Sindacati e Confidustria: obbligo vaccinale!

Il paradosso della terza dose è che sappiamo tutti essere il ponte per la quarta, ma l’esecutivo e i media devono convincere chi vorrebbe fermarsi alla seconda a farsela.
Quindi anche ecco accavallarsi articoli sugli effetti miracolosi della terza dose, affiancati a quelli dell’assoluta necessità della quarta perché la terza è insufficiente.
Nel frattempo c’è chi non ha nemmeno le prime due, che a questo punto dovrebbe farsene 3 come preludio all’efficacia della quarta tarata sulla variante Omicron.
Non ci è ancora giunta la notizia di un paese che sta sperimentando la quinta dose, ma siamo sicuri che non tarderà a comparire.
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SINDACATI E CONFINDUSTRIA UNITI SU OBBLIGO VACCINALE: UN APPUNTO

Il fatto che confindustria e sindacati confederali siano uniti nel richiedere all’esecutivo l’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori non deve stupire: entrambi dall’obbligo ricaverebbero vantaggi economici e di potere diversi e complementari.
Per confindustria l’obbligo vaccinale è il modo per ottenere allentamenti sulle misure di profilassi sui luoghi di lavoro, la riduzione delle quarantene per i lavoratori positivi e l’annullamento della quarantena fiduciaria per quelli entrati in contatto con un positivo.
Risparmio economico e ritorno alla massima capacità produttiva dopo due anni di produzione parzialmente bloccata ed enormi quantità di soldi spese per la ristrutturazione dei luoghi di lavoro, mascherine/guanti, ecc bastano e avanzano per spiegare la scelta della grande industria italiana per spingere sull’obbligo.
Per i sindacati la questione è leggermente più complessa: la frattura fra iscritti vaccinati e non vaccinati ha creato una guerra interna con polemiche laceranti, defezioni di militanti e quadri dirigenti, disdetta della tessera da parte di molti simpatizzanti.
L’obbligo vaccinale ricompatterebbe il sindacato sul fronte interno, e gli permetterebbe di fare una politica unitaria nei confronti dell’esecutivo e di confindustria, non dovendosi più preoccupare di differenziare le proprie rivendicazioni fra vaccinati e non vaccinati.
Per entrambi quindi i vantaggi sono schiaccianti, mentre le possibili conseguenze negative pressoché nulle.
Nella generale crisi economica e disoccupazionale coloro che si licenzieranno pur di non vaccinarsi saranno un’esigua minoranza, facilmente rimpiazzabile dai datori di lavoro.
Per il sindacato la defezione di qualche migliaio di iscritti e militanti contrari all’obbligo è una perdita irrisoria rispetto alla spaccatura interna e all’indebolimento della propria influenza politica.
Ovviamente né confindustria né i sindacati si preoccupano minimamente se l’obbligo sia compatibile o meno con la nostra costituzione o quanto sia efficace nell’accelerare la fine della pandemia (o al semplice fine di contenimento dei morti):
la costituzione è da tempo carta straccia, la tutela della salute degli italiani è l’ultima preoccupazione tanto dei datori di lavoro quanto dei vertici dei sindacati confederali.
Per entrambi il problema è ottenere il massimo potere di contrattazione con l’esecutivo Draghi.
Il resto è del tutto indifferente: i sudditi facciano il loro mestiere di obbedire, mentre il re e le fazioni nobiliari si scontrano per comandarli.
Federico Leo Renzi
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