagocce- a quelle più giovani.

Da qui una guerriglia silenziosa, combattuta a suon di meme, pagine satiriche, commenti sotto gli articoli, ecc in cui si intravede un chiaro discorso politico: inutile spendere le poche risorse rimanenti per i più giovani, sono stupidi, ignoranti, drogati, meglio lasciarli affondare (o morire), datele a noi, ragazzi dai 26 ai 40, professionisti sottopagati, precari a vita, noi siamo il futuro, la generazione politicamente consapevole, dai consumi culturali giusti (dal cinema underground alla musica “vera”), noi siamo più simili a voi, soltanto abbiamo meno soldi e possibilità di voi, se solo ci aiutaste… Il secondo punto è più complesso, perché mira a spaccare in due la stessa generazione che si sente superiore a quella più giovane: certo, anche fra noi 26-40 non siamo tutti uguali, c’è chi è ignorante, razzista, perfino chi non è laureato.

Voi più anziani mica dovete aiutarci tutti, solo la parte migliore di noi ovviamente, quella composta da lettori forti, critici della cultura underground, antirazzisti e antipopulisti, perchè noi non siamo popolo, siamo una frazione del ceto dominante che per una congiuntura economica sfortunata è stata costretta a convivere con i poveri, gli ignoranti, i cattivi.

Questi ultimi li odiamo profondamente, li evitiamo per quanto possibile come appestati, ci fanno schifo quanto a voi, purtroppo dobbiamo condividere con loro gli stessi spazi, gli stessi luoghi di lavoro, talvolta persino la stessa aria sugli autobus o i treni.

Se giusto ci deste un aumento di stipendio, qualche posto all’università o nei mass media in più, potremmo finalmente staccarci da questa subumanità e unirci a voi, generazione non solo più anziana, ma più colta, più politicamente consapevole, più… tutto, in definitiva.
A chiunque abbia due nozioni di economia e politica, sembra evidente che questi due discorsi, accettati come verità autoevidenti dal ceto (semi)colto della mia generazione, siano una forma di razzismo classista senza sbocco; questo non impedisce però il loro diffondersi, ripetersi fino alla nausea, diventare grido di giubilo non appena i più giovani o i più “ignoranti” soffrono, soccombono, muoiono.

Questo dimostra quanto l’assunto che la cultura sradichi il razzismo non sia solo ideologico, ma radicalmente falso: la “cultura” lo trasforma, ne rende più raffinate le formulazioni, più subdolo e disgustoso il manifestarsi.

Federico Leo Renzi

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