STOP ALL’ ARTE DEL GOSSIP

STOP ALL’ ARTE DEL GOSSIP

L’arte dalla quale ho sempre preso le distanze, da quando ero studente d’Accademia, è l’arte di cassetta, quella delle mostre “all inclusive”.
Sono Mostre uguali ad altre Mostre in città o luoghi differenti, valgono quanto un vestito di Zara o un Big Mac dal punto di vista culturale e artistico.
Tutta l’attenzione è sul Maestro noto e mediaticamente di maggiore impatto, tutti a guardare Caravaggio in tour piuttosto che nei luoghi dove ha lavorato e vissuto; tutti d’accordo su Van Gogh, Dal, Picasso, Warhol…
Tutti in fila come se si dovesse acquistare un iPhone per improbabili Mostre storiche che vanno “da ……a ……..”.
Insomma lo si voglia o meno, il sistema dell’arte pubblico e privato, in larghissima parte, in Italia, sembra trasmettere sempre lo stesso programma.
Gran parte delle mostre pubbliche sono fondate su logiche commerciali piuttosto che culturali, spesso diseducative dalla reale fruizione dei linguaggi e dei processi dell’arte nella loro dinamica interattiva.
Anche l’editoria specializzata sembra essersi fermata al “gossip” di cronaca, ci si inchina davanti al potere delle celebrità forti dell’estetica del proprio nome.
L’anomalia del collasso del “pubblico” nel sistema dell’arte Italiano è figlia di una fitta rete di editori, cooperative, associazioni, galleristi e mercanti che si muove nel territorio dei linguaggi dell’arte e della cultura sostenuta da palesi interessi speculativi.

“L’anomalia del collasso del “pubblico” nel sistema dell’arte Italiano è figlia di una fitta rete di editori, cooperative, associazioni, galleristi e mercanti che si muove nel territorio dei linguaggi dell’arte e della cultura sostenuta da palesi interessi speculativi.”

Questa rete d’interesse economico determina l’artista da imporre, il curatore che lo dve narrare, l’allestimento da progettare, in altre parole defenestra il “pubblico” utilizzando i suoi spazi, con mostre a pacchetto sovente importate, il grosso delle risorse lo si destina al marketing della comunicazione, che confonde le acque dei valori artistici e culturali della visione, si gonfiano di contenuti in questa maniera mostre inesistenti e lontanissime dai luoghi dove si rappresentano e vengono imposte.

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