#Socialdistancing

Progetto pop, si è partiti da un popolare personaggio dell’universo del ludico intrattenimento virtuale e lo si sta ponendo a confronto del problema del distanziamento sociale (in chiave Covid 19 come suggerisce la mascherina), siamo nel campo della figurazione tridimensionale, ragion per cui, nella tavola di schizzi si richiede la costruzione della figura che si sta interpretando con uno schema di costruzione delle proporzioni, dal momento che quello che si sta progettando va pensato tridimensionalmente e in una qualche modalità formale dovrà vivere come forma in uno spazio (anche virtuale, come accade nel videogioco) tridimensionale.

 

Prosegue la stilizzazione in un universo di rappresentazione della problematica più ampio, di una figura chiave nella narrazione per immagini che si sta cercando, la figura che si sta studiando, dovrà incarnare il senso di negatività e di frustrazione che il distanziamento sociale sta somministrando quotidianamente, interessante il riferimento visivo colto alla Maddalena di Donatello, con i capelli tradotti in cupa mantella simbolica.

 

Cambiamento strumento di lavoro, nella stessa tavola di schizzi, con un cambio prospettico e l’utilizzo dei pastelli a olio, la sagoma studiata sdraiata ricorda incredibilmente una drive pen o comunque un connettore usb, interessante (anche in chiave simbolica) sarebbe progettare una figura antropomorfa, in tempo di distanziamento sociale, in cerca di connessione (la drive pen necessita di dati e memoria per vivere, chi immette i dati e chi li cancella?), comincia a questo punto a esserci un focus sulla problematica di lavoro.

In questo caso la direzione di lavoro sul tema è molto vicina a quella intrapresa da Giorgio Corso, scorci e spazi desolati come nella pittura malinconica metafisica di Giorgio De Chirico, dove l’umano è assente dagli spazi e dalle piazze che dovrebbero essere luoghi di socialità e socializzazione tridimensionale.

Nel progetto proposto c’è uno spunto interessante, quello d’aprire crepe nei muri che da vicino diventano scritte sul tema, come se l’umanità creativamente stesse elaborando nuovi e diversi messaggi in codice per comunicare, intrigante potrebbe anche essere costruire palazzi con le parole, usando le parole per tratteggiare forme e volumi sulle linee di costruzione, in quest’ottica, un DPCM si potrebbe tradurre in linea, disegno e ornamentazione.

Forme fluide e magmatiche, sfuggenti e inafferrabili, che a un certo punto dovranno però (traducendosi in progetto) connettersi con la macroarea di lavoro del distanziamento sociale, al momento c’è qualcosa in loro che sembra distaccarle dalla superficie del foglio e questo è già estremamente funzionale, in una modalità diversa questa impostazione del lavoro sembra vicina a quella di Lucia Rosano, che sul tema ha inviato un lavoro dove le forme si aggregano tra loro, accompagnata dalla didascalia: “la lontananza che rimpicciolisce gli oggetti per l’occhio li ingrandisce per il pensiero”, frase non sua ma del filosofo Arthur Schopenhauer, sembriamo essere più piccoli ma concettualmente siamo più vicino, se non altro perché mai avevamo vissuto una criticità e una problematica di ricerca comune così diffusa, presente e connessa nella storia dell’umano.

La mitologia tutta può essere un universo simbolico di progettazione ampio, la difficoltà del creativo che ragiona per immagini deve essere quella di remixarla in chiave di problematiche contemporanee che siano riconducibili in questo caso alla tematica di lavoro, il sole, il carro, il lupo (della mitologia norrena) cosa sarebbero oggi e come li si potrebbe leggere in chiave di distanziamento sociale?

Il lupo potrebbe essere lo sciacallo che si nutre delle sventure altrui, lo si potrebbe caratterizzare anche con connotazioni umane? Come? Uno schizzo sembra suggerire come si stia già cercando di studiare un profilo umano con dei tratti animali, è una strada possibile di ricerca progettuale?

 

 

 

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