Sustainable Happiness

Sustainable Happiness e il quartiere di Sant’Elia

Ho avuto modo di conoscere il lavoro dell’Associazione culturale Sustainable Happiness durante i festival Alig’art, in particolare nell’edizione 2014 che ho potuto seguire con maggiore attenzione rispetto alle precedenti. In quell’occasione sono venuta a conoscenza di diversi progetti dell’associazione che riguardano l’uso dell’arte per affrontare problematiche sociali e ambientali riguardanti Cagliari e il suo territorio.
Sustainable Happiness è attiva dal 2010 a Cagliari nel campo della sostenibilità realizzando progetti atti a stimolare stili di vita alternativi capaci di assicurare benessere e qualità del vivere. Ciò si concretizza in azioni mirate che interessano sia il versante ambientale sia quello sociale e culturale.
Durante il festival Alig’Art 2014, tenutosi al Lazzaretto di Sant’Elia di Cagliari, questi temi sono stati affrontati attraverso diversi interventi, dibattiti e una mostra interamente basata sul riciclo. Inoltre sono partite le tre residenza d’artista di Alessandro Toscano, Daniele Pario Perra e Mary Zigouri focalizzate sull’energia naturale, vitale e creativa della città di Cagliari.
Una di queste residenze, quella di Daniele Pario Perra, ha avuto come luogo d’azione Sant’Elia, quartiere di periferia da sempre abbandonato e disagiato a cui, negli ultimi anni, si sta dando molta attenzione con progetti di bonifica e tentativi di dialogo con gli abitanti.
Il progetto di Sustainable Happiness mi è parso da subito molto interessante: l’arte che interviene sul sociale aprendo strade di riqualificazione di zone disagiate della città. Il risultato delle residenze è stato presentato di recente ancora al Lazzaretto di Sant’Elia. In quest’occasione ci sono stati dei rinnovati contatti con gli abitanti che hanno dimostrato apertura e dialogo.
Ne ho voluto parlare con Simona Pinna, esperta in politiche d’intervento socio-educative del collettivo femminile Sustainable Happiness.

Come mai questo interesse proprio per il quartiere di Sant’Elia?

Sant’Elia perché il nostro obiettivo più grande è quello di coinvolgere tutti verso le tematiche che portiamo avanti, ma soprattutto vogliamo creare un ribaltamento di quelle che sono state per troppo tempo le credenze e i pregiudizi nell’immaginario collettivo cittadino. Per troppo tempo gli abitanti del quartiere hanno vissuto in una condizione dove a predominare è stata la mancanza del confronto con il resto della città, creando un divario socio culturale importante nonché il radicamento di idee che hanno impoverito la visione creativa dello sviluppo sia per se stessi e per la collettività, sia per gli spazi comuni.
Così abbiamo deciso di riportare, attraverso la pratica artistica, la creatività al centro di ogni processo ponendola proprio come strumento di allenamento per trovare soluzioni. Insomma creare una vera e propria palestra della creatività per sviluppare capacità di problem solving nei cittadini.
Un altro importante motivo da considerare è che l’associazione è costituita da nove donne alle quali piacciono le belle sfide. E questa lo è stata sin dall’inizio.

Sustainable Happiness
Abbiamo deciso di riportare, attraverso la pratica artistica, la creatività al centro di ogni processo ponendola proprio come strumento di allenamento per trovare soluzioni. Insomma creare una vera e propria palestra della creatività per sviluppare capacità di problem solving nei cittadini.

Fra i diversi progetti su Sant’Elia, la residenza di Daniele Pario Perra ha coinvolto gli abitanti proponendo e suggerendo anche idee imprenditoriali per valorizzare il quartiere e le persone che lo abitano. Ce ne vuoi parlare?

La residenza artistica nasce da un format già sperimento in altri luoghi dal designer relazionale Daniele Pario Perra e rimodulato e contestualizzato dalla collaborazione fra l’artista e Susanna Tornesello per il quartiere di Sant’Elia. La residenza aveva l’obiettivo di riportare al centro di ogni cambiamento e progettazione la relazione fra le persone; in questo caso fra abitanti di una stessa città che non erano mai, o quasi, entrati in contatto fra loro e devo dire che è stato un grandissimo successo.
L’obiettivo della residenza era certamente quello di creare una visione del quartiere e stimolare il cambiamento anche attraverso progetti di piccola imprenditorialità ma partendo dal confronto e dalla relazione fra gli individui: fra chi abita e conosce il quartiere e gli altri cittadini.
Fra le cose più interessanti che sono emerse dai primi momenti c’è la reciprocità di atteggiamenti e comportamenti pregiudizievoli e di estrema diffidenza che l’artista creativamente è riuscito a trasformare in desiderio di conoscenza e di collaborazione. Non solo, durante la residenza si sono riconosciute le proprie competenze e abilità nonché i propri limiti. È proprio il riconoscimento di questi ultimi che ha spinto a cercare chi poteva aiutare, creando così il gruppo nel vero senso della parola: oltre ogni diffidenza nel riconoscimento delle abilità altrui.

Sustainable Happiness
L’obiettivo della residenza era certamente quello di creare una visione del quartiere e stimolare il cambiamento anche attraverso progetti di piccola imprenditorialità ma partendo dal confronto e dalla relazione fra gli individui: fra chi abita e conosce il quartiere e gli altri cittadini.

Durante la mostra finale, in cui sono stati esposti i risultati delle residenze d’artista, c’è stata un’ulteriore collaborazione con la Cooperativa Sant’Elia che gestisce il Lazzaretto.

Durante l’edizione del festival a settembre la cooperativa Sant’Elia, che gestisce appunto il centro culturale, ci ha proposto di continuare a collaborare. Ma la cosa più gratificante e importante è che ci è stato detto che la cooperativa aveva ritrovato la voglia di rimettersi in gioco e di esser propositiva dopo anni di demotivazione e scarso interesse. Come Sustainable Happiness siamo felici di essere state parte di questo cambiamento.
Per le residenze d’artista infatti si è creata una sinergia fra la cooperativa Sant’Elia, Sustainble Happiness, Punto a Capo onlus che si occupa di minori a rischio e Mazzamurru che è proseguita fino all’edizione 2015 di Monumenti Aperti e che proseguirà in futuro.

Sustainable Happiness
Ma la cosa più gratificante e importante è che ci è stato detto che la cooperativa aveva ritrovato la voglia di rimettersi in gioco e di esser propositiva dopo anni di demotivazione e scarso interesse.

L’arte si pone dunque come strumento sociale di dialogo?

Assolutamente sì. Anzi per noi è il canale privilegiato che ci ha permesso di raggiungere più persone possibili, e allo stesso tempo veicolare informazioni e attivare consapevolezza. Insomma una nuova strategia verso una vita sostenibile e felice.

Sustainable Happiness
L’arte come strategia verso una vita sostenibile e felice.

Quali sono stati i risultati ottenuti e quali i prossimi obiettivi? Ci sono altre idee nell’aria?

Il nostro più grande risultato è aver creato una vera rete di collaborazione coinvolgendo, come in questo caso, realtà difficili. Il nostro obiettivo più prossimo è trovare nuove sfide e avvicinare alla pratica artistica/creativa gli adolescenti più a rischio del quartiere Sant’Elia potrebbe esser una di queste.

Sustainable Happiness
Il nostro obiettivo più prossimo è trovare nuove sfide e avvicinare alla pratica artistica/creativa gli adolescenti più a rischio del quartiere Sant’Elia potrebbe esser una di queste.

Ci vuoi anticipare qualcosa sul prossimo festival Alig’Art?

È sicuramente prematuro ma in ogni caso niente anticipazioni. Non vogliamo rovinare le sorprese.

Barbara Picci

Credits foto: Laura Farneti (Behance | Facebook) per Sustainable Happiness.

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