#Socialdistancing: allarmati e ammassati

“In quarantena nessuno ci vuole stare

tutti chiusi in casa allarmati

la gente non fa che protestare,

per poi finire tutti ammassati

ormai internet è sul mondo l’unica apertura

per sentire d’essere ancora vivi.

Mentre fuori ha ripreso la fioritura,

speriamo non debba ripetersi nei mesi futuri.”

 

 

Test d’ingresso dove ci si presenta al tempo del distanziamento sociale con la testa immersa in un libro, sembra essere una reazione a chi autorappresentandosi durante il lockdown, si è mostrato sempre davanti al suo computer, in questo caso in chiave militante, ci si rappresenta con un libro davanti, si sceglie quindi un media di connessione con se stessi piuttosto che con gli altri.

Progetto da chiarire, sembra ci si sia fermati a ragionare sulla praticabilità di un’idea che sia smart, pratica e praticabile, l’idea pare essere quella di creare una scatola-televisore-contenitore con delle immagini polaroid che dovrebbero raccontarci del distanziamento sociale.

A questo punto serve:

  • lo studio delle immagini delle polaroid e capirne la sequenzialità in relazione alla tematica di lavoro.

Nel quaderno di schizzi sul tema si brancolava nel buio, ma si è scoperta la passione del creativo per un personaggio di un videogioco che si presterebbe a essere iconicamente remixato in chiave tematica, mi spiega il creativo che si tratta di una divinità, serve capire e codificare se farlo combattere contro il Covid 19 o utilizzarlo per incarnare il Covid 19 contro l’umano.

Studio di mani che sembrano passarsi una mascherina, chiara la citazione del particolare de “la creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti nella volta della Capella Sistina, soluzione forse troppo semplicistica, dal momento che è stata utilizzata anche dall’artista contemporaneo Giuseppe Veneziano nella stessa modalità semiotica.

Due schizzi che si rimandano per significato simbolico, in entrambi c’è un’idea di fondo di connessione tra l’uomo e la natura a cui il distanziamento sociale potrebbe fare tendere, trovo più interessante il primo, da sviluppare magari in chiave d’autoritratto perché può prestarsi a diverse soluzioni (da rivisitazione di miti antropomorfi a visioni arcimboldiane).

Idea intensa, ma ancora priva di codifica progettuale, il disegno è diventato plastico, ma in chiave progettuale come si svilupperà questa idea?

Questo progetto come smetterà d’essere un appunto su un blocco schizzi per tramutarsi in prodotto?

Idea da codificare e da sviluppare, percettivamente si legge una sfera onnivora che pare avere inghiottito qualcosa, il segno comincia a essere plastico, il contenuto dell’idea che si sta sviluppando è  da mettere a fuoco.

Proposta progettuale che comincia a diventare interessante, l’idea di fondo è che il distanziamento sociale sia una questione di rappresentazione mentale, e in questo caso lo si mostra aprendo (quasi sezionando) la calotta cranica, per assonanza questa immagine fa pensare a George Grosz e un suo lavoro “I pilastri della società”, dove si denunciava con lo stesso espediente di rappresentazione, la pochezza del nazional socialismo tedesco.

 

Prima tavola di schizzi di un nuovo innesto in laboratorio, l’idea è quella di rivisitare miti in chiave metaforica contemporanea.


Schizzi che paiono ancora essere tra di loro sconnessi e distanti dalla tematica di lavoro, errori d’impostazione nei volti disegnati.

Interessante in questa tavola di schizzi l’idea dell’occhio quasi forzatamente aperto dall’interno, quasi a sottolineare come non si debba abbassare la guardia verso il Covid 19, a partire da questo si possono nelle prossime tavole di schizzi mettere a fuoco delle proposte di lavoro sul tema.

Lavoro che sintetizza l’idea d’apertura dal cellulare verso l’esterno, in tempi di distanziamento sociale diventa una possibile finestra verso l’esterno, idea da sviluppare in chiave progettuale.

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