Siamo tutti più poveri!

Non riesco a frenare il pianto che si alimenta se mi fermo;
non riesco a pensare ai miei luoghi, ai miei vicoli, ai miei percorsi, alla mia lingua, alla mia cultura, alla mia comunità, al mio linguaggio artistico, senza pensare ai tuoi luoghi, ai tuoi vicoli, ai tuoi percorsi, alla tua lingua, alla tua cultura, alla tua comunità, al tuo linguaggio artistico;
non riesco a pensare alla mia vita con il pensiero permanente che la tua si sia fermata.
Non si possono spiegare certe cose, non si possono razionalizzare, non ci si può fermare così tutto di un colpo.

“Non riesco a frenare il pianto che si alimenta se mi fermo; non riesco a pensare ai miei luoghi, ai miei vicoli, ai miei percorsi, alla mia lingua, alla mia cultura, alla mia comunità, al mio linguaggio artistico, senza pensare ai tuoi luoghi, ai tuoi vicoli, ai tuoi percorsi, alla tua lingua, alla tua cultura, alla tua comunità, al tuo linguaggio artistico; non riesco a pensare alla mia vita con il pensiero permanente che la tua si sia fermata. Non si possono spiegare certe cose, non si possono razionalizzare, non ci si può fermare così tutto di un colpo.”

Non riesco a pensare di non sentirti più chiedermi cosa penso dei tuoi quadri;
non riesco a pensare di non passare a trovarti nella tua casa studio a ragionare insieme sul nostro percorso, sul da dove siamo partiti e verso il dove si stava andando, quando non si trovavano risposte insieme lo si chiedeva alle carte, la tua energia era un alchimia.
Non riesco neanche a scrivere di te al passato, perché tu non puoi passare e sei eterno presente, con i tuoi modi che provenivano da lontano e la tua estetica che andava egualmente lontano, non so quanto tempo ci metteranno a comprenderti, chi arriva prima è destinato ad aspettare gli altri.

“Non riesco a pensare di non sentirti più chiedermi cosa penso dei tuoi quadri; non riesco a pensare di non passare a trovarti nella tua casa studio a ragionare insieme sul nostro percorso, sul da dove siamo partiti e verso il dove si stava andando, quando non si trovavano risposte insieme lo si chiedeva alle carte, la tua energia era un alchimia. Non riesco neanche a scrivere di te al passato, perché tu non puoi passare e sei eterno presente, con i tuoi modi che provenivano da lontano e la tua estetica che andava egualmente lontano, non so quanto tempo ci metteranno a comprenderti, chi arriva prima è destinato ad aspettare gli altri.”

Non riesco a spiegarmi come chi ti vedesse passare, viaggiare, pensare, creare, alimentare energie ad alta velocità, non ammettesse che tu eri non raggiungibile;
non eri un provocatore culturale qualunque, eri alimentazione culturale, chi non si nutriva di te, non sa cosa si è perso nel suo quotidiano, non sa a che cosa ha rinunciato, se soffro per me per averti perso, soffro ancora di più per chi non ti ha trovato, non soffro per chi non ti ha cercato, chi non ti ha cercato non ha capito un cazzo sul senso della vita e dello stare al mondo.

Come può andare avanti chi ti ha conosciuto al pensiero che non può più confrontarsi con te?
Come può andare avanti chi accettava di farsi radiografare l’anima dal tuo sguardo e dalla tua visione del mondo oltre il mondo?

Confrontarsi con te era come essere in contatto con energie altre, con altri mondi, voleva dire avere a che fare con uno sciamano, con un alchimista, con un esoterico, con le energie cosmiche che per sbaglio ci hanno catapultato in questo cazzo di mondo impazzito facendoci interagire.

Hai deciso di vivere per la tua pittura, vivevi con la tua pittura, la tua pittura era la tua vita, la tua vita era la tua pittura, la tua pittura è oltre la tua vita, quanto parla e quanto continuerà a parlare, forse soltanto attraverso di lei potrò continuare ad ascoltarti, a comprenderti per comprendermi, per ritrovarci, ma dove la ritroverò?
Quando la ritroverò?

“Hai deciso di vivere per la tua pittura, vivevi con la tua pittura, la tua pittura era la tua vita, la tua vita era la tua pittura, la tua pittura è oltre la tua vita, quanto parla e quanto continuerà a parlare, forse soltanto attraverso di lei potrò continuare ad ascoltarti, a comprenderti per comprendermi, per ritrovarci, ma dove la ritroverò? Quando la ritroverò?”

Le istituzioni sono distratte, al Madre si pensa a Martone, e non alla Storia dalla prospettiva di chi la vive e subisce, di chi resiste e reagisce con le sue immagini e le sue visioni, perché la soffre e necessita andare oltre.
Soltanto scrivendoti in connessione, sedo il pianto istintivo, il pianto che merita un artista come te, perché quando va via un artista, scompare dalla terra qualcosa di sacro, qualcosa d’irrazionale, d’inspiegabile, qualcosa in grado di raccontare e di raccontarci chi siamo e cosa saremo, scompare un monito silenzioso, scompare un frammento di dignità umana e collettiva, scompare la nostra origine di sapiens, scompare quello che ci fa belli senza bisogno di photoshop, scompare un linguaggio che configura l’anima, ma sul serio Gennaro Cilento non torni?
Sul serio non mi seguirai con il tuo sguardo quando ci salutavamo come fosse sempre l’ultima volta, io ti dicevo che non era l’ultima volta e tu ti comportavi come fosse l’ultima volta?

Sul serio l’ultima volta che ti ho visto e salutato è stata l’ultima volta?
No perché io non riesco proprio ancora a crederla questa cosa, e se la credo mi sento in un ambiente più arido, con meno energia, meno spiritualità.
Quando se ne va uno come te, il mondo il giorno dopo, non può essere come il giorno prima.

Tutto oggi è più povero, è più povera la Sanità, Napoli, l’Italia, l’Europa, il mondo; è più povero chi ti ricorderà e chi non ti ricorderà, è più povero chi ti ha conosciuto e chi non ti ha mai conosciuto, è più povero chi con te non si è mai interrogato e non ti ha mai interrogato, è più povero chi non sa domani cosa avresti dipinto e cosa gli avresti fatto vedere.

“Tutto oggi è più povero, è più povera la Sanità, Napoli, l’Italia, l’Europa, il mondo; è più povero chi ti ricorderà e chi non ti ricorderà, è più povero chi ti ha conosciuto e chi non ti ha mai conosciuto, è più povero chi con te non si è mai interrogato e non ti ha mai interrogato, è più povero chi non sa domani cosa avresti dipinto e cosa gli avresti fatto vedere.”

Gennaro Cilento: a Cagliari emergenza d’arte!

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail