Sulla laurea e sull’inglese che mancano ai grillini

Sulla laurea e sull’inglese che mancano ai grillini, e non solo a loro –

Nel mio ultimo post ironizzavo sull’ennesimo esempio di doppiezza, o doppiopesismo, dei grillini.

Esigono dai loro candidati alle europee qualcosa che manca visibilmente al loro capo politico Di Maio, una laurea e la conoscenza di un inglese decente.

Il mio amico Guido Panico mi fa gentilmente notare che in questo caso avrei missed the point (a beneficio di Di Maio, se mai leggerà questo post, significa che avrei “preso una cantonata”).

Infatti, tanti leader del passato, anche di spessore, come Di Vittorio, non erano laureati.

Questa obiezione, però, non mi convince.

Per cominciare quelli di Di Vittorio erano altri tempi.

E poi il suo partito, il Pci, ha sempre esibito fior di intellettuali, con o senza laurea, a partire dal poliglotta Gramsci, che si può considerare uno dei maggiori pensatori del XX secolo.

Nel caso di personaggi come Di Maio (e Salvini) la mancanza di una laurea (e aggiungo di qualsiasi competenza professionale, a parte – nel caso di Salvini – quella politica) significa semplicemente una cosa: che si tratta, sin dall’inizio della loro vita adulta, di “professionisti della politica”, a onta della loro campagna contro i “parassiti politici”.

Inoltre, il nullo o cattivo inglese impedisce loro di essere presi sul serio in qualsiasi incontro informale con altri leader europei.

Se a questo aggiungiamo la figura penosa di Conte che, oltre a un pessimo accento inglese, esibisce un curriculum inventato, cominciamo a capire perché l’Italia non è troppo presa sul serio nei consessi internazionali.

A questo proposito, l’arringa in italiano di Verhofstadt contro Conte era doppiamente beffarda perché era come dire al nostro presidente del consiglio: ”Non solo sei un burattino dei due vice-ministri (non laureati, tra l’altro), ma te lo dico nella tua lingua, così mi capisci meglio, e non c’è traduzione ufficiale che possa sminuire o addolcire quello che ti sto dicendo”.

E’ vero che la laurea e l’inglese sono competenze che non sostituiscono il talento, e quindi non sufficienti a un politico.

Ma sono necessarie, e comunque sono un indice di minima consonanza con le logiche del nostro tempo.

Qualcosa di cui i fuoricorso che affollano la maggioranza giallo-verde, nonostante la loro passione per il web, sembrano drammaticamente privi.

Alessandro Dal Lago
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