#Socialdistancing: ci salveranno le macchine?

Buono l’uso della scrittura in chiave didascalica e l’utilizzo decorativo floreale per integrare la tavola di schizzi.

Il segno è plastico e dove non lo è (nella prima tavola) pare esserlo volutamente nella sequenzialità delle tre tavole dove va progressivamente definendosi integrandosi con l’idea che si sviluppa.

La decorazione floreale appena accennata nella prima tavola, che sembrava essere mossa soltanto da esigenze d’impaginazione, nella messa a fuoco del progetto di è progressivamente integrata.

Chiaro il focus dell’idea progettuale da sviluppare nelle successive tavole di schizzi:

L’umano gestito (o intermediato) da macchine che lo isolano da un reale contatto sensoriale con la natura, nelle successive tre tavole di schizzi, questo sarà il contenuto-significato da sviluppare.

Bene il segno plastico e anche la capacità d’assecondare un processo d’istinto creativo in chiave tematica.

Suggestione molto interessante, in questo caso si è partiti da una seria di notizie/informazioni sul Covid 19, che paiono fare lievitare nello spazio una mascherina, l’idea dell’utilizzo creativo delle mascherine (delle quali in questo periodo facciamo un uso quotidiano) per dare vita a forme che rappresentino la tematica di laboratorio è intrigante.

In questo schizzo si sta affrontando il problema (molto complesso) del come attraverso l’utilizzo di linee sintetiche e contorni, si possa elaborare qualcosa di plastico, sfida progettuale interessante.

L’utilizzo dell’assonometria intuitiva agevola la descrizione, resta da capire su cosa si stia focalizzando il contenuto (messaggio visivo) di ricerca.

Schizzo ancora in definizione, al di la delle diverse tipologie di maschere da distanziamento sociale che paiono indicare nevrosi e patologie derivanti da questo, sfugge la definizione d’insieme di questo contenuto, queste maschere sono a disposizione di chi o di cosa? Sono indossabili? 

Anche nella seconda tavola, non è chiaro che tipo di ragionamento processuale si stia attivando, ci sono delle forme vegetali che si articolano nello spazio, ma non c’è nessuna indicazione o connotazione che lasci intendere come si articola o articolerà l’idea processuale.

Schizzo ben eseguito, plastico e con un pastello a olio nero, usare il bianco per qualche colpo di luce ne alimenterebbe la tridimensionalità.

Vero che si tratta di uno schizzo, ma è anche vero che il formato del foglio e dello schetch book in questo caso “impone”, l’articolazione dei diversi schizzi foglio su foglio.

Qual’è il focus di contenuto (significato) che si sta sviluppando:

L’idea che mentre qualcuno rispetta le regole, qualcun altro, anche in condizioni di criticità spaziali, le infrange continuamente, progettualmente si sta indagando come in spazi piccoli l’effetto collaterale del non rispetto delle regole, possa amplificare i contagi.

In questa tavola si continua ad applicare il mito di Narciso al tema di lavoro, e lo si configura rapito da se stesso in una mongolfiera, distanziato socialmente da tutto quello che può essere la relazione con gli altri.

Una visione urbana, che chiaramente rimanda al lockdown, non ci sono figure umane in movimento, non è una tavola di schizzi, sembra un appunto da sviluppare, cosa si muove per strada quando niente e nessuno si muove?

Interessanti schizzi nel test d’ingresso, torna l’immagine ricorrente della propria solitudine dinanzi al personal computer, tradotta anche in stanchezza fisica e spossatezza, interessante notare che d’istinto (con modalità e tratti linguistici differenti) questa sia l’immagine d’autorappresentazione di se stessi in tempo di DAD, quasi come si fosse inconsciamente nel periodo elaborato una segnaletica di massa per la propria diffusa condizione di studenti a distanza.

Interessante anche come l’esercizio delle rime si sia tradotto in immagine, l’assonanza delle parole in rime è stata tradotta in immagini legate che si riflettono.

Schizzi troppo ammassati, nessuna indicazioni su cosa si sta articolando concettualmente, gli schizzi muovono dalla volontà di presentare le proprie riflessioni di ricerca a chi a loro si relaziona, in questo caso c’è un magma, una condensa di segni e disegni che paiono togliere respiro l’uno all’altro, impedendo a chi legge le tavole di comprenderne la dinamica.

Presenti in laboratorio i lavori di Jimmy Rivoltella e Laura Saddi con l’hashtag #Socialdistancing:

Jimmy Rivoltella
Laura Saddi

 

 

 

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