Sul caso Cesare Battisti

Sul caso Cesare Battisti

– Premessa: non ho mai firmato appelli a favore di Cesare Battisti, per due motivi.

Primo, perché non ho alcuna simpatia per gli appelli.

Non ho mai capito perché uno scrittore o un filosofo dovrebbe saperne di più, su un caso giudiziario, di tanti comuni cittadini, e quindi mettere il suo nome in calce a un appello.

Il secondo motivo è che nella mobilitazione a favore di Battisti avvertivo un’aria fastidiosa di consorteria politico-letteraria, come se, insomma, tra i firmatari circolasse sommessamente l’idea: “In fondo è uno di noi, e quindi difendiamolo!”.

Se non fosse stato un autore di gialli, pubblicati da importanti case editrici, in Italia e all’estero, ma un qualsiasi imputato, la mobilitazione sarebbe stata la stessa? Ne dubito.
Detto questo, la richiesta di scuse, che gran parte della stampa e del mondo politico esige dai firmatari, ora che Battisti ha confessato gli omicidi, mi sembra quanto di più ipocrita si possa immaginare.

Se uno aveva firmato in buona fede, perché dovrebbe scusarsi?

La giustizia italiana non sarà certo quel sistema punitivo medievale che alcuni, come Battisti, hanno denunciato, ma non è nemmeno garantista. Al tempo della lotta armata, le cosiddette leggi speciali hanno sepolto nelle prigioni speciali, per anni se non per decenni, tanta gente, colpevole di reati associativi.

Per quanto riguarda Battisti, persino Vittorio Feltri (!) ha sostenuto che le prove a suo carico gli sembravano dubbie.

Qualcuno chiederà anche le sue scuse?
Per avere un’idea dell’aria malsana che spira su questa vicenda si può leggere un articolo del magistrato Carlo Nordio pubblicato da “Il messaggero”, in cui ovviamente al centro del mirino ci sono i cattivi maestri: “Generalmente i vertici non si sporcano le mani, e né Hitler né i suoi sgherri di Norimberga avevano mai gassato un ebreo o fucilato mamma e bambino: lo avevano semplicemente ordinato. Ora sappiamo che anche Battisti ha premuto il grilletto. (“Cattivi maestri spiazzati dai killer”(https://www.ilmessaggero.it/…/editoriali_carlo_nordio-43854…). Paragonando, anche se indirettamente, Battisti e i suoi cattivi maestri a Hitler, il discorso si chiude. I

l re confesso non è più un vecchio che ha di fronte a sé decenni di carcere, ma un dèmone da segregare per sempre.

D’altronde, non mi risulta che questi magistrati conservatori abbiano stigmatizzato l’indegna sceneggiata di Salvini e Bonafede all’arrivo di Battisti in Italia.

Se questa è la difesa della giustizia italiana, ci sarà sempre qualcuno che la metterà in discussione, a torto o ragione, con o senza scuse.

Alessandro Dal Lago

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