#Socialdistancing: il virus della memoria

Interessantissimo modo di schizzare, come se all’interno di uno stesso impianto visivo, evolvesse una narrazione per immagine in cerca della migliore sintesi possibile per un tema complicato e articolato da mettere a fuoco in tutte le sue implicazioni come il distanziamento sociale.

Nelle prossime tavole si metteranno a fuoco tutti i particolari del lavoro da sviluppare.

Schizzo che non funziona per una serie di questione, intanto non è plastico, oscurare ambiente e volti, come si fosse al buio, appiattisce i volumi e non rende chiara la struttura volumetrica d’insieme che si sta studiando, i soggetti sono poi tutti ammassati e anche da questo punto di vista, oscurare tutto in chiave simbolica, non aiuta la lettura e la codifica dello schizzo, in questo caso ho chiesto di studiare ogni singola figura di questa tavola volumetricamente per superare il limite di una rappresentazione piatta.

In questo caso, si sta cercando di utilizzare dei meme in chiave di comunicazione relativa al distanziamento sociale, funziona l’uso della linea in chiave volumetrica, bisogna a questo punto lavorare su un tratteggio chiaroscurale per fare si che i meme possano essere percepiti tridimensionalemente.

In questo caso si sta lavorando su una costruzione spaziale e ambientale del distanziamento sociale (con il ricorrente tema della propria stanzetta), ma bisogna comprendere come rappresentare percettivamente una spazio graficamente, il segno comincia a funzionare.

Il segno in questo caso è plastico, serve strutturare meglio la grammatica delle immagini e studiare delle rappresentazioni di voltoche siano funzionali al contenuto degli schizzi proposti (come vi vedono gli altri e come mi vedo io distanziata socialmente dagli altri).

Funziona il segno, da strutturare la grammatica delle forme che si stanno gettando su carta.

 

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