Silvia Mei: Serve supportare, stimolare e promuovere gli artisti isolani.

Silvia Mei è stata la prima artista ad animare con le sue creazioni la centrale Piazza Affari di Milano, lo scorso 14 aprile,  in occasione di Souvenir Milano 2015 e grazie alla partnership con Sky Arte HD.
La produzione di quest’artista presenta un personale microcosmo espresso attraverso un appariscente caleidoscopio di colori.

Silvia Mei: “Serve supportare, stimolare e promuovere gli artisti isolani”.

Silvia ragioniamo su quali siano le differenze riguardo alla fruizione dell’arte contemporanea tra Cagliari ed altre realtà, vorrei una tua considerazione sul contesto Cagliaritano perché è il tuo primo contesto di formazione…

Sono partita da Cagliari perché ho frequentato il Liceo Artistico, ma in realtà ho avuto più contatti a Sassari per via dell’Accademia che mi ha offerto diverse opportunità di confronto con altri artisti e col pubblico.

Ma, si sa, dopo un po’ (e nel mio caso parlo di cinque anni) si sente la necessità di conoscere e di guardare anche altre realtà…

A Cagliari qualcosa si muove, penso però che, Cagliari abbia bisogno di una spinta maggiore ma anche di un supporto economico che possa promuovere e stimolare ulteriormente gli artisti sardi.

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“A Cagliari qualcosa si muove, penso però che, Cagliari abbia bisogno di una spinta maggiore ma anche di un supporto economico che possa promuovere e stimolare ulteriormente gli artisti sardi”.

 

 

La tua pittura e il tuo linguaggio artistico con la sua forte carica gestuale, espressiva ed espressionista, arriva allo spettatore con grande forza e i visi sono sempre vissuti, sofferti, inquieti, quanto la condizione dell’isola e dell’isolanità ha inciso nel tuo linguaggio e ricerca artistica?

 

Cerco di esprimere l’umore e il volto è il mezzo con cui lo faccio.

Prima non me ne accorgevo, ma ultimamente sono sempre più consapevole del fatto che le mie figure sono sicuramente, inconsciamente, nate dall’immaginario delle maschere sarde.

I riferimenti sono tanti, e da quando mi sono trasferita a Milano, sento il legame con la Sardegna sempre più forte.

Mi piacerebbe spostare l’isola qui.

Non potendolo fare, cerco di farlo col mio lavoro.

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“Sono sempre più consapevole del fatto che le mie figure sono sicuramente, inconsciamente, nate dall’immaginario delle maschere sarde”.

 

 

L’arte è linguaggio e in quanto tale e dialettica partecipata tra artisti, tu hai da poco messo in relazione la tua ricerca con il lavoro di Maurizio Cattelan, L.O.V.E., in Piazza degli Affari a Milano, quanto è stato complicato relazionarsi a un lavoro così discusso e carico, per questo, di significato nello spazio che vive ed abita?
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“Mi piacerebbe spostare l’isola qui. Non potendolo fare, cerco di farlo col mio lavoro”.
In realtà sta tutto nella nostra testa, di conseguenza è stato più difficile accettare la proposta.
Non è facile pensare di doversi relazionare con un gigante dell’arte contemporanea…
Sono molto insicura e ho sempre paura, ma so che la paura non permette di andare avanti perciò mi sono auto-obbligata ad accettare l’invito.
In questo modo mi sono ritrovata in una trappola autoprodotta che mi ha automaticamente fatto pensare a tutte le possibilità che avevo.
La mia scelta è ricaduta, come sempre, sulla spontaneità e sull’impulsività.
D’altronde l’occasione di confrontarsi con una grande opera carica di significati, che Cattelan ci ha regalato, non poteva non stimolarmi nello sperimentare altri canali comunicativi…
Tuffarsi in mezzo ad un oceano e non sapere dove andare, ma osservare tutto e provare a sentire qualcosa di nuovo e trasmetterlo agli altri.
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“D’altronde l’occasione di confrontarsi con una grande opera carica di significati, che Cattelan ci ha regalato, non poteva non stimolarmi nello sperimentare altri canali comunicativi…”
 

 

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