#Socialdistancing: le distanze sono alleanze?

Buono il segno plastico, in questi schizzi non funzionano certe proporzioni da mettere progressivamente a fuoco, un errore comune (in ingresso) è quello di fare i volti senza fronte, o meglio con la massa dei capelli che pare crescere dalla fronte e poi elevarsi, piuttosto che dal cranio per poi cascare sulla fronte, niente d’irreparabile, questione di capacità d’osservazione di ciò che si vuole rappresentare.

 

Anche in questi schizzi interessanti, che ricordano il lavoro dell’artista Torinese Angelo Barile, quello che manca, nel rispetto di un’idea di proporzione del volto umano, è il volume dei capelli.

 

Questa esercitazione di schizzi, mira a mettere a fuoco in maniera seriale, le proporzioni di base del volto umano, in maniera tale che con il tempo si possa costruire il proprio volto in relazione al contenuto progettuale sul tema di lavoro e ricerca annuale.

Anche questa tavola di schizzi ricorda certi lavori pittorici di Angelo Barile, in questo caso i capelli sono un volume aggiunto al volume del volto.

 

Tavole di schizzi che ancora non sembrano avere messo a fuoco un contenuto di ricerca a partire dal quale strutturare un progetto, ho chiesto a chi ha presentato questa tre tavole di schizzi, di sintetizzare i diversi significati e le diverse suggestioni appuntate, in una visione d’insieme che possa essere narrativa sul tema del distanziamento sociale.

Presentazione d’ingresso, all’interno della propria stanza con personal computer, torna il significante iconico ricorrente sul distanziamento sociale, quasi un cartello stradale del momento che si sta vivendo e si è vissuti, immagine che è diventata quasi segnaletica per questa generazione di studenti che hanno vissuto prima il lockdown e poi il distanziamento sociale.

“Non ci possiamo toccare, perché il Covid ci possiamo passare.

Stai attenti e mantieni le distanze, creiamo grandi alleanze.

La mani ci dobbiamo igienizzare, l’amuchina abitudine deve diventare.”

 

“Con la mascherina che fatica, tutto il giorno senza vita.

Con le mani tutte rotte, con il gel e le nuove norme.

Che stress poi, tutto il giorno a brawl stars.”

Sempre da un test d’ingresso, il segno in questo caso, non ha sempre la stessa intensità plastica, interessante l’accostamento tra l’errore ortografico assemblamenti (sarebbe dovuto essere assembramenti) e le persona assembrate, quasi come ad accompagnare l’errore di senso grammaticale con l’errore di non rispettare le distanze di sicurezza.

 

Tavola di schizzi con un buon segno plastico, il peccato di questa tavola è dell’eccessiva vicinanza tra una suggestione grafica e l’altra, complicato comprendere il processo creativo e cognitivo di chi l’ha presentata, si consiglia per distanziare le diverse possibilità appuntate con schizzi grafici, l’utilizzo della scrittura per renderle fruibili a chi le osserva, non è semplice rendere chiara e fruibile una tavola di schizzi, fondamentale è distanziare i differenti schizzi.

L’immagine che con stili e linguaggi di genere vari, torna quotidianamente. quella dove si è chiusi nella propria stanza con il personal computer, quasi un’icona simbolo di una intera generazione di studenti a prescindere dalla propria cultura e territorio, dal momento che il lockdown prima e il distanziamento sociale ora, sono state esperienza condivise su scala globale.

Anche in questo caso, tavola di schizzi dove le idee  troppo l’una sull’altra e priva di qualsiasi indicazione grafica volta a chiarire il significato dei simboli che si stanno appuntando.

Un primissimo appunto da un test d’ingresso, qui la solitudine è rappresentata dalle immagini (pensieri) che accompagnano la protagonista socialmente distanziata, anche in questo caso bisognerebbe autoimporsi di trovare una sintesi dove delle realtà simboliche frammentate riescano a essere logicamente connesse.

Si gioca con la mitologia del drago, che piuttosto che essere sconfitto da un cavaliere o da un Santo (San Michele o San Giorgio), perisce o s’indebolisce sotto i colpi del Covid 19, nel linguaggio corrente “mi sento un drago” o “sei un drago”, sono un accreditamento di forza ed energia, mi pare che in questo caso il focus tematico di progetto sia stato centrato, adesso bisogna studiare l’immagine più vicina a illustrare e narrare il tempo presente e nel contempo ragionare sul come realizzarla socialmente distanziati.

Lavoro iconograficamente e iconologicamente immediato, è la seconda di tre proposte progettuali da sviluppare in relazione alla reperibilità di materiali smart che possano viaggiare con lo studente, dal momento che il distanziamento sociale in questo momento impedisce un laboratorio stanziale in comune per gli studenti.

Anche in questa tavola di schizzi pare non esserci sintesi, tanti simboli che si presentano tra di loro disconnessi, ma che relazionati tra di loro potrebbero aprire fronti interessanti di ragionamento sul tema di lavoro.

Test d’ingresso, in questo caso ci si autorappresenta dormendo, dentro la propria stanzetta, in questo caso non c’è il personal computer, ma il contenuto di fondo sembra essere sempre quello dell’impossibilità di fare altro se non vegetare nei metri quadri della propria stanza.

Test d’ingresso dove ci si auto ritrae di spalle, il protagonista ritratto diventa il proprio smartphone, che in questo momento della storia pare essersi appropriato della nostra identità arrivando a modificare il nostro linguaggio e i nostri comportamenti.

Interessante suggestione da sviluppare, sembra denunciare che il vero furto d’identità sia una cosa della quale siamo tutti consapevoli nel momento in cui consegniamo la nostra identità al Big Data del web.

“In ogni secolo avviene una disavventura,

ma è nel passato che ritroviamo la nostra cultura.

I nostri nonni la guerra hanno dovuto fare, quindi mettiti la mascherina,

e non ti lamentare.”

 

 

 

 

 

 

 

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